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27 dicembre 2011

Neotropical ichthyology, 9 (4)



Nuovo numero della rivista interamente dedicata all'ittiofauna sudamericana. Trovate tutti gli articoli, che sono liberamente consultabili, QUI. Davvero un bel regalo di fine anno visto la varietà degli articoli presentati. Una scorsa veloce che la roba è davvero tanta.

Per la parte tassonomica:

 - Due nuove specie di Microglanis
 - Tre nuove specie di Parodon con revisione del genere
 - Chrysobrycon eliasi
 - Labiasina yepezi 
 - Due nuove specie di Impafinis


Per la biologia riproduttiva e dello sviluppo:

 - Reproductive characteristics and the weight-length relationship in Anableps anableps (Linnaeus, 1758) (Cyprinodontiformes: Anablepidae) from the Amazon Estuary

 - Reproductive biology of the flatfish Etropus crossotus (Pleuronectiformes: Paralichthyidae) in the Paranaguá Estuarine Complex, Paraná State, subtropical region of Brazil

 - Distribution and reproductive biology of the Electric ray Discopyge tschudii Heckel, 1846 in San Matías Gulf, Northern Patagonia, Argentina

 - Seasonal changes in the gonadossomatic index, allometric condition factor and sex ratio of an auchenipterid catfish from eastern Amazonia

 - Age, growth, and reproductive aspects of the dusky grouper Mycteroperca marginata (Actinopterygii: Epinephelidae) in a man-made rocky habitat in southern Brazil

 - The effect of rearing temperature in larval development of pejerrey, Odontesthes bonariensis - Morphological indicators of development

 - Sperm ultrastructure in three different families of weakly electric fishes (Teleostei: Gymnotiformes)


Per l'etologia:

 - Mixed-species schooling behavior and protective mimicry involving coral reef fish from the genus Haemulon (Haemulidae)

 - Feeding and social behavior of the piabanha, Brycon devillei (Castelnau, 1855) (Characidae: Bryconinae) in the wild, with a note on following behavior


Per la fisiologia:

 - Plasma ion levels of freshwater and marine/estuarine teleosts from Southern Brazil

 - Mercury bioaccumulation in fish of commercial importance from different trophic categories in an Amazon floodplain lake

 - Sound production and pectoral spine locking in a Neotropical catfish (Iheringichthys labrosus, Pimelodidae)


Per l'ecologia:

 - Differentiating cave Aspidoras catfish from a karst area of Central Brazil, upper rio Tocantins basin (Siluriformes: Callichthyidae)

 - Spatial patterns of zooplanktivore Chirostoma species (Atherinopsidae) during water-level fluctuation in the shallow tropical Lake Chapala, Mexico: seasonal and interannual analysis

 - Diet and food consumption of the pearl cichlid Geophagus brasiliensis (Teleostei: Cichlidae): relationships with gender and sexual maturity

 - Dynamics of fish assemblages on a continuous rocky reef and adjacent unconsolidated habitats at Fernando de Noronha Archipelago, tropical western Atlantic

 - Ichthyoplankton of Arvoredo Biological Marine Reserve


Lascio per ultimi due articoli. Uno sulla biologia della conservazione:

 - Growing, losing or introducing? Cage aquaculture as a vector for the introduction of non-native fish in Furnas Reservoir, Minas Gerais, Brazil


E un altro, interessantissimo, sull'utilizzo di sale e zeolite per la spedizione dei pesci ornamentali:

 - Use of sodium chloride and zeolite during shipment of Ancistrus triradiatus under high temperature


Ovviamente ogni articolo, o quasi, meriterebbe un breve post di approfondimento. Ma il tempo non c'è (volontari?) e quindi per ora continuo cosi.

Buona lettura e buone feste





19 dicembre 2011

Vertebrate zoology, 61 (3)

By Jeffdelonge (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons
Nuovo numero della rivista ad accesso libero Vertebrate Zoology.

Le cose che riguardano i pesci sono queste:






Lascio per ultima una nuova specie di pesce coltello:


I pesci coltello sono un bel giocattolo adattativo in quanto la forma e totalmente plasmata dalla funzione, un ex-attamento al contrario che, mi gira bene va', chiamerò de-attamento (magari divento famoso per queste stupidaggini, che ne sapete). 

Schiocchezze a parte, segnalo queste riviste open access, perché, come giustamente mi faceva notare un ricercatore un paio di mesi fa, questo tipo di pubblicazioni (altresì serie e peer reviewed) vivono in virtù dei download che vengono effettuati in rete, pena chiusura delle stesse.

Buona lettura.


07 luglio 2010

Nuovi mostri


Dopo il Danio rerio e l'Oryzias latipes ora tocca ai ciclidi Pterophyllum scalare e Amatitlania nigrofasciata. Sotto ci sono i video che circolano su youtube e QUI la notizia. Non sono contrario a questo tipo di  intervento sia chiaro; il significato scientifico della manipolazione genomica  è forte e i campi di applicazione nella ricerca, pura e applicata, molto vasti.  La commercializzazione dei pesci fluorescenti per il mercato hobbistico è stato, inizialmente, uno sbocco contingente molto redditizio (e comunque nei paesi UE questi pesci, lo ricordo, sono vietati), quindi il fatto che la cosa stia prendendo piede non sorprende affatto.

Ribadisco il concetto che vado però ripetendo da tempo: meno acquariofilia e più biologia. Perché, e ve lo assicuro, è più stupefacente comprendere come cambia colore normalmente un pesce che avere questi mostri in vasca.

Nel prossimo post spero di rendere meglio l'idea.


25 maggio 2010

Ciclidi indiani e pesci con il collo

Il canale YouTube di Heiko è incredibile.
Fateci un giro.


27 dicembre 2009

Comunicare

Qualche post addietro ho cercato, tra il serio e il faceto, di illustrare come i pesci, in  quel caso ciclidi dell'africa centro-occidentale, possono comunicare tra di loro e di come sia facilmente osservabile tutto questo in una vasca spartana.
I cambiamenti di colore repentini producono informazioni veicolate visivamente e dirette a consepecifici, prole o predatori. L'appassionato attento, con un poco di esperienza, riconosce i segnali; capisce se c'è stress, paura, voglia di riprodursi o se, da qualche parte, c'è un nuvola di avannotti occultata da una madre premurosa. Le nostre osservazioni domestiche però peccano di accuratezza e precisione e allora ci viene in soccorso la scienza che ci aiuta decodificare quelle macchie nere che tanto in fretta appaiono e scompaiono sul corpo dei nostri pesci.
Purtroppo i lavori sui pesci d'acqua dolce non sono moltissimi e quelli che vengono pubblicati meritano ogni attenzione del caso. 

In un interessantissimo articolo apparso sull'ultimo numero di Neotropical Ichthyology viene presa in esame Apistogramma hippolyte Kullander, 1982.

A. hippolyte è una specie afferente all' A. steindachneri complex. La sua distribuzione naturale vede interessati i bacini del rio Negro, rio Solimoes, rio Branco, rio Tefè e lago Manacapurù. Predilige biotopi a lettiera nelle calme zone di ripa. Tipico abitante di acque nere è possibile trovarlo in acqua tenere (<50 uS/cm) e molto acide (pH 4.0-5.5). Secondo Romer non è una specie particolarmente gregaria (ricordo che di alcune specie di Apistogramma e possibile trovare aggregazione di migliaia di individui per metro quadro!).


tratti distintivi in A. hippolyte
Basato su Baerends & Baerends van-Roon (1950) and Römer (2001). 
Disegno di D. B. Lima-Silva.


Lo scopo degli autori era quello di verificare i cambiamenti di pattern associati ai diversi contesti comportamentali.
Nello studio, durato 5 mesi, sono stati impiegati più di mille esemplari posti in un laghetto semiartificiale nei pressi di una stazione di ricerca ittiologica, su di un affluente del Rio Negro, non molto distante da Manaus. Il laghetto, 40x14x0,5 m; 280.000 litri), ricreva le condizioni ecologiche presenti nei biotopi di elezione della specie.

I risultati delle osservazioni hanno prodotto 5 pattern fondamentali + 1 (pattern giallo-nero tipico delle femmine delle specie appartenti al genere Apistogramma).



a-b = “plain”;



 c-d = “stripe-spot”; 



e-f = “painted-face”; 


g= “barred”; 
h = “shining”; 


i-j = femmina in cure parentali





Foto (b), (d), and (h) by J. Zuanon; (f)modified from Römer (2001);
and (j) by F. Mendonça. 
Disegni di D. B. Lima-Silva.

"Plain" (Fig. A-B): è la colorazione più frequente, tipica del foraggiamento. I pesci sono tranquilli e "pascolano" placidamente sulla lettiera. La colororazione tenue e l'assenza di macchie e bande nere permette agli esemplari che l'adottano di confondersi cripticamente col substrato.

"Striped-Spot" (Fig C-D): viene adottata in situazioni di stress improvviso (paura), come un movimento improvviso o per la presenza di un predatore;
Nei maschi è l'habitus della fuga, nelle femmine quello della sottomissione.

"Painted-Face" (Fig E-F): osservabile nei grossi maschi dominanti, immediatamente prima di un'aggressione, intra o inter specifica, e nelle femmine in modalità iperaggressiva (con prole al seguito).
La frequenza non è alta nell'esperimento svolto in Brasile, ma è bene notare come, secondo Romer, questo sia uno dei pattern più diffusi in cattività.
E' probabile che lo spazio ridotto delle vasche in cui mettiamo i nostri pesci aumenti la frequenza di comportamenti spiccatamente aggressivi.

"Barred" e "Shining" (Fig. G-H): pattern tipici dei comportamenti riproduttivi. Parate tra maschi, corteggiamento. Si mettono in risalto maggiormente i colori.

"Pattern riproduttivo femminile" (Fig. I-J): tipico ed esclusivo delle femmine, in presenza di uova deposte o di piccoli. Il colore di fondo, giallo brillante, evidenzia il nero inenso di macchie e bande che indicano attegiamento aggressivo nei confronti dei maschi. Le macchie nere sulle pinne pelviche servono invece per la comunicazioni con gli avannotti sul substrato.

Qui trovate tutte le frequenze relative all'espressione dei pattern nei diversi contesti comportamentali:



I ricercatori hanno evidenziato, inoltre, la rapidità con cui questi pattern si avvicendano sul corpo dei pesci. Un maschio dominante può passare dal "pointed face" per scacciare un intruso dal proprio territorio al "plain", una volta tornato in possesso della propria zona, in meno di 20 secondi. Questo è reso possibile dalla natura neurocrina nel controllo dei cromatofori e dalla posizione superficiale dei cromatofori stessi nell'epidermide.

La vastità dell'argomento, ancora poco sviluppato dai ricercatori, e le discrepanze che ci possono essere tra quello che avviene in natura e quello che vediamo nelle nostre vasche (ma qui basterebbe metterli in condizioni più idonee per ridurle al minimo), offrono possibilità pressoché infinite .
Non parlano, è vero, ma comunicano...non è poi cosi banale.






Raoni Rosa Rodrigues, Lucélia Nobre Carvalho, Jansen Zuanon & Kleber Del-Claro. Color changing and behavioral context in the Amazonian Dwarf Cichlid Apistogramma hippolytae (Perciformes) Neotropical Ichthyology, 7(4):641-646, 2009


Römer, U. 2001. Baensch/Mergus Cichlid Atlas. Berlin, Mergus
  Publisher, 1310p.

28 settembre 2009

Followers




Per gli appassionati di ciclidi africani sono cose familiari. Specie che ne seguono altre per risparmiare energia nella ricerca del cibo. Ne avevo gia parlato qui.
Altri due annotazioni in situ molto suggestive le trovate sull'ultimo numero di Neotropical Ichthyology. Qui trovate gli articoli. Vi consiglio di dare uno sguardo a tutti gli articoli presenti su quest'ultimo numero. Tutti, davvero, molto interessanti.

Gli articoli sui followers sono questi due:

-The more stirring the better: cichlid fishes associate with foraging potamotrygonid rays

-Feeding behavior and follower fishes of Myrichthys ocellatus in the western Atlantic




28 dicembre 2008

Natale in casa subocellatus


Le larve si vedono appena. Il fatto che siano criptiche per natura non aiuta la mie scarsa attrezzatura e le mie ancor più scarse doti fotografiche. A scanso di equivoci le ho cerchiate.




Le larve hanno ancora parecchio vitello nel sacco quindi si muovono poco e non si alimentano. La madre li ha portati fuori dal sito di deposizione, sotto una radice di torbiera, portandoli allo scoperto. Di solito la nidiata non ancora metamorfosata viene si spostata, ma in luoghi più tranquilli e riparati. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che questa è la prima riproduzione e che la vasca è relativamente tranquilla.

Metto anche un paio di video. Il maschio è un pò acciaccato per la solita indolenza che i maschi del genere mostrano nei confronti delle cure parentali. Le femmine di solito non gradiscono e con le cattive li rimettono in riga. Ma i rapporti di coppia sono sempre parecchio strani. Come ho detto ci tornarò con più calma appena avrò un pò di tempo.





Aprofitto per fare gli auguri a tutti. Anche se Natale è passato sono ancora in tempo per l'anno nuovo.
E come salutava qualcuno...

Best Fishes

12 dicembre 2008

Pelvicachromis subocellatus

In attesa dei gobidini, attesa che per inciso potrebbe durare ancora a lungo, e spinto dalla passione di un altro socio AIC di Roma, sono tornato ad un altro vecchio pallino. I ciclidi dell'africa occidentale.



Questi dovrebbero essere dei P. subocellatus "matadi". Il condizionale è d'obbligo. La biologia dei P. subocellatus in natura è praticamente sconosciuta e se a questo sommiamo i soliti problemi che affliggono i pesci riprodotti (selezioni volontarie e non, colli di bottiglia e ibridazioni tra popolazini intraspecifiche), la convinzione di avere un fenotipo "puro" è assolutamente velleitaria; per amore di discussione li chiamerò, quindi, solo con il binomio, questo almeno è sicuro, e senza orpelli biogeografici.

Ma al di là dei soliti dubbi geotassonomici la cosa più interessante dei Pelvicachromis è il paradosso ecologico-riproduttivo che si portano dietro. Il paradosso proviene: dal dicromatismo inverso, dal fatto che i maschi di alcune specie di Pelvicachromis possono haremizzare con maschi satelliti e dalla evidente asimmetria nelle cure parentali. La questione è diffusa in tutta la tribù dei chromidotilapini (il taxon ora sappiamo essere monofiletico) e in pocchissimi altri taxa di ciclidi (al volo mi vengono in mente solo alcune Crenicichla, che però vivono in un altro continente!).

Ok, l'argomento merita più spazio quindi mi fermo qui e riprendo la questione tra qualche giorno.

14 maggio 2008

Si prega di allacciare le cinture, stiamo ancora evolvendo!

Siamo seduti come nani sulle spalle dei giganti. Fatto incontrovertibile.
Più difficile è valutare qualitativamente il contributo che ogni ricercatore regala alle generazioni successive e alla propria.
Nel mondo dei ciclidi il nome di George W. Barlow spicca sulla moltitudine e la valutazione, purtroppo postuma, non lascia spazio a dubbio alcuno. Barlow è stato pioniere, ricercatore di talento e grandissimo divulgatore. Gigante appunto.

Nel suo libro più bello "The cichlid fishes: nature's grand experiment in evolution" non si libra nei virtuosismi della biologia teorica che ci piacciono tanto. I ciclidi sono, de facto, un virtuosismo vivente.


"The cichlid fishes are a natural treasure, a priceless gift to Darwinists...The cichlid fishes are almost too good to be true, and nobody is better qualified to show them to us than George Barlow. But he does more than tell us about his beloved fishes. He makes his fishes tell us about ourselves."
Richard Dawkins




Grazie alla lungimiranza di alcune persone il libro è stato tradotto (benissimo tra le altre cose), in italiano. Ogni amante della natura dovrebbe averne una copia nella propria libreria.


Ad un pilastro come Barlow non poteva mancare una dedica tassonomica di livello. La dedica è arrivata e non poteva essere migliore.
Ingo Hahn e Uwe Romer gli hanno dedicato la più incredibile specie di Apistogramma mai scoperta: Apistogramma barlowi.
Ma andiamo con ordine.

Nel '99 si viene a sapere dell'esistenza di un Apistogramma incubatore orale proveniente dal Perù. Viene commercializzato come A. "breitbenden"/ "breastband" o "maulbrtuer" / "mouthbrooder". Clamore inverosimile. Tutti gli apisto depongono su substrato. Diverse strategie riproduttive è vero, poligamia in tutte le salse, monogamia, rapimento dei piccoli ecc., ma tutte le specie conosciute fino ad allora, descritte e non, deponevano su substrato.
Nelle stesse località di cattura si presumeva l'esistenza di un altra popolazione conservatrice che sembrava essere una specie davvero molto affine. Una incuba l'altra depone. Sembrava tutto molto coerente.




Ulteriore passo indietro. L'areale di distribuzione di A. barlowi interessa il Perù settentrionale; nelle acqua chiare del Rio Ampiyacu è sita la località tipo . Ora, la caratteristica dei corpi idrici sub-andini è l'estrema variabilità delle condizioni ecologiche anche nel breve periodo. La parola d'ordine è plasticità.
Quando aumenta la velocità dell'acqua c'è poco da stare allegri se il tuo investimento parentale più grande, le uova, sono state deposte sulla sabbia o peggio ancora su di una foglia secca. La covata rischia di essere spazzata via con tutta la tua sudatissima fitness. Teniamolo a mente.

Come tutte le specie del cacatuoides complex, A. barlowi si ritrova un gran bel capoccione una bocca enorma e labbroni non indifferenti. La prima regola dell'adattamento rapido è: usa quello che hai che per fare altre strutture c'è sempre tempo (sempre che la selezione naturale non ti spazzi via). Detto fatto. Le femmine portano in bocca le uova, le larve e i piccoli per lungo tempo. Anche i maschi qualche volta lo fanno (ma non ci sono molti dati a riguardo). La cosa bella è che, anche in condizioni sperimentali, la frequenza di femmine che incubano le uova in bocca aumenta moltissimo in condizioni di forte corrente dell'acqua e con sabbia come substrato. Plasticità dicevamo.
Plasticità perché questa specie si produce in questa particolare strategia solo in maniera facoltativa. Le due popolazioni che si presumevano essere due specie affini si sono rivelate essere lo stesso A. barlowi che semplicemente stava saggiando un paio di soluzioni eto-ecologiche.

Appare subito evidente il vantaggio adattativo e la possibilità concreta che questo tipo di soluzione possa diventare in breve tempo una strategia evolutivamente stabile.

In realtà a George Barlow era già stata dedicata una specie. Metriaclima barlowi.
Questa volta però il tributo sembra molto più azzeccato. A. barlowi è, a tutti gli effetti, un grande esperimento dell'evoluzione...ancora in corso.


Ultimissima segnalazione.
E' stato descritto anche un Dicrossus. La specie non descritta meno conosciuta in assoluto tra l'altro. Il nome commerciale era Dicrossus sp. "obenschwert". Il nome tecnico è ora D. gladicauda (gladius=spada; cauda=coda)
Purtroppo non trovo una foto da mettere nel post e in Italia non si è mai visto. Però per darvi un idea è molto simile al D. filametosus solo che la caudale non è a lira in quanto mancano i prolungamenti del lobo ventrale della caudale. Sembra la coda di un portaspada al contrario.
Il nostro amico vive in Colombia (rio Atabapo), acque nere (pH 4,4; 10 µS/cm), come in D. filamentosus la specie è poliginica ma il maschio non haremizza, vive in acqua basse e vicino alla riva tra il letto di foglie o la vegetazione di ripa semisommersa.
Se riesco a trovare una foto decente faccio il confronto con le altre 4 specie. Per ora infatti siamo a quota cinque:

D. filamentosus
D. maculatus
D. gladicauda
D. sp. "Tapajos"
S. sp. "Rio Negro"




04 maggio 2008

Nani e Nerd (messa cosi suona male però)

Ho una bella mezz'ora libera per scrivere sul blog. Non vedevo l'ora.
Niente aggiornamenti sulle vasche domestiche però. Segnalo un paio di cose e ci faccio scappare giusto giusto un paio di riflessioni.

Chi segue la mailing list dedicata ai ciclidi nani già lo sa. Lo dico anche qui per quelli che non sono iscritti alla ML.
Il buon Lorenzo Bardotti ci ha dato dentro è ha creato davvero un gran bel sito interamente dedicato ai Ciclidi Nani . Al momento si possono già leggere diversi articoli presi dai siti di due che con i nanetti ci sanno fare (Massi e Biggia). Il tocco di Graziano (Playfish, che trovate nella barra dei link, è opera sua), completa un opera davvero interessante.
Come spiega Lorenzo nell'intro del sito una realtà del genere in Italia non esisteva. Aggiungo che il livello con cui si parla di ciclidi in generale (a parte un paio di forum come quello di AIC e quello di Cichlidpower) è scandalosamente basso e di solito si migra sui forum americani o asiatici.
Lo so che Lorenzo non ama molto i forum (lo capisco perché anche io come lui sono nato e cresciuto sul NewsGroup), ma credo che quella particolare diramazione del sito possa trovare davvero una dimensione adeguata.

Sotto un interesse superficiale squisitamente hobbistico i ciclidini sono davvero una fonte inesauribile di speculazioni teoriche. Insomma dove è possibile trovare, grandi laghi esclusi, una radiazione come quella mostrata dal genere Apistogramma? E gli adattamenti alla acque iperacide delle molte specie che abitano il Rio Negro? Senza parlare dell'estrema complessità delle cure paranteli , del mate choice e dei più variegati comportamenti sociali.
Insomma, sotto il termine ciclide nano, che dice tutto e niente, c'è molto di più. Credo davvero che valga la pena pensarli come incredibili esperimenti eco-evolutivi di madre natura che non come piccoli ciclidi adatti a nanovasche come molti si ostinano a pensare.
Conoscendo Lorenzo e il suo "team" credo che le cose possano farsi davvero interessanti!

Sostanzialemte sono un nerd.
Non so come altro potrei definire un appassionato della branca meno apprezzata della biologia.
Uno che al primo anno all'università si scaricò tutto il codice dell'ICZN invece che fare gli esercizietti di stechiometria come tutti le persone normali; o che, tra un quadrato di Punnet e un test del chi-quadrato, sfogliava avidamente le notizie in breve de Le Scienze per vedere se c'era qualcosa di nuovo sul fantomatico citocromo mitocondriale di salcazzo animale sperduto per l'africa. Vi/mi risaparmio l'estasi per le chiavi dicotomiche o l'ebrezza data da caratteri diagnostici in chiave meristica. Tutto sommato un pò di pudore dovrei ancora averlo.
Sto parlando della tassonomia se non si era capito.
Più che altro croce, e molto poco delizia, di qualsiasi zoologo/botanico che si rispetti. Ovviamente parlo della tassonomia sensu stricto senza l'accompagnamento della sistematica che di solito rende il tutto più dignitoso.
Per carità trovo illuminante collocare parentele, descrivere relazioni e "disegnare" cladi, alberi e arbusti. Ma credo che senza un valido strumento tassonomico la sistematica si ridurrebbe e mero esercizio di stile.
Il più grande difetto della tassonomia, anzi non il più grande, diciamo il secondo in ordine d'importanza, è che non si è evoluta molto. E' una scienza che si è parecchio conservata nel tempo più per mancanza di strumenti davvero rivoluzionari che per volontà specifica degli addetti ai lavori. La biologia molecolare aveva dato grandi speranze ma il contributo maggiore è stato a beneficio della sorella più bella e formosa (sistematica) lasciando a bocca quasi asciutta la racchia occhialuta (tassonomia).
Mi fermo qui perché la mezz'ora è agli sgoccioli e rischio di non arrivare al punto.
Punto che vede il bravo nerd che rovista sulla sezione di un forum asiatico e si trova linkato un titolo del genere: Assessment of traditional versus geometric morphometrics for discriminating populations of the Tropheus moorii species complex (Teleostei: Cichlidae),a Lake Tanganyika model for allopatric speciation*.
Sulla morfometria geometrica qualcosa avevo già letto ma quest'articolo a momenti mi fa cadere dalla sedia. Per due motivi.
Il primo è che i Tropheus è un genere che ha dell'incredibile (6 specie nominali e 120 morfi simpatrici per la maggior parte stabili ed ecologicamente identici!!!). Il secondo motivo riguarda il confronto tra due approcci, imho, molto diversi (tradizionale VS morfometrica).
Il solo fatto di poter lavorare su di animali vivi offre un vantaggio enorme sui tempi, sulla mole di lavoro che si può svolgere e sull'accuratezza dei dati (smanettare per più di secolo con un olotipo che gira il mondo sotto formalina non risponde propriamente ai canoni di riproducibilità).
L'articolo evidenzia come il nuovo approccio sia particolarmente adatto a situazione di specie molto vicine tra loro e con discreta affinità filetica. Il caso dei Tropheus è perfetto quindi. Questo limita molto il campo d'azione in linea generale ma lo trovo davvero uno strumento eccellente per species flock, specie politipiche e chi più ne ha più ne metta.
Ammetto di avere un pò barato. Con questo nuovo modello operativo non si possono descrivere nuove specie. Per analizzare i denti faringei e gli otoliti si deve fare ancora alla vecchia maniera.
Ma io sono un nerd...e con queste cose mi gaso ancora come un clupeide in piena frenesia alimentare.




*
M. Maderbacher, C. Bauer, J. Herler, L. Postl, L. Makasa, C. Sturmbauer (2008): Assessment of traditional versus geometric morphometrics for discriminating populations of the Tropheus moorii species complex (Teleostei: Cichlidae), a Lake Tanganyika model for allopatric speciation
Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research 46 (2) , 153–161.




23 febbraio 2008

Rift Valley Mining Company


Ho fatto il bravo gli ho messo i tubi.
Quelli in pvc che avevo preparato me li sono persi, amen.
Ho riciclato un 16/22 che avevo messo all'inizio della storia di questa vaschetta.
Interro quattro pezzetti ben bene. Faccio fare capolino solo ad una estremità... e che fanno 'sti due!?
Mi denudano il tubo ripieno di sabbia e fanno un cratere!

Le cose sono due, o scavare gli piace troppo (ed è plausibile), oppure sono nel pieno di una profonda crisi esistenziale che li porta all'irrefrenabile impulso di farsi un nido stile Enantiopus.










16 gennaio 2008

Tateurndina ocellicauda et al.

Erano anni che volevo togliermi questo sfizio:


Vaschetta quasi dedicata. Un trio di Iriatherina werneri completano la popolazione ittica
Sono tutti ancora piccolini. Vedremo.
Avevo in mente di dedicare i 5 vetri a dei piccoli balitoridi reofili delle highliand del Borneo. Pazienza. Arriverà anche il loro di turno.

Intanto mi sto godendo appieno i nanetti tanganicensi.



Vasca dei L. kungweensis. La foto, come sempre, è indecente ma con un pò di attenzione si intravedono anche i due piccoletti.
Ancora non riproducono. Il problema credo che sia logistico (gli manca una tana). E dire che avevo preparato diversi tubi, rigidi e morbidi, proprio per loro. Devo solo ricordare dove diavolo li ho messi.


I L. similis vanno da soli. Forse il problema è opposto. Le tane erano finite e si sono bloccate le riproduzioni (ovviamente è solo un ipotesi). Ora ho aggiunto altre conchiglie ma credo che comunque quella vasca sia satura. Sfoltisco qualche subadulto. Se interessa io, e loro, siamo qui.




Per completare l'opera volevo parlare dei regali natalizi più belli (che infatti mi son fatto da me).





Peccato che insieme ai libri, compreso nel prezzo, non si possa comprare anche un pò di tempo per leggerli. Spero entro febbraio di poter dire qualcosa di più concreto.

10 ottobre 2007

Roba da matti, mi hanno tolto il giocattolo!

A systematic revision of the genus Archocentrus (Perciformes: Cichlidae), with the description of two new genera and six new species JUAN J. SCHMITTER-SOTO Zootaxa 1603: 1–78 (2007)

Il titolo è mite, nasconde fin troppo bene le sue settantotto (78) pagine piene di numeri, foto, mappe, nuove descrizioni e corpose revisioni. Ed io che sognavo ancora anni e anni di botta e risposta con Enrico sulla dicotomia Archocentrus/Cryptoheros; non è giusto!
E poi Amatitlania nigrofasciata non mi piace per niente. Sembra il nome di un orchidea non quello di uno dei ciclidi più cazzuti del mondo. Amen.
Lavoro archiviato, come priorità lo retrocedo ai bugiardini dei farmaci omeopatici, scaduti, di mia madre.

24 luglio 2007

Congochromis

Pelvicachromuis humilis Boulenger, 1916


Cuvier, con un occhio sulla Genesi e l'altro sulla natura, si sforzava di riuscir gradito alla reazione bigotta mettendo d'accordo i fossili coi testi e facendo blandire Mosè dai mastodonti


"I miserabili"
Victor Hugo
Molto spesso ci si lamenta della velocità con la quale i nomi dei pesci cambiano.
In realtà questo tipo di cambiamenti non solo sono necessari, ma sono anche un ottimo sintomo dei progressi scientifici.
Un buon esempio è la nuova revisione del genere
Nanochromis (a fine post lascio il riferimento bibliografico), accompagnata dalla descrizione di una nuova specie.


Nel 2004 Anton Lamboj, nel suo splendido libro sui ciclidi dell'africa occidentale, aveva già diviso ufficiosamente il genere
Nanochromis in due sottogruppi (cosa fatta anche per il genere Pelvicachromis):

Gruppo I:
N. consortus
N. nudiceps
N. parilus
N. splendens
N. sp. "Kasai"

Gruppo II:
N. dimidiatus
N. squamiceps
N. sp. "Genema"
N. sp. "Bloody Mary"
N. sp. "Green Speckle"

N. minor (non apparteneva a nessuno dei due sottogruppi di Lamboj)

Nel frattempo i ciclidi dell'africa centro-occidentale avevano catalizzato un rinnovato interesse nei loro confronti e nel bel mezzo dell descrizione di una nuova specie,
N. wickleri nel 2006, gli autori, M.L.J. Stiassny e U. Schliewen, tiravano le somme su quello che era lo stato dell'arte della sistematica del genere Nanochromis.
Ampliando l'intuizione di Lamboj la lista era cosi aggiornata:

N. nudiceps Group:

N, nudiceps
N. consortus
N. minor
N. parilus
N. splendens
N. teugelsi
N. transvestitus
N. wickleri


N. squamiceps
Group:

N. squamiceps
N. dimidiatus
N. sabinae

Ora, se per il nudiceps group la storia rimane invariata, per lo squamiceps gruop tutto è cambiato.
Non sono più
Nanochromis ma bensi' Congochromis e alle tre specie del gruppo se ne aggiunge un altra (Congochromis pugnatus).
Quindi:

Congochromis squamiceps
C. dimidiatus
C. sabinae
C. pugnatus


Il nuovo nome generico deriva ovviamente dalla distribuzione di queste specie in natura. Infatti tutti e due i generi (Nanochromis e Congochromis), hanno un reale di distribuzione che è ristretto, per modo di dire, al bacino idrografico del fiume Congo (gli stati interessati sono la Repubblica Centroafricana e la Repubblica Democratica del Congo).

Secondo Lamboj le differenze ecologiche maggiori risiedono nel fatto che il suo ex-"gruppo II", ora Congochromis, è meno reofilo del primo. Ma in realtà si sa davvero poco sull'ecologia di questi pesci. Speriamo che il nuovo slancio tassonomico porti con se anche nuove conoscenze sotto questo punto di vista.


Testi e articoli consultati:

Stiassny, M.L.J. and U.K. Schliewen. Congochromis, a new cichlid genus (Teleostei: Cichlidae) from central Africa, with a description of a new species from the upper Congo River, Democratic Republic of Congo. American Museum Novitates. 3576:1-14

Schliewen, U.K. & Stiassny, M.L.J.
A new species of Nanochromis (Teleostei: Cichlidae) from Lake Mai Ndombe, central Congo Basin, Democraic Republic of Congo
Zootaxa 1169: 33-46 (10 apr. 2006)

Lamboj, A. 2004. The cichlid fishes of western Africa
Bornheim: Birgit Schmettkamp Verlag, 255 pp.

10 giugno 2007

Particolari

Dicrossus filamentosus Ladiges, 1958


25 aprile 2007

Primavera

Le vasche esterne sono pronte. Dopo un inverno passato tranquillamente sono state "riavviate" con un cambio parziale d'acqua. Le piante che c'erano sono ripartite spontaneamente (Lemna minor e Ceratophyllum sp.).
Altre sono state aggiunte qualche settimana fa (Eichornia crassipes, Phyllantus fluitans, Salvinia sp e Pistia stratiotes).

Metto le foto della vasca più anziana. E' in funzione da qualche anno e ora ospita la coppia di Aphyo e il gruppetto di Pseudomugil gertrudae (pesci che già avevo nella vasche in casa). Come ogni anno c'è stata, ai primi caldi, una fioritura di acqua verde. Un pò di dafnie hanno reso subito l'acqua trasparente.










Aggiorno anche la situazione dei N. similis.



Come si vede dalla foto la vasca è bella matura. La copertura biologica sulle rocce ha permesso alle covate (due, al momento), di crescere senza il bisogno dei nauplii di artemia. Grazie ai copepodi presenti in vasca gli avannotti trovano sempre parecchio cibo nell' aufwuchs. Appena li vedo cmq comincio ad alimentarli con secco di piccole dimensioni (Cyclopeeze e polvere SHG).



Il più grande appartiene alla prima covata e il più piccolo all'ultima. Questi due avannotti vivono assieme sotto una roccia. Altri avannotti hanno scelto altri anfratti, gusci vuoti o occupati (uno condivide la conchiglia scelta dal padre). Nesuno dei grandi "vive" con la madre.
Nei piccoli la parte più evidente è la banda arancio sulla dorsale e le pelviche celesti, la striatura tipica dei similis si manifesta molto tardi.

11 gennaio 2007

Come non detto. Il progetto dei tubi in pvc per i signatus e miseramente naufragato.
Non avevo fatto i conti con la propensione, che ha il pvc, di opacizzare in fretta se immerso in acqua continuativamente; ma il vero problema si è verificato con la formazione di sacche anossiche nella sabbia dei tubi dopo neanche un mese. Cose che ho ricordato di sapere solo a fatto compiuto. Vabbè...tanto gli scavatunnel non sono riuscito a trovarli.
Tolti i tubi e fatto un paio di giri nei posti noti ai ciclidofili romani, ecco quà una coppietta di "N". similis fresca fresca.




Per il resto che dire. I killi africani stanno diventando spaventosamente belli, i fiorellini singalesi continuano a riprodursi (e io continuo a non avere il tempo per tirare su avannotti) e ai dicrossi sto prolungando la stagione secca artificiale prima di indurli alla riproduzione (sempre per la mancanza di tempo di cui sopra).
Nel frattempo sto tenendo d'occhio una coppia di L.204 nel negozio di un amico ( lo so sono dei cagatruciolato professionisti ma a me fanno impazzire).

09 dicembre 2006

Mud and Glo


Letteralmente "mud dweller" sta per "abitatore del fango". Fino ad un anno e mezzo fa ignoravo l'esistenza di un biotopo simile nel lago tanganica, o meglio, ignoravo che dei ciclidi si fossero specializzati nel viverci.
Mai sottovalutare i ciclidi!!!

Insomma, e per farla breve, un anno e mezzo fa, un pesciofilo più pazzo di me, torna dal congresso AIC di Faenza e racconta di questi mirabolanti ciclidini. Poco dopo un altro pesciofilo ha la brillante idea di regalarmi il libro di Konings sui ciclidi tanganicensi (anche al congresso AIC il relatore era Konings).

 

I presupposti per una vaschetta c'erano tutti. Bisognava solo studiare. Dallo studio, matto e disperatissimo, notai subito due cose. La prima è che il fango in acquario non è facile farlo. La seconda è che i tunnel naturali nel fango/sabbia sono impossibile da realizzare in vasca. Come realizzare una vasca per piccoli ciclidi scavatunnel abitatori del fango se poi non puoi avere né il fango né, tantomeno, i tunnel?




Che Dio benedica il polivinilcloruro!!! Sabbia e PVC.



Lava la sabbia, taglia il PVC, metti qualche roccetta, gusci di lumaca e un pò di Ceratophyllum sp. ed eccoti quà una vaschetta che tutto puo' ospitare...tranne che i piccoli mud dweller !!! Oddio, teoricamente ci stanno
ma credo di aver esagerato. Secondo me se li trovo e avranno voglia di deporre lo faranno dappertutto tranne che nei tubi interrati.
Per ora la lascio cosi poi si vedrà.

Qualcuno si starà chiedendo: ma che te ne frega di farli deporre dentro un tubo plasticoso se tanto, in cattività, possono deporre anche in un guscio vuoto o in un anfratto???
Qui sta il bello. Tutti i ciclidi che depongono su substrato hanno uova adesive. Le uova rimangono adese e non se ne vanno via con la corrente o per una goffa pinnata del genitore. Gli scava tunnel non fanno uova adesive (anche un ciclide mesoamericano a dir la verità). Qualcuno ha speculato sulla questione proponendo la non-adesività delle uova come primo passo verso l'incubazione orale. Più semplicemente credo che sia fondamentale avere delle uova libere di muoversi quando le deponi dentro un tunnel di sabbia e fango.
Vabbè in soldoni...voglio vedere queste uova e come vengono ventilate e curate.

Ma visto che girare per negozi in cerca di pesci strani, al momento, mi è difficile, mi sono riletto un articoletto bello interessante. Magari interessa a qualcuno.


Susceptibility of transgenic and wildtype zebra danios, Danio rerio, to predation
Cortemaglia/ Beitinger Environmental Biology of Fish Volume 76, Number 1/May, 2006Il piccolo ciprinide asiatico ha la sfortuna di essere apprezzato sia dagli acqauriofili che dai ricercatori che si occupano della biologia dello sviluppo dei vertebrati.
Equazione:

milioni di esemplari venduti in tutto il mondo + genoma sviscerato = Glofish.

Detta cosi fa paura. In realtà hanno messo un gene che codifica per una proteina fluorescente, che si esprime nel tessuto muscolare (di solito i pesci esprimono i loro colori con cellule specializzate nell'epidermide o nel derma). Ecco questo è più rassicurante, no?
Ma in realtà sono molto più preoccupanti le specie aliene, gli ibridi artificiali immessi in natura e l'antropizzazione degli habitat.
Si sa, gli OGM incutano molto più timore di una foresta primaria in fiamme.

Gli autori partono da un presupposto. Se un pesce fluo è presente in natura sono due gli aspetti che possono evidenziarsi.
O il pesce viene predato con più facilità oppure i predatori ne sono "spaventati" (aposematismo) e li predano di meno.

Gli autori hanno ulizzato come predatore dei Micropterus salmoides (predatore piscivoro e diurno) e come prede, oltre ai glofish, dei D. rerio con colorazione selvatica (presente in nordamerica come specie aliena in diversi stati) e delle gambusie (Gambusia affinis).

Intuitivamente si è portati a pensare al glofish in natura come ad una specie condannata alla predazione, senza scampo.
I risultati invece sono stati, per certi versi, sorprendenti.

I glofish non si discostano molto dalle frequenze di predazione degli altri due pesci.
Il lavoro è il primo del suo genere e soffre di qualche vizio di forma (pochi dati per il glofish), ma da già parecchi spunti.

Uno su tutti: se volete disfarvi dei glofish non fatelo in natura pensando ad una morte certa ad opera di qualche pesce più grosso...potrebbe non essere cosi.

26 novembre 2006

Dicrossi, accette e fiori singalesi



I Dicrossus filamentosus sono pronti. Hanno passato qualche settimana al "freddo e al gelo" (T bassa e conducibilità alta), le femmine sono belle cicciotte e il maschio...il maschio è pronto (vedi foto...chiamiamole cosi).

Questa volta il cambio di stagione passa attraverso una diversa preparazione dell'acqua. Piovana/Torba+Equilibrium. Uso da anni la piovana al posto della RO e la torba di sfagno al posto della torba in granuli ad uso acquariofilo. La vera novità, almeno per me, è l'aumento della conducibilità attrarso i sali Seachem. Questo perché ho sposato in pieno, almeno in linea teorica, la tesi di Nonno Wright (chi legge il forum Singaporeano di killies.com, sa di cosa parlo).
Tranquillizo l'amico Signifer, artefice, tra l'altro, dell'innesco esplosivo delle toerie singaporeane testè citate.
La coppia di Aphyosemion (Chromaphyosemion) bivittatum Funge, sta benissimo!!! Mangia con gusto chiro congelati, dafnie vive e granulare. Li rimpinzo ancora un po' e pure loro avranno il tanto agognato aumento di T. Hai visto mai che ci scappa qualche ovetto?




Le Malpulutta kretseri protagoniste dell'ultimo post stanno benone, i giovanili crescono e la coppia è sana (anche perché ho solo una femmina adulta che tengo sotto stretta sorveglianza). Purtroppo il nido oggetto delle mie apprensioni è stato un fuoco di paglia. Dopo averlo aspirato ho constatato che non c'era stato l'accoppiamento. Devo isolarlo sto maschietto "on fire"...





Ultima nota per le Carnegiella sp. I guru mi hanno detto che potrebbero anche non essere C. strigata strigata e nel frattempo il nome specifico lo eviterei (le sottospecie del genere sono state revisionate e non sono più valide, qui la metto solo per comodità). Il gruppeto va infoltito se no li ovetti quando me li fanno? Ho notato, in questo brevissimo lasso di tempo, che non sono gregari se non c'è un pericolo percepito (ma questa è un po' una prassi nei piccoli caraciformi), anzi, spesso, mostrano una spiccata territorialità.



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