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27 dicembre 2011

Neotropical ichthyology, 9 (4)



Nuovo numero della rivista interamente dedicata all'ittiofauna sudamericana. Trovate tutti gli articoli, che sono liberamente consultabili, QUI. Davvero un bel regalo di fine anno visto la varietà degli articoli presentati. Una scorsa veloce che la roba è davvero tanta.

Per la parte tassonomica:

 - Due nuove specie di Microglanis
 - Tre nuove specie di Parodon con revisione del genere
 - Chrysobrycon eliasi
 - Labiasina yepezi 
 - Due nuove specie di Impafinis


Per la biologia riproduttiva e dello sviluppo:

 - Reproductive characteristics and the weight-length relationship in Anableps anableps (Linnaeus, 1758) (Cyprinodontiformes: Anablepidae) from the Amazon Estuary

 - Reproductive biology of the flatfish Etropus crossotus (Pleuronectiformes: Paralichthyidae) in the Paranaguá Estuarine Complex, Paraná State, subtropical region of Brazil

 - Distribution and reproductive biology of the Electric ray Discopyge tschudii Heckel, 1846 in San Matías Gulf, Northern Patagonia, Argentina

 - Seasonal changes in the gonadossomatic index, allometric condition factor and sex ratio of an auchenipterid catfish from eastern Amazonia

 - Age, growth, and reproductive aspects of the dusky grouper Mycteroperca marginata (Actinopterygii: Epinephelidae) in a man-made rocky habitat in southern Brazil

 - The effect of rearing temperature in larval development of pejerrey, Odontesthes bonariensis - Morphological indicators of development

 - Sperm ultrastructure in three different families of weakly electric fishes (Teleostei: Gymnotiformes)


Per l'etologia:

 - Mixed-species schooling behavior and protective mimicry involving coral reef fish from the genus Haemulon (Haemulidae)

 - Feeding and social behavior of the piabanha, Brycon devillei (Castelnau, 1855) (Characidae: Bryconinae) in the wild, with a note on following behavior


Per la fisiologia:

 - Plasma ion levels of freshwater and marine/estuarine teleosts from Southern Brazil

 - Mercury bioaccumulation in fish of commercial importance from different trophic categories in an Amazon floodplain lake

 - Sound production and pectoral spine locking in a Neotropical catfish (Iheringichthys labrosus, Pimelodidae)


Per l'ecologia:

 - Differentiating cave Aspidoras catfish from a karst area of Central Brazil, upper rio Tocantins basin (Siluriformes: Callichthyidae)

 - Spatial patterns of zooplanktivore Chirostoma species (Atherinopsidae) during water-level fluctuation in the shallow tropical Lake Chapala, Mexico: seasonal and interannual analysis

 - Diet and food consumption of the pearl cichlid Geophagus brasiliensis (Teleostei: Cichlidae): relationships with gender and sexual maturity

 - Dynamics of fish assemblages on a continuous rocky reef and adjacent unconsolidated habitats at Fernando de Noronha Archipelago, tropical western Atlantic

 - Ichthyoplankton of Arvoredo Biological Marine Reserve


Lascio per ultimi due articoli. Uno sulla biologia della conservazione:

 - Growing, losing or introducing? Cage aquaculture as a vector for the introduction of non-native fish in Furnas Reservoir, Minas Gerais, Brazil


E un altro, interessantissimo, sull'utilizzo di sale e zeolite per la spedizione dei pesci ornamentali:

 - Use of sodium chloride and zeolite during shipment of Ancistrus triradiatus under high temperature


Ovviamente ogni articolo, o quasi, meriterebbe un breve post di approfondimento. Ma il tempo non c'è (volontari?) e quindi per ora continuo cosi.

Buona lettura e buone feste





23 ottobre 2011

Western Ghats


Qualche tempo fa parlavo del Puntius denisonii.
Brevemente: specie scoperta da poco, areale piccolo, biologia riproduttiva complessa e aspetto gradevole. La scoprono gli ittiologi, bene. La scoprono gli acquariofili, male.

"Ma che sei matto, negli allevamenti usano gli ormoni, li riproducono facilmente, ma quale pericolo di estinzione!". 

Si certo, perché il mercato dei pesci ornamentali è fatto solo da allevamenti ipertecnologici e superetici. Ma fino a quando un pesce catturato in natura costerà meno di un pesce allevato, sarà il pesce  selvatico a essere venduto agli hobbisti. L'economia di mercato, mi dicono, funziona in  questo modo (almeno fino alla prossima rivoluzione).

Due pubblicazioni recenti hanno riportato la questione in primo piano.

By Michał Zalewski (Own work) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0

La prima riguarda uno studio della produzione ormonale dei pesci in natura (e lo scaricate qui); in soldoni pare che il periodo di maggior produzione degli ormoni sessuali sia quello che va da ottobre a marzo e non come si pensava nel periodo estivo. Può apparire un dato ozioso ma è in realtà fondamentale per applicare periodi di fermo pesca mirati al periodo riproduttivo.


pdf

La seconda pubblicazione è più generale e riguarda tutta la biodiversità delle acque interne del Western Ghats (hotspot indiano dove vive, appunto, anche il P. denisonii). Pubblicata dalla IUCN e liberamente scaricabile dal loro sito (qui).

Per la sezione dei pesci i problemi sono i soliti: pesca edule e ornamentale, inquinamento, specie alloctone (roba che ci sono anche i platy), dighe e vuoti legislativi. Molte cose derivano dal momento storico di adolescenza industriale che tutti i paesi in via di sviluppo subiscono (del resto a noi capitò negl anni cinquanta e molti di questi problemi li abbiamo ancora), ed è difficile porvi rimedio. Altre si possono fare facilmente. Scegliere di non comprare specie selvatiche a rischio di estinzione è una di quelle. E visto che nessuno può garantirvi la provenienza dei pesci che comprate, le certificazioni per specie d'acqua dolce non esistono, perché comprarli?


06 aprile 2011

Tante specie poco (?) spazio.


Mi piacciono molto i lavori di campionamento. Rendono l'idea, letteralmente. Ovviamente è semplicistico pensare che lavori del genere, bene che siano fatti, restituiscano un'elevata accuratezza nella descrizione delle specie e le dimensioni delle popolazioni realmente esistenti in un lago o in un fiume. Però ci danno un'idea di quello che c'è in un determinato luogo e per noi queste informazioni sono preziosissime.

In un lavoro, pubblicato alla fine dell'anno scorso, viene presentato un campionamento di un fiume dell'Africa occidentale svolto in tre anni e mezzo di ricerca, in sette punti di campionamento differenti e in stagioni diverse. 

Il fiume in questione si chiama Iguidi e si trova in Benin. Nasce nella zona settentrionale del paese e correndo in direzione nord-sud, fiancheggiando il confine con la Nigeria, "sfocia"¹ poco più a sud della capitale del Benin, Porto Nuovo. 




13 agosto 2010

Alfa alfa

Ieri sera Superquark ha mandato un servizio su di una cosa incredibile. Dal sito della RAI ancora non è possibile embeddarlo ma da una rapida ricerca in rete ho trovato l'originale. 



Se volete approfondire questa è la pagina della UCB con tutta la spiegazione. Visto che questa è la cosa più incredibile che io abbia mai visto negli ultimi 5 anni: vado, affitto un bulldozer, spallo i tramezzi di casa, me ne faccio uno uguale e torno.


(nel servizio italiano parlano di crauti qui di alfa alfa non sono sicurissimo ma dovrebbero essere due cose diverse)

(ah si, il tipo è solo un graduate student...famose a capì) 

10 marzo 2010

La sottile linea del parassitismo

Cuculus canorus

Bagrus meridionalis, Günther, 1894 è un pesce gatto (Siluriformes: Bagridae) endemico del lago Malawi. Un pò come gli Oakland Raiders degli anni '80 i pesci che appartengono a questa specie sono grossi (>150cm), neri e cattivi.
Oddio, cattivi no, diciamo che come predatori notturni amano cacciare  ciclidini indifesi nelle notti lacustri. Se i pesci avessero sviluppato una cultura delle paure notturne da instillare nei bambini racalcitranti agli ordini dei genitori, il nostro avrebbe senza dubbio l'habitus ideale del fantomatico Uomo Nero.
Ma essere brutti e "cattivi" non ha impedito a questa specie di evolvere un'articolato ed efficace protocollo di cure parentali. Sia il maschio che la femmina una volta accoppiati non abbandonano le uova e si prendono cura delle stesse e dei piccoli per almeno 60 giorni dalla data di acoppiamento.
La femmina produce uova trofiche. Uova, cioè, non fertilizzate e che vengono prodotte e "deposte" per l'alimentazione della prole. Il maschio non è da meno visto che caccia continuamente macroinvertebrati nella sabbia da portare amorevolmente ai piccoli; questi improbabili genitori modello riescono ad ottenere così risultati estremamente migliori rispetto a schemi riproduttivi meno articolati. 

Ok, questa è una bella storia. Per andare avanti però dobbiamo fare un passo indietro.

Le cure parentali sono una cosa che funziona. Chi le paratica in maniera attiva ha ottimi risultati in termini di fitness. L'unico problema è che costano molto. Bilanciare le energie spese con il successo dei propri geni non è sempre facile. La soluzione migliore sarebbe quella di demandare i compiti parentali a qualcun altro. Ma mica ad altri genitori della stessa specie. No troppo complicato (qui ci sarebbe tutta una discussione sulla selezione genica al livello di specie; una cosa complessa che mi risparmio); diciamo che è meglio far crescere i propri piccoli a genitori di una specie diversa che non una coppia di conspecifici.

[Piccola precisazione: visto che il detto mater semper certa est, pater nunquam è parecchio diffuso nei pesci è bene sottolineare che la fecondazione fraudolenta da parte di maschi sneaker/satelliti non la considero una condizione sufficiente a far rientrare questi casi nelle cure alloparentali]

Nei pesci le cure alloparentali (cioè prodotte da genitori di una specie diversa da quella dei piccoli), sono presenti in diversi taxa.In alcuni casi, taxa che non praticano affatto cure parentali (ciprinidi neartici del genere Notropis) lasciano che a curarsi delle uova siano specie molto distanti fileticamente che con le cure parentali hanno però una certa dimestichezza (Centrarchidi del genere Lepomis); oppure come nel caso del genere- relitto Lepisosteus che fa curare le sue uova dai ben più moderni Micropterus.
Quello che sembra essere un rapporto totalmente asimmetrico tra due specie mostra, in alcuni casi, un vantaggio anche per la specie che ospita piccoli di altri genitori. Aumentando il numero di piccoli da accudire, aumentano le energie da investire nelle cure parentali, è vero, ma allo stesso tempo diminuiscono le probabilità che i propri piccoli vengano predati.
Quando però il rapporto è davvero asimmetrico, quando cioè la specie ospite perde completamente la propria covata a beneficio di quella di un altra specie, abbiamo la condizione di parassitismo. Gli amanti dei ciclidi del Tanganica hanno dimestichezza con questo tipo di realtà visto che l'esempio classico di questo tipo di parassitismo proviene proprio da quel lago, dove Synodontis multipunctatus inserendosi nel complesso rituale di accoppiamento dei ciclidi incubatori orali riesce a far incubare le proprie uova agli ignari ciclidi. Una volta schiusi (ovviamente prima delle uova dei ciclidi), gli avannotti del pesce gatto iniziano ad alimentarsi con le uova dei ciclidi nella bocca di mamma ciclide, la quale dopo un pò rilascerà dei piccoli mostri ben nutriti.

 Bagrus meridionalis
kampango.com

Ritorniamo ai nostri B.meridionalis (Kampango in lingua locale). Dicevamo delle loro complesse ed efficaci cure parentali. In realtà non capita tutti i giorni di osservare questo tipo di alimentazione diretta dei piccoli. Anzi se escludiamo una strategia simile in alcuni squali, le trofotenie dei goodeidi e un certo tipo di secrezione cutanea nei ciclidi, è davvero difficile trovare una situazione simile nei pesci.
Una famiglia che "funziona" cosi bene in un mondo altamente competitivo come il lago Malawi non passa certo inosservata. Un altro pescegatto, Bathyclarias nyasense (Bombe, per gli amici), ama deporre le proprie uova nei nidi dei Kampango. E' inutile dire che lo sviluppo embrionale dei Bombe è più rapido i quello delle uova dei Kampango.Una volta schiusi dalle proprie uova, i piccoli parassiti mangiano le uova residenti e si fanno accudire amorevolemente dai nuovi genitori.
Questo non avviene sempre. I Bombe sono troppo diffusi nel lago rispetto ai Kampango e se obbligata, questa strategia, non porterebbe benifici a nessuno sul lungo periodo. Quindi i ricercatori parlano di "parassitismo occasionale".
In realtà però la faccenda è ancora più complicata in quanto sono stati osservati dei nidi di kampango con piccoli sia di Kampango che di Bombe. E, in altri casi ancora, nidi con giovanili di Kampango e giovanili di ciclidi (!).

E' probabile che sia un uso comune, quello dei genitori di Kampango, di fare numero "adottando" tutti gli avannotti che riescono a trovare. Come detto prima cio serve a ridurre il tasso di predazione dei propri. Che poi qualcuno approfitti di questa pseudo generosità (come nel caso dei Bombe), ai nostri incredibili mostri notturni non sembra proprio interessare.




Stauffer, R.J. and Loftus, W.F. 2010. Brood Parasitism of a Bagrid Catfish (Bagrus meridionalis) by a Clariid Catfish (Bathyclarias nyasensis) in Lake Malawi, Africa. Copeia 2010, No. 1, 71–74


27 dicembre 2009

Comunicare

Qualche post addietro ho cercato, tra il serio e il faceto, di illustrare come i pesci, in  quel caso ciclidi dell'africa centro-occidentale, possono comunicare tra di loro e di come sia facilmente osservabile tutto questo in una vasca spartana.
I cambiamenti di colore repentini producono informazioni veicolate visivamente e dirette a consepecifici, prole o predatori. L'appassionato attento, con un poco di esperienza, riconosce i segnali; capisce se c'è stress, paura, voglia di riprodursi o se, da qualche parte, c'è un nuvola di avannotti occultata da una madre premurosa. Le nostre osservazioni domestiche però peccano di accuratezza e precisione e allora ci viene in soccorso la scienza che ci aiuta decodificare quelle macchie nere che tanto in fretta appaiono e scompaiono sul corpo dei nostri pesci.
Purtroppo i lavori sui pesci d'acqua dolce non sono moltissimi e quelli che vengono pubblicati meritano ogni attenzione del caso. 

In un interessantissimo articolo apparso sull'ultimo numero di Neotropical Ichthyology viene presa in esame Apistogramma hippolyte Kullander, 1982.

A. hippolyte è una specie afferente all' A. steindachneri complex. La sua distribuzione naturale vede interessati i bacini del rio Negro, rio Solimoes, rio Branco, rio Tefè e lago Manacapurù. Predilige biotopi a lettiera nelle calme zone di ripa. Tipico abitante di acque nere è possibile trovarlo in acqua tenere (<50 uS/cm) e molto acide (pH 4.0-5.5). Secondo Romer non è una specie particolarmente gregaria (ricordo che di alcune specie di Apistogramma e possibile trovare aggregazione di migliaia di individui per metro quadro!).


tratti distintivi in A. hippolyte
Basato su Baerends & Baerends van-Roon (1950) and Römer (2001). 
Disegno di D. B. Lima-Silva.


Lo scopo degli autori era quello di verificare i cambiamenti di pattern associati ai diversi contesti comportamentali.
Nello studio, durato 5 mesi, sono stati impiegati più di mille esemplari posti in un laghetto semiartificiale nei pressi di una stazione di ricerca ittiologica, su di un affluente del Rio Negro, non molto distante da Manaus. Il laghetto, 40x14x0,5 m; 280.000 litri), ricreva le condizioni ecologiche presenti nei biotopi di elezione della specie.

I risultati delle osservazioni hanno prodotto 5 pattern fondamentali + 1 (pattern giallo-nero tipico delle femmine delle specie appartenti al genere Apistogramma).



a-b = “plain”;



 c-d = “stripe-spot”; 



e-f = “painted-face”; 


g= “barred”; 
h = “shining”; 


i-j = femmina in cure parentali





Foto (b), (d), and (h) by J. Zuanon; (f)modified from Römer (2001);
and (j) by F. Mendonça. 
Disegni di D. B. Lima-Silva.

"Plain" (Fig. A-B): è la colorazione più frequente, tipica del foraggiamento. I pesci sono tranquilli e "pascolano" placidamente sulla lettiera. La colororazione tenue e l'assenza di macchie e bande nere permette agli esemplari che l'adottano di confondersi cripticamente col substrato.

"Striped-Spot" (Fig C-D): viene adottata in situazioni di stress improvviso (paura), come un movimento improvviso o per la presenza di un predatore;
Nei maschi è l'habitus della fuga, nelle femmine quello della sottomissione.

"Painted-Face" (Fig E-F): osservabile nei grossi maschi dominanti, immediatamente prima di un'aggressione, intra o inter specifica, e nelle femmine in modalità iperaggressiva (con prole al seguito).
La frequenza non è alta nell'esperimento svolto in Brasile, ma è bene notare come, secondo Romer, questo sia uno dei pattern più diffusi in cattività.
E' probabile che lo spazio ridotto delle vasche in cui mettiamo i nostri pesci aumenti la frequenza di comportamenti spiccatamente aggressivi.

"Barred" e "Shining" (Fig. G-H): pattern tipici dei comportamenti riproduttivi. Parate tra maschi, corteggiamento. Si mettono in risalto maggiormente i colori.

"Pattern riproduttivo femminile" (Fig. I-J): tipico ed esclusivo delle femmine, in presenza di uova deposte o di piccoli. Il colore di fondo, giallo brillante, evidenzia il nero inenso di macchie e bande che indicano attegiamento aggressivo nei confronti dei maschi. Le macchie nere sulle pinne pelviche servono invece per la comunicazioni con gli avannotti sul substrato.

Qui trovate tutte le frequenze relative all'espressione dei pattern nei diversi contesti comportamentali:



I ricercatori hanno evidenziato, inoltre, la rapidità con cui questi pattern si avvicendano sul corpo dei pesci. Un maschio dominante può passare dal "pointed face" per scacciare un intruso dal proprio territorio al "plain", una volta tornato in possesso della propria zona, in meno di 20 secondi. Questo è reso possibile dalla natura neurocrina nel controllo dei cromatofori e dalla posizione superficiale dei cromatofori stessi nell'epidermide.

La vastità dell'argomento, ancora poco sviluppato dai ricercatori, e le discrepanze che ci possono essere tra quello che avviene in natura e quello che vediamo nelle nostre vasche (ma qui basterebbe metterli in condizioni più idonee per ridurle al minimo), offrono possibilità pressoché infinite .
Non parlano, è vero, ma comunicano...non è poi cosi banale.






Raoni Rosa Rodrigues, Lucélia Nobre Carvalho, Jansen Zuanon & Kleber Del-Claro. Color changing and behavioral context in the Amazonian Dwarf Cichlid Apistogramma hippolytae (Perciformes) Neotropical Ichthyology, 7(4):641-646, 2009


Römer, U. 2001. Baensch/Mergus Cichlid Atlas. Berlin, Mergus
  Publisher, 1310p.

23 gennaio 2009

Una questione di colore

La coppia di P. subocellatus continua, goffamente, a riprodursi. Portano fuori le larve troppo presto e con troppo sacco vitellino (vedo gli ultimi avannotti/larve della seconda riproduzione mentro scrivo questo post). Poco male, impareranno. Tutto sommato sono ancora giovani e hanno comunque dimostrato di avere affinità.

La cosa che più mi stuzzica però è la variabilità dei pattern della femmina in corrispondenza di determinati comportamenti. Non è una cosa nuova per me (tutti i chromidotilapini hanno femmine che cambiano colore spesso e in tempi rapidissimi, senza contare che questa è la quarta specie di Pelvicachromis che tengo nelle vasche), ma non riesco a rimanere indifferente a questa loro caratteristica e finisco col ritrovarmi incollato al vetro come un bambino di fronte alla vetrina di un negozio di caramelle.

Provo a schematizzare. La rassegna è incompleta e soggettiva. Quello che noi vediamo con gli occhi e una parte infinitesima e arbitraria delle comunicazioni che intercorrono tra i pesci.



Atteggiamento neutro. Non ci suono uova e non c'è volonta di riprodursi. Le fammina ha la pancia rossa solo per dire al maschio che è del sesso opposto e non un rivale. Foto scattata un paio di giorni dopo l'nserimento della coppia.


La pancia cominicia a colorarsi di viola e l'opercolo branchiale intensifica il giallo. "Sto cominciando a far maturare le uova, sono potenzialmente disponibile e sto cercando un nido decente".


La pancia vira dal viola al rosso e ai lati del corpo si comincia a vedere una colorazione nerastra. Il nido c'è, la maturazione delle uova è quesi finita. "Maschio tieniti pronto e non fare troppe storie".


foto presa da qui

Pronti, partenza, via. I giochi sono fatti. La femmina mette la lingerie delle grandi occasioni che manda in corto il cervello del maschio. Il rosso intenso della pancia risalta sul nero dei lati. Si depongono le uova e iniziano le complesse cure parentali.Appena finito l'accoppiamento la femmina toglie il vesito provocante e si mette comoda. Difende le uova, picchia il maschio che si allontana troppo dal territorio e ogni tanto esce a mangiare.
Il tempo necessario al cambiamento di livrea che intercorre tra la foto precedente e questa può essere rapidissimo (in pochi secondi).


Barra scura medio laterale bene in vista. Complesso disegno nero sulla testa ben definito (dalla foto non si vede bene). Ci sono i piccoli in giro. Non si da nell'occhio e nello stesso tempo si deve essere un chiaro punto di riferimento per la prole.


Ovviamente mancano tutti i comportamenti accessori (che diventano accessori solo nella nostra scala di segnali sensoriali ovviamente). Movimenti, tremolii, balletti sincronizzati e molto altro ancora (altri "stati cromatici" più o meno evidenti, stimolazioni chimiche e , perché no, suoni)

Come detto prima è solo una rozza schematizzazione, nulla di più.

28 settembre 2007

Interagire

Corydoras habrosus Weitzman, 1960



La nostra ammirazione non diminuiva. Ned continuava a nominare i pesci, Conseil li classificava; io mi estasiavo per la vivacità dei movimenti e la bellezza delle forme. Non avevo mai sorpreso i pesci, finora, liberi nel loro elemento naturale.”


"Ventimila leghe sotto i mari"
Jules Verne



Un paio di post addietro accennavo alla diversità dei siluriformi. In realtà questo taxon è solo la punta di un iceberg di diversità animale, con le vertebre, che vive sotto il pelo dell’acqua. Quando Peter B. Moyle (il coautore del miglior testo introduttivo all’ittiologia oggi sul mercato), parla dell’uomo come di un ramo “aberrante” dell’evoluzione dei pesci , non solo fa una provocazione basata su di un dato oggettivo ma richiama, implicitamente, alla complessità di un mondo che, molto probabilmente, non ha eguali tra i vertebrati.

Leggendo un articolo appena apparso sulla rivista Neotropical Ichthyology me ne è subito venuto in mente un altro che avevo letto un paio di anni fa. I due articoli sono apparentemente molto semplici. Non sono eclatanti, anzi danno l’idea di essere due lavori di routine. Eppure ,per certi aspetti ,mettono in evidenza aspetti unici di un mondo a noi troppo poco familiare.
Vabbè comincio col primo, quello più recente.

Mangiare è importante, serve ad ottenere energia e materiali per vivere, crescere e procreare. Mangiare però è faticoso e dove si può si fa economia. Lo sanno benissimo i pesci marini e i ciclidi dei grandi laghi. Se un grosso pesce grufola sul fondo o raschia una grossa roccia e molto probabile che un po’ di cibo, a basso costo, sfugga alla sua attenzione rendendosi disponibile per pesci più piccoli e “pigri“.
C’è addirittura un caracide (Brycon microlepis) che segue, per quanto può ovviamente, gruppi di scimmie,Cebus apella, che mangiano frutti e foglie sui rami di alberi che danno direttamente sul fiume. Tutto quello che sfugge alle scimmiette finisce nella pancia dei caracidi. Altre associazioni sono note ma quella presa in considerazione è particolarmente affascinante. Prima la descrivo e poi spiego perché è più affascinante delle altre.

Characidium fasciatum Reinhardt, 1867
By User:Haplochromis (Own work (own Photo)) CC-BY-SA-3.0  via Wikimedia Commons
Solitamente i piccoli e simpatici caracidi del genere Characidium (poco diffusi nel nostro hobby), si alimentano seguendo due strategie. Nella prima, detta del “sit and wait predation”, un esemplare si mette contro corrente sul fondo e aspetta che salti fuori qualche animaletto succoso o che arrivi un po’ di cibo portato dalla corrente. Nella seconda strategia, detta “hunting by speculation”, il nostro piccolo eroe gironzola attivamente sul fondo a caccia di cibo nel periphyton (d’ora in poi userò il termine aufwuchs che a noi acquariofili è più familiare e ci piace di più).
Il cibo preferito? Niente di più buono che larve e ninfe di insetti. chironomidi, simulidi e efemerotteri vanno per la maggiore. Fin qui tutto bene. Ma in un piccolo fiume,il Rio Ouro, del bacino idrografico del Macaé (in Brasile), alcuni esemplari di Characidium sp. seguono i piccoli Parotocinclus maculicauda mentre si alimentano.




Solitamente i loricaridi si alimentano quando c’è poca luce. La sottofamiglia degli Hypoptomatinae fa però eccezione. Si alimentano di giorno e questo, insieme alla condivisione del microhabitat, ha permesso ai caracidi di sfruttare questa opportunità.
Ovviamente questo non è l’unico caso accertato tra due specie di acqua dolce (e.g. Corydoras polystictus <-- Astyanax bimaculatus), ma i report sono pochi, più per mancanza di persone disposte a stare a mollo per un mese, per un stipendio da fame, che per presunta rarità del fenomeno.
Ok ok…ma alla fine di tutto? Un pesce ne insegue un altro, fanno il trenino insomma; uno, quello davanti, si fa il mazzo, mentre quello di dietro segue e aspetta che salti fuori qualcosa di buono. Opportunismo neanche troppo sfacciato.
Non siete affascinati come lo sono io? Eppure le due specie sono piccoline, con un po’ di fatica si possono anche trovare, non serve una mega vasca per provare ad allevarli insieme; ecco l’ho detto, confesso, questo è l’unico vero motivo che rende questa associazione cosi affascinante per me. La possibilità di poterla osservare “fatta in casa”, è questo che a noi “ittiofili della domenica, ci rende cosi fortunati.
Ovviamente rimane sempre l’ipotesi delle scimmie, ben più affascinante per certi aspetti, ma, diciamo cosi, un pelino meno praticabile.

Bene, se per il mangiare abbiamo risolto passiamo ad un altro problema affine.
Come non essere mangiati.

Le specie del genere Corydoras sono molto tranquille e carine. Nulla farebbe sospettare ad un osservatore distratto due caratteristiche peculiari. I Corydoras sono corazzati e vanno in giro armati fino ai denti. La corazza è fatta di placche ossee che conferiscono ai traccagnotti abitanti dei fiumi neotropicali un corpo massiccio e robusto. Le armi sono tre spine dure ed acuminate, una dorsale e due sulle pelviche, che scoraggerebbero qualsiasi predatore all’incauto boccone (chi ha provato almeno una volta a “maneggiarli” sa di cosa parlo). Ma per questi piccoli carriarmati non finisce qui. La colorazione criptica e la capacità che hanno di confondersi col substrato (freezing behavior) in presenza di un predatore (e.g., Crenicichla spp. e Hoplias spp.), li mette definitivamente al sicuro da un elevato tasso di predazione.

Ora immaginate di essere un piccolo pescetto simpatrico, condividete il microhabitat e avete grosso modo le stesse abitutidini. Avete un problemino però, siete più appetitosi dei corydoras.
Cosa è più facile: armarsi fino ai denti come loro o copiare la facciata nella speranza che i predatori vi confondano con i piccoli botoli corazzati?
Buono la seconda ovviamente. Questo devono aver pensato gli Otocinclus. Ed eccoci qua a contemplare un complesso caso di mimetismo batesiano. Complesso non nella sostanza ma nelle implicazioni filogenetiche. Le implicazioni le lascio per un altro momento che oltre che essere complesse sono pure complicate (rimando alla bibliografia per chi volesse approfondire).

Quindi abbiamo un modello (Corydoras spp.), un mimo (Otocinclus spp.) e un ricevitore di segnale (ciclidi, caracidi o altri siluriformi predatori):


Corydoras diphyes <-- Otocinclus mimulus

C. nattereri <-- O. affinis


C. garbei <-- O. xakriaba


C. paleatus <-- O. flexilis



Il mimetismo batesiano è una faccenda non molto lineare. Nel senso che prevede dei polimorfismi del modello che si sovrappongono o sostituiscono, nel tempo, in equilibrio con le frequenze del mimo. In C. diphyes infatti sono due i fenotipi che si possono trovare, una a macchie l’altro a righe (da qui il nome speifico).

Insomma, e per concludere, chi lo avrebbe mai detto che dietro comuni pesciolini d’acquario si celava una cosi articolata, e in larga parte ancora sconosciuta, diversità di situazioni ecologiche?

Infinite forme bellissime scriveva qualcuno. Non aveva tutti i torti.





Testi e articoli consultati:

Rafael P. Leitão, Érica P. Caramaschi and Jansen Zuanon.
Following food clouds: feeding association between a minute loricariid and
a characidiin species in an Atlantic Forest stream, Southeastern Brazil
Neotropical Ichthyology, 5(3):307-310, 2007

Axenrot, T.E. and S.O. Kullander, 2003. Corydoras diphyes (Siluriformes: Callichthyidae) and Otocinclus mimulus (Siluriformes: Loricariidae), two new species of catfishes from Paraguay, a case of mimetic association. Ichthyol. Explor. Freshwat. 14(3):249-272.

Wickler W. Mimetismo animale e vegetale.
Franco Muzzio Editore.

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