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08 febbraio 2014

Pseudosphromenus cupanus


Pseudosphromenus cupanus Cuvier, 1831
Sir Francis Day, Fauna of British India (Fishes, Volume 1 and 2)



La scienza vive di un linguaggio tutto suo ma allo stesso tempo universale. E' un linguaggio strano che tutti, in tutto il mondo, possono capire. La riproducibilità prima di tuttto e la prosa dopo tutto il resto. Si introduce la ricerca, si spiegano i materiali e i metodi utilizzati per la riproducibilità universale del lavoro, si illustrano i risultati e se ne traggono le conclusioni. Capita anche che la scienza scriva cose che gli acquariofili scrivono sulle riviste acquariofile da almeno 50 anni. Fa strano quindi leggere un articolo scientifico sul comportamento riproduttivo di una specie tropicale ornamentale. L'approccio è diverso ma i risultati tutto sommato sono gli stessi. 

Qui potete scaricare e leggere un articolo sulla riproduzione di Pseudosphromenus cupanus, un anabantoide asiatico non particolarmente bello e diffuso in commercio ma che è facile da riprodurre e che mostra il canone riproduttivo dei costruttori di nidi di bolle. 



22 luglio 2010

Betta sp. mahachai



Betta sp.Mahachai


Un recente articolo conferma quanto molti hobbisti sapevano già da tempo e cioè che Betta sp. mahachai, una popolazione naturale afferente fenotipicamente al gruppo splendens, fosse una specie degna di un nome specifico ufficiale ( QUI avevo accennato alla confusione sisitematica del taxon Betta).
Al momento però si trova solo l'abstract e ci vorrà qualche giorno per maggiori informazioni. In realtà non credo ci sia molto da dire se, come dicono, hanno incrociato dati molecolari con le analisi classiche. Forse la cosa più interessante, sempre dallo stesso articolo, sono le due specie "nascoste" che sono saltatate fuori dai dati molecolari (QUI avevo accennato alla storia delle specie che possono essere "viste" solo da quel tipo di analisi). Quindi non ci resta che aspettare anche perché non si capisce se è una descrizione formale, con tanto di nome, o solo un ipotesi per un lavoro successivo.

Due considerazioni, una seria l'altra no.

Quella seria:
quante specie "sommerse" salteranno fuori con lo studio del DNA?
Splitteranno (descriveranno specie con leggerezza per fare numero), oppure no? Ma poi, siamo cosi sicuri di essere di fronte ad un carattere diagnostico cosi forte e definitivo?

Quella meno seria:
quando si parla di evoluzione si fanno sempre discorsi teorici con pochi esempi pratici; ciò è corretto perché la teoria dell'evoluzione è una teoria complessa e di ampio respiro, eppure la mente umana non può non agganciarsi a qualche gruppo specifico di esseri viventi per applicarla cosi, seduta stante, ripercorrendo a mente e con un esempio pratico ciò che si studia sui libri o si legge sui testi di divulgazione.
Per molti sono i batteri per altri i mammiferi altri ancora pescano nel mondo vegetale. Io personalmente quando leggo qualcosa di teorico penso a due taxa: i Betta, appunto, e gli Apistogramma.
E voi quale gruppo usate?

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L'articolo, dopo superficiale lettura, è solo una ipotesi di lavoro; nessuna descrizione ufficiale. Le specie del gruppo splendens restano 4 e B. sp. mahachai resta cosi com'è (i.e. per la scienza non esiste).



N. Sriwattanarothai, D. Steinke, P. Ruenwongsa, R. Hanner, B. Panijpan
Molecular and morphological evidence supports the species status of the Mahachai fighter Betta sp. Mahachai and reveals new species of Betta from Thailand (p 414-424)
Journal of Fish Biology. Volume 77 Issue 2



07 settembre 2009

Due descrizioni e una considerazione.

Due nuove specie di Betta. Siamo arrivati a 69 (o 70, dovrei controllare bene anche se in realtà non ha molta importanza). Diciamo che con la manciata di specie non descritte dovremmo stare intorno alle 80 specie totali; sempre che non ne vengano scoperte altre de novo, cosa molto probabile tra l'altro.
Sembrano tante? Beh si, in effetti sono tante. A pensarci bene sono tantissime. Per comprenderlo però dobbiamo avvicinarci e osservarli meglio.

La gerarchia tassonomica di riferimento che è più facile maneggiare, e ovviamente meno accurata, è al livello del sottordine (Anabantoidei). Non che la distinzione in famiglie non esista. Per la cronaca le famiglie degli Anabantoidei sono tre: Anabantidae, Helostomatidae e Osphronemidea (il genere Betta è afferente a quest'ultima). Diciamo però che la sinapomorfia (la caratteristica condivisa da questi tre taxa) è cosi "forte" che la tassonomia ufficiale passa in secondo piano di fronte all'evoluzione dura e pura.

[Dicevo meno accurata perché le monofilia non è del tutto provata per via di una specie vecchiotta che assomiglia più ai lucci che ad altre specie affini al taxon preso in esame ora. Non è importante comunque, era solo per precisare]

Dicevo della sinapomofia.
Mettiamola cosi: a cavallo del passaggio Mesozoico-Terziario (70 milioni di anni fa), mentre ciò che rimaneva dei grossi dinosauri combatteva le ultime battaglie di una guerra ormai persa, dei piccoli e ignari pesciolini sviluppavano indisturbati una piccola ma preziosa struttura: il labirinto.
Serviva per respirare ossigeno atmosferico e anche se sembra una sciocchezza da un punto di vista anatomico, nelle acqua dolci diede subito ottimi risultati.
Altri taxa svilupparono altre soluzioni ma questa è sempre sembrata, a me ovviamente, la più elegante.

[Da un punto di vista più generale in principio c'era il polmone. Ma il meglio di se quel tipo di struttura lo diede fuori dall'acqua producendo la straordinaria radiazione dei tetrapodi (è per questo che il taxon Pisces non esiste più alla luce della nuova cladistica; per essere valido dovrebbe includere tutti i discendenti dei pesci polmonati; anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. Per approfondire consiglio questo).
Poi sono arrivate le branchie ma anche qui il meglio viene dato in mare dove la concentrazione di O2 è costante e il "problema" osmotico è limitato (concentrazione di sali tra acqua e sangue non troppo disimile). Le branchie funzionano bene anche in acqua dolce, intendiamoci, ma delle strutture a supporto permettono enormi vantaggi ecologici la dove l'ossigeno scarseggia.
La sequenza evolutiva temporale polmoni->branchie->altro, va per la maggiore. In realtà c'è un "problema" anatomo-funzionale in relazione al sistema circolatorio annesso alle strutture respiratorie. Ora non è il caso ma mi riprometto di ritornarci]

Il labirinto, o meglio i labirinti visto che sono due, uno per lato, sono posti in delle camere soprabranchiali, ai lati della testa. Il pesce va in superficie inghiotte aria, con le branchie chiuse, e la fa passare nei labirinti. Qui un epitelio riccamente vascolarizzato si produce negli scambi gassosi usali.
L'evoluzione non è direzionalmente lineare però. Dopo essersi diffuso qualche specie lo ha sviluppato ancora di più (alcune specie muoiono letteralmente affogate se non gli si permette di raggiungere la superficie dell'acqua), ottenendo cosi una stretta dipendenza da esso a discapito della respirazione branchiale. In altre si assiste ad una certa regressione dovuta al cambiamento di nicchia la dove c'è stata la possibilità di colonizzare ambienti ricchi di ossigeno (come i ruscelli montani).
Gli anabantoidei sono parecchio diversificati. Sono vecchi e hanno avuto tempo ; sono versatili nelle cure parentali (incubatori orali, nidi di bolle in superficie, nidi vegetali sul fondo, depositori liberi); si adattano a condizioni chimico-fisiche proibitive per altri taxa (il labirinto lo abbiamo visto ma ci sono altre modificazioni peculiari, come per esempio pinne pelviche modificate per "assaggiare" le cose con scarsa visibilità).
Eppure i generi appartenenti agli anabantoidei contano di solito poche specie. Il genere Betta spicca davvero con tutte le sue specie. Perché? Perché un genere ha cosi tante specie e altri invece no?
Contigenze, assenza o presenza di inerzia, diversità, vincoli e chi più ne ha più ne metta. Quella dei Betta è una radiazione, una punteggiatura vera e propria persino. Ma quello che è sotto i nostri occhi è un fotogramma sfuocato. Quelli precedenti lo sono ancora di più e quelli futuri sono totalmente imprevedibili. Restano le domande. Domande che non portano quasi mai a delle risposte ma ad altre domande ancora. Per continuare in un crescendo geometrico di curiosità...magari con qualche certezza, qua e la.

Ecco leggere Russel fa male. Non ci crederete ma volevo parlare di tutt'altro! Ne parlo.

Tante specie dicevamo. Quando abbiamo tante specie ci prende un coccolone. I grandi numeri ci spaventano, non li maneggiamo bene; ridurre, bisogna ridurre e raggruppare. Anzi no, prima separare, fare volume ma poi ridurre, sempre! Che mente strana quella del tassonomo. Credo perché in fondo sappia fin troppo bene che sotto sotto una tassonomia naturale esiste ed è praticata dagli organismi viventi. Esiste ma sfugge e allora le si prova tutte perché più si tenta e più aumentano le possibilità di prenderci.

Il giocattolo delle sottospecie funzionò male, almeno coi i pesci. Era come cercare di guardare un treno in corsa col microscopio. Si era fatto troppo volume e l'imperativo riduzionale era stato disatteso.
Se a destra c'è un muro, si torna indietro; e allora sotto con i gruppi di specie, i complessi di specie, i sottogeneri e qualche altro artificio che andrà di moda per qualche anno prima di cadere nell'oblio.
I Betta hanno tanto specie? Non va bene mica eh. Raggruppare si era detto.
Qui trovate una lista, credo aggiornata, dei gruppi di specie del genere Betta. Vengono chiamati complex, ed è un errore di forma. Alcune specie non appartengono a nessun gruppo, ed è un errore di sostanza.
La base che porta ad associare specie sotto uno stesso gruppo è sostanzialmente fenetica. Si assomigliano? Si? Stesso gruppo!
Non si tiene conto delle parentele evolutive. In soldoni, evolutivamente parlando, non hanno alcun senso. Eppure l'uso, e l'abuso, è ampiamente diffuso.
Questa era la considerazione nel titolo.
Ecco le due descrizioni:

Betta pardalotos

Il nome deriva da pardalis, evocato dalla spottatura sugli opercoli. Assomiglia molto a Betta chloropharynx e le due specie sono molto vicine anche biogeograficamente. B. pardalotos è stata trovata in un isola minore di Sumatra separata da un braccio di mare dall'isola principale dove è presente la specie affine. Allopatrica classica a naso. Incubatore orale comunque.

Betta kuehnei

Altro incubatore orale. Areale più esteso: Malesia settentrionale (Kelantan) e Tailandia peninsulare meridionale (Narathiwatt). Prima conosciuta come Betta sp.aff. pugnax.





Biblio

Schindler, I. & Schmidt, J. (2009): Betta kuehnei, a new species of fighting fish (Teleostei, Osphronemidae) from the Malay Peninsula. Bulletin of Fish Biology, 10 (1/2): 39-46.

Tan, H.H. (2009): Betta pardalotos, a new species of fighting fish (Teleostei: Osphronemidae) from Sumatra, Indonesia. The Raffles Bulletin of Zoology, 57 (2): 501–504

Lukas R. et al (2006):Molecular Phylogenetics and Evolutionary Diversification of Labyrinth Fishes (Perciformes: Anabantoidei)
Syst. Biol. 55(3):374–397, 2006


Goldstein, R.J. Bettas: everything about history, care, nutrition, handling and behavior. Barron's Educational Series. 2001.

26 giugno 2009

Der Makropode


Qui trovate la traduzione in inglese di tre numeri del bollettino dell'associazioni tedesca IGL (dedicata agli anabantoidei). Gli articoli sono spesso delle vere e proprie perle. Accurati, spesso con un' eccellente bibliografia, e ricchi di foto. Si va dall'acquariofilia alla sistematica passando per evoluzione, ecologia e approfondimenti monografici.
Nell'ultimo numero tradotto segnalo un pezzo interessante sulle specie incubatrici orali del genere Betta che, a dispetto di quello che comunemente si pensa, sono in numero maggiore di quelle che costruiscono nidi di bolle.

29 maggio 2009

Macropodi

La specie è, insomma, la chiave di volta dell'evoluzione
Ernst Mayr


Agli inizi del secolo scorso, quando le resistenze elettriche per termostatare l'acqua ancora non c'erano e le pompe a immersione per far funzionare un filtro erano di là da venire; quando era necessario vivere a basse temperature e senza troppe esigenze; quando una specie doveva arrivare dai più lontani recessi del mondo per essere interessante...

...i pesci del paradiso erano re.

Macropodus hongkongensis Freyhof, 2002
copyright Michael Lo



Macropodus erythropterus Freyhof, 2002
copyright unknow

Macropodus spechtii Schreitmuller, 1936
copyright unknow

Macropodus ocellatus Cantor, 1842
copyright unknow

Macropodus opercularis Linneo, 1758
wikimedia commons


24 ottobre 2008

Il primo amore


E' stato un colpo di testa. Ma non ho resistito.
Gli Sphaerichthys osphromenoides sono la mia specie feticcio. Dall'ultima volta che li ho avuti sono passati diversi anni. Spero di portarli alla riproduzione questa volta (cosa che non mi era riuscita pur avendo allevato un gruppo di S. osphromenoides per più di due anni).
Qualche anno con le "mani a mollo", e la positiva esperienza con le Malpulutta kretseri, spero possa fare la differenza.
L'acqua non è ancora perfetta ma ci sto lavorando. Il cibo (vivo), non manca. La vasca è di buone dimensioni ed è tutta per loro.

Fatemi gli auguri che questi schiattano anche solo a guardarli male.

Vado a torbare l'osmosi (che per me è un pò come l'odore del napalm la mattina appena alzati!).

26 novembre 2006

Dicrossi, accette e fiori singalesi



I Dicrossus filamentosus sono pronti. Hanno passato qualche settimana al "freddo e al gelo" (T bassa e conducibilità alta), le femmine sono belle cicciotte e il maschio...il maschio è pronto (vedi foto...chiamiamole cosi).

Questa volta il cambio di stagione passa attraverso una diversa preparazione dell'acqua. Piovana/Torba+Equilibrium. Uso da anni la piovana al posto della RO e la torba di sfagno al posto della torba in granuli ad uso acquariofilo. La vera novità, almeno per me, è l'aumento della conducibilità attrarso i sali Seachem. Questo perché ho sposato in pieno, almeno in linea teorica, la tesi di Nonno Wright (chi legge il forum Singaporeano di killies.com, sa di cosa parlo).
Tranquillizo l'amico Signifer, artefice, tra l'altro, dell'innesco esplosivo delle toerie singaporeane testè citate.
La coppia di Aphyosemion (Chromaphyosemion) bivittatum Funge, sta benissimo!!! Mangia con gusto chiro congelati, dafnie vive e granulare. Li rimpinzo ancora un po' e pure loro avranno il tanto agognato aumento di T. Hai visto mai che ci scappa qualche ovetto?




Le Malpulutta kretseri protagoniste dell'ultimo post stanno benone, i giovanili crescono e la coppia è sana (anche perché ho solo una femmina adulta che tengo sotto stretta sorveglianza). Purtroppo il nido oggetto delle mie apprensioni è stato un fuoco di paglia. Dopo averlo aspirato ho constatato che non c'era stato l'accoppiamento. Devo isolarlo sto maschietto "on fire"...





Ultima nota per le Carnegiella sp. I guru mi hanno detto che potrebbero anche non essere C. strigata strigata e nel frattempo il nome specifico lo eviterei (le sottospecie del genere sono state revisionate e non sono più valide, qui la metto solo per comodità). Il gruppeto va infoltito se no li ovetti quando me li fanno? Ho notato, in questo brevissimo lasso di tempo, che non sono gregari se non c'è un pericolo percepito (ma questa è un po' una prassi nei piccoli caraciformi), anzi, spesso, mostrano una spiccata territorialità.



04 novembre 2006

Malpulutta. Bolle, avannotti e tanta pazienza.





Mai visti avannotti cosi piccoli. Neanche con i protozoi figli delle bucce di banana riesco a tirarli su.
Provero' con tuorlo d'uovo e nauplii di copepodi. Il padre incurante del freddo di questi gg e forte del suo dominio in vasca sembra quasi annoiarsi di fronte ai miei goffi tentativi di alimentare la sua prole. Ingrato (anche se bellissimo), se non collabora non gli attacco il riscaldatore quest'anno.




Se non ne salvo neanche uno butto tutto all'aria e mi do agli incubatori orali o ai reofili. Ne fanno pochi ma almeno non devo stare li a imboccarli 12 volte al giorno. Questa volta poi ha fatto il nido in una cavità inaccessibile. Sono tentato, quasi quasi aspiro tutto e schiudo a parte.


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