Questo libro ripercorre l’ideazione, la progettazione e la costruzione della Palm House nei Royal Botanic Gardens di Kew. Detta così, potrebbe sembrare una cronaca tecnica lineare; in realtà, il contesto storico, sociale e botanico dell’Inghilterra vittoriana trasforma questo racconto in un viaggio epico.
Dalle aspre lotte politiche che portarono alla nascita dei Kew Gardens come istituzione pubblica, fino alla nomina del primo Direttore, l’opera offre uno spaccato vivido sulla gestione del verde pubblico dell’epoca. Ci proietta in un secolo dominato da un vero e proprio “furore” per la ricerca vegetale, mostrandoci come la botanica fosse percepita non solo come scienza, ma come pilastro dell’identità nazionale.
L’autrice dedica capitoli affascinanti alla sfida ingegneristica. In un’epoca in cui la scienza sperimentale era ancora embrionale e procedeva per tentativi empirici, ogni scelta era un salto nel buio: meglio il ferro battuto o la ghisa per lo scheletro? Quale tonalità di verde doveva avere il vetro per schermare il sole senza uccidere le piante? Come riscaldare un volume d’aria così immenso e dispersivo?
Ma al di là dei tecnicismi, a colpire è la visione sociale. Nell’Inghilterra di metà Ottocento, i parchi e gli orti botanici dovevano essere gratuiti e accessibili: la bellezza della natura era uno strumento di elevazione spirituale per le masse, ma anche il palcoscenico perfetto per esibire la grandezza di un Impero che toccava ogni angolo del globo.
Il simbolo assoluto di questa potenza era il taxon delle Palme (Arecaceae). Esse incarnavano la “botanica utilitaristica”: piante provvidenziali dai mille usi, la cui maestosità esotica doveva essere fruibile da chiunque.
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| William Jackson Hooker |
Il racconto si intreccia poi con le vite dei grandi esploratori che, dalle foreste più remote, spedivano in madrepatria esemplari rarissimi protetti dalle celebri Wardian Cases (i progenitori dei nostri terrari). Vediamo sfilare una galleria di personaggi straordinari: dal primo direttore William Hooker — padre di quel Joseph Dalton Hooker che fu amico intimo di Darwin — a giganti come Alfred Russel Wallace e von Humboldt, passando per architetti, operai e giardinieri che hanno trasformato un sogno di vetro in una realtà monumentale.
Pubblicato nel 2020 e disponibile solo in lingua originale, il libro può risultare a tratti farraginoso o eccessivamente tecnico in alcuni passaggi. Tuttavia, resta una lettura che consiglio vivamente a chiunque subisca il fascino degli orti botanici, delle serre tropicali e delle atmosfere dell’Inghilterra vittoriana fatte di vetro e ferro battuto.





