07 dicembre 2010

Rossa di sangue nelle zanne e negli artigli

Questo è uno squalo, che ti si mangia vivo! 
Ti addenta, ti dà una strizzata e sei fatto. 
E va ucciso alla svelta, per non fare scappare i turisti 
prima che li abbiate spennati per bene!
Quint (Jaws, 1975)


Carcharhinus longimanus Poey, 1861

© Johan Lantz
Wikimedia Commons

La notizia probabilmente la conoscete già. Ora sarebbe bello snocciolare qualche statistica reale sulle probabilità di essere uccisi da uno squalo piuttosto che morire fulminati in un temporale, investiti da un auto sulle strisce pedonali, sbranati da una muta di cani randagi, morsi da una zecca o punti da una vespa.
Sarebbe bello si ma forse inutile. Io continuo comunque a vedere un mammifero terrestre poco abile nel nuoto attaccato in acqua da un grosso pesce cartilagineo predatore.
Troppo cinico forse. Forse è meno cinico tentare di risolvere il problema uccidendo tutti gli squali che capitano sotto tiro.  Meno male che già ci eravamo portati avanti col lavoro.

wikimedia commons

04 dicembre 2010

Carta (tanta) e Byte (pochi)

Wikimedia Commons


Anobii ha ripreso a funzionare. Amazon è sbarcato in Italia, ma ha lasciato il Kindle dall'altra parte. Gli e.book sono ancora roba troppo forte per noi italiani (qui due righe che condivido). Peccato perché con un sistema di vendita degli e.book più fluido e flessibile risolvere il problema della reperibilità di alcuni libri divulgativi, come questo ad esempio, sarebbe un scherzo.

Sempre in tema ma con un approccio più fisico che metafisico.
Nuova libreria a Roma specializzata in saggistica scientifica. Qui trovate tutto. Un settimana fa sono stato all'inaugurazione e nel marasma generale ho visto che la selezione è ottima.  Io non volevo prendere niente poi ho trovato questo e non ho resistito. Fateci un salto perché merita¹ e anche perché, per quest'anno, sarà la sede del "Caffè Scienza" che tanto per dire a marzo ospiterà Enrico Alleva e ad aprile Telmo Pievani. 
Visto che ci siamo non potete non sapere che, sempre a Roma, c'è un negozio piccolino ma stracolmo di libri naturalistici al quartiere africano. Merita anche questo².


¹Non mi pagano
²No, non mi pagano neanche loro

26 novembre 2010

L'invasione dei microcorpi

Ernst Haeckel
Kunstformen der Natur (1904), plate 56: Copepoda

C'è una frase di Konrad Lorenz che va per la maggiore ultimamente: 

una cosa che non fa danni: l'acquario 

Questa frase non è apocrifa ma è il titolo del capitolo dedicato all'acquario nel libro divulgativo più famoso di Lorenz “L'anello di re Salomone”. In realtà l'acquario descritto da Lorenz non era un acquario come lo si intende oggi. Era un recipiente con un po' di ghiaia, acqua, piante, invertebrati e pesci che lui pescava nei paraggi della sua abitazione. Non aveva filtro, al massimo indulgeva sugli aeratori, niente luci artificiali, la luce infatti era quella solare. Anche i retini erano fatti a mano. 

L'acquario aveva come obiettivo l'autosufficienza biologica ed è stupefacente ancora oggi leggere quelle poche pagine e ritrovare una certa freschezza in un approccio ecologico oggi quasi completamente perduto o, nella migliore delle ipotesi, completamente travisato (l'acquario naturale giapponese e l'acquario biotopo sono forse gli esempi più disarmanti). 

Vista la situazione attuale Lorenz direbbe ancora quella frase? L'acquario è ancora una cosa che non fa danni?

Vedendola, questa situazione attuale, forse un brivido di disgusto gli correrebbe lungo la schiena. Specie portate all'orlo dell'estinzione, sfruttamento minorile negli allevamenti intensivi, ibridi discutibili e un esercito di alloctoni in giro per il mondo a far danni. 

Proprio gli alloctoni sono stati al centro dell'attenzione ittiologica italiana un mesetto fa circa. Diversi pesci esotici sono stati ritrovati in un fiume toscano. Vi rimando al commento preciso e puntuale di Livio a cui c'è poco da aggiungere. 
Mentre scaricavo l'articolo sui ciclidi in Toscana però mi sono messo a scorrere la rivista dove è stato pubblicato e mi sono imbattuto in un articolo molto interessante (gli estremi sono alla fine del post). 
L'autore dell'articolo parte dal presupposto che anche se è facile introdurre vertebrati (pesci) alloctoni attraverso l'acquariofilia e ancora più facile introdurre invertebrati alloctoni in natura attraverso il vettore acquario. 

Come? Con i cambi d'acqua. 

Ok, viene un po' da sorridere. Personalmente non avevo mai pensato a questa possibilità. E' invece basta farsi due conti. 
E l'autore, questi conti, se li è fatti davvero e devo dire che mi hanno sorpreso parecchio. Anche se riferiti alla Nuova Zelanda potrebbero essere applicati anche da noi senza particolari problemi. 
Ecco i “conti della serva“: in Nuova Zelanda ci sono circa 1.6 milioni di abitazioni, circa l'8% (128.000) di queste hanno un acquario. Da queste abitazioni attraverso i cambi d'acqua, circa 120 litri per acquario per anno, vengono “gettati” qualcosa come 20.4 milioni di litri d'acqua (non male per un paese con appena 4.4 milioni di persone). Ora cosa c'è in questi 20480 metri cubi di acqua “sporca”?

Altro conticino: quando cambiamo l'acqua lo facciamo per togliere lo sporco, inquinanti inorganici e organici, ma in realtà togliamo anche un pletora di invertebrati che in quello “sporco” vivono e proliferano. Non sono pochi eh, parliamo di circa 540 individui per litro; questi individui appartengono a specie afferenti ai più disparati taxa come: molluschi, nematodi, platelminti, crostacei,anellidi, cnidari (si, c'è anche una piccola medusa d'acqua dolce), che moltiplicati per i milioni di litri di cui sopra fanno la bellezza di 11.0 x 10^9 animaletti (undici miliardi e spiccioli). Molte delle specie invertebrate sono esotiche. Arrivano con i pesci, sopra di loro o dentro di loro. e con le piante.

La maggior parte di noi l'acqua la butta nel sciacquone e finisce lì, in quanto se debitamente trattate quelle acque non dovrebbero presentare problemi, ma alcuni neozelandesi la usano per innaffiare i prati o per rabboccare i laghetti in giardino (io per esempio la uso per innaffiare, in quanto ricca di sostanza nutrienti, fosfati e nitrati in testa, che la rendono un concime perfetto). 

Fino ad oggi io non ci vedevo nulla di male. In realtà l'autore dell'articolo spiega come specie di invertebrati alloctoni radicati, o specie non native non ancora radicate ma già campionate nelle acque interne neozelandesi, siano probabilmente arrivate, o stiano arrivando, proprio attraverso i cambi d'acqua degli acquari casalinghi. 

Neanche i cambi d'acqua sembrano più cosi innocui.

Duggan. (2010) The freshwater aquarium trade as a vector for incidental invertebrate fauna. Biol Invasions (2010) 12:3757–3770

05 novembre 2010

Dov'è finito il Rio Negro?

Copyright © Heiko Bleher


Questa immagine non sta facendo il giro del mondo



Io comunque ai presidenti del futuro più che fargli studiare la fisica gli farei studiare un po' di ecologia. Magari anche un testo divulgativo eh, una cosa cosi insomma:


Tanto per iniziare a capire che un pò di predittività, il libro di Wilson ha 20 anni, la possono trovare anche in discipline di cui ignorano l'esistenza.

25 ottobre 2010

Vecchiezza tassonomica


Lepidocephalichthys guntea Hamilton, 1822
Fauna of British India (fishes, volume 1-2), 1889


Di nomi strani la tassonomia è piena. Se vi fate un giro qui  avrete modo di notare quanta fantasia permei il settore. Personalmente trovo adeguati tre categorie di nomi specifici: quelli che richiamano a caratteristiche fisiche (macrostoma, trifasciata, longicauda, leucosternon ecc.), quelli che richiamano la biogeografia (australe, nicaraguensis, bolivianus ecc.) e quelli, i miei preferiti, dedicati a personaggi illustri della branca zoologica cui appertiene la specie descritta (agassizi, nourissati, regani ecc.). 


Tutti gli altri, anche se validi tecnicamente quanto gli altri, non mi piacciono. Eppure nomi strani continuano a saltare fuori da ogni parte. L'ultimo, in ordine di tempo, viene da un simpatico ricercatore dell'università di Auburn¹ che ha pensato bene di dedicare una specie di Lepidocephalichthys ai Led Zeppelin (Lepidocephalichthys zeppelini), perché l'estensione dei raggi delle pinne pettorali ricorda la forma della Gibson usata da Jimmy Page.
A stiracchiarla ricorda una caratteristica anatomica. A stiracchiarla. 
Comunque a me 'sti nomi strani continuano a non piacere. 
Sarà che ormai sono vecchio dentro.




¹ istituto accademico che ai più non dirà nulla ma che, per chi ama "il gioco", non può non ricordare questo tipetto qui; puro figlio del sud e del pollo fritto che con un corpo da scaricatore faceva i 100m sotto gli 11" e che potendo assestava gomiti nelle coste di poveri angolani in quel di Barcellona '92

19 ottobre 2010

Dai Greci a Darwin



Due righe su di un libro che altrimenti rischia di passare totalmente inosservato.
La Robin Edizioni ha ristampato un interessante libro di Henry F. Osborn scritto alla fine dell' 800.


Si parte dai presocratici ionici fino ad arrivare a Darwin (e questo lo si capiva anche dal titolo) anche se in realtà la parte "grecoromana" pare un po' sottotono rispetto al resto del testo (per dare merito alla filosofia naturale di quel periodo forse è meglio questo, se non altro per l'analisi di alcuni pensatori, vedi Lucrezio, da cui probabilmente un certo pensiero selezionista deve essere emerso). Anche la critica della scuola prescolastica e scolastica è abbastanza veloce (più Sant'Agostino che Bacone e Tommaso D'Aquino) anche se è curioso leggere la descrizione del processo intellettuale che ha dato vita alla definizione della "creazione speciale" (creazionismo moderno e disegno intelligente vengono tutti da qui).

La parte che ho trovato più interessante è quella degli evoluzionisti predarwiniani. Ottimi i capitoli su Buffon ed Erasmus Darwin, bellissimi quelli su Lamarck. 

Visto l'anno in cui è stato pubblicato, il 1894, stupisce la lucidità nell'affrontare, già in quel periodo, molti temi cari all'evoluzionismo moderno. 
Ma non è che la Sintesi Moderna, dandoci una solita base genetico-matematica, si è presa un po' troppo di quel tipo di speculazione filosofica?


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