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20 dicembre 2013

Copella arnoldi


By Zikamoi CC-BY-3.0 via Wikimedia Commons
Copella arnoldi (Regan, 1912)

A volte capita ancora di fare cose divertenti. Capita anche di avere una vasca a disposizione che per come e` stata concepita proprio non funziona. E allora si abbassa il livello dell acqua si mette una bella radice semiemersa e ci si incastrano tre specie vegetali idonee a fare tutto da sole¹. Poi, se in mezzo agli ordini settimanali di routine, si riesce a mettere una specie a cui si e guardato con interesse per anni ma che non si è mai avuta occasione di prendere, allora la cosa si fa interessante. Si fa interessante perche' quell' Anubias barteri dalle foglie cosi grandi pare proprio fatta apposta per dei pesci che depongono fuori dall'acqua. Copella arnoldi non e' l'unica specie che lo fa ma e l'unica che lo fa in maniera cosi interessante. I maschi sono il doppio delle femmine e sono dei bulli. Girano veloci, minacciano gl altri maschi, corteggiano le femmine, controllano il territorio e spesso fanno tutte queste cose contemporaneamente. Il bello e' il momento dell' accoppiamento e quindi metto un video che spiega bene la cosa.




Deporre fuori dall' acqua e un vantaggio evolutivo cosi grande? Forse vista la diffusione in natura di questa soluzione non sembrerebbe. Eppure la complessita' delle cure parentali fa supporre quella lunga pazienza cieca necessaria ad affrontare cure cosi elaborate e particolari; senza contare che a farle non e' un ciclide o un altra specie appartenente ad un gruppo con strategie riproduttive moderne. Coordinare il salto, deporre e fecondare in apnea, tornare giu'. Sembra facile ma non lo e' come non e' facile per i maschi sostare sotto le uova adese lassu', in quel mondo cosi' diverso, e ogni tanto dare un colpetto di coda per tenere umida la covata. Il tutto con la necessita' sempre cosi forte di fare il bullo, di dare qualche colpo ai maschi rivali o accoppiarsi di nuovo con qualche altra femmina (un maschio teneva d'occhio due covate prodotte da due femmine diverse su foglie vicine).



Uno dei due maschi presente nelle vasca e una delle femmine

particolari di un paio di covate

La natura non e' perfezione e quindi e' facile vedere tentativi andati a vuoto, allineamenti sbagliati nel salto, foglie troppo fragili per ospitare la coppia². Capita anche di vedere il maschio che salta con due femmine con il solo risultato di produrre un'orgia verticale fallimentare. Gli "splash tetra" sono generosi da un punto di vista comportamentale, mai timidi, robusti e permissivi in fatto di acqua e cibo. L' unica cosa di cui non possono fare a meno e un superficie a un decina di centimentri dall' acqua perche' per mettere in scena lo spettacolo serve un palcoscenico. Purtroppo il gruppo che ho vive in una vasca espositiva a lavoro quindi non ho mai avuto il tempo e la possiblita' di tirare su gli avannotti, ma credo che del muschio posto in modo strategico possa risolvere alcuni dei problemi legaati alle ridottissime dimensioni delle larve e degli avannotti. I lebiasinidi non sono molto diffusi in italia ed è un peccato perché costano poco, sono robusti e con comportamenti unici. 


¹Le piante sono Anubias barteri var. barteri, Microsorum pteropus e Hydrocotyle leucocephala. Le ho incastrate semplicementre tra i rami di una radice abbastanza intricata lasciandole libere di crescere. La cosa importante e' assicurare una umidita' elevata nella zona emersa garantendo allo stesso tempo una corretta ventilazione. Purtroppo queste due ultime condizioni sono difficili da ottenere perche' nessuno degli acquari e dei terrari in commercio e' adatto ricreare queste condizioni. L'unica e' fare delle prove e delle modifiche alle vasche a disposizione.



²Qui ci sarebbe una cosa interessante da dire in merito alla diffrazione della luce attraverso l'acqua e la capacità che hanno i pesci di vedere fuori dalla stessa compensando la distorsione. 




22 luglio 2012

Piccolo, e breve, ritorno alle origini.



Qui una volta era tutta "ittiologia domestica". Ora non lo è più ma ogni tanto qualcosa si riesce ancora a fare¹. Una manciata di pesci matita e una specie di Apistogramma che ho inseguito per anni. 
Poi, se la cosa procede, vi dico come è andata.


¹ Foto prese con il telefono



08 ottobre 2010

Modanature (transitorie)

Ogni tanto qualcuno mi chiede cosa ho nelle vasche in questo momento. In realtà non molto. Sono in una fase di transizione logistica e quindi non riesco a dedicarmi a taxa specifici come vorrei. Di solito, infatti, cerco di avere una certa continuità logica con le specie che mi interessano; per alcuni anni mi sono interessato agli anabantoidei, poi ai ciprinodontidi e infine ai ciclidi dell'africa occidentale. Sempre cercando di allevare, in vasche diverse, specie affini tra loro per avere una visione d'insieme più organica e continuativa. Credo che questo approccio "comparato" sia molto più interessante e soddisfacente.

Ovviamente per fare ciò è necessario tempo e costanza. Visto che al momento difetto di entrambe le cose ho preferito tenere le vasche semi vuote, soprassedendo anche con i gobidi e i balitoridi (ceduti ad amici e conoscenti), in attesa di tempi migliori. Ma non riesco a resistere alle modanature della natura, specialmente se è possibile trovarle in quei luoghi cosi poco promettenti come possono essere i negozi italiani. E allora ecco quello che ho "raccattato" negli ultimi tempi.


 Badis badis (ma dal pattern non ne sono cosi sicuro)
 



Tylomelania sp.  (trovate piccoline appena nate in una vasca affollatissima tra un po' dovrebbero iniziare a riprodursi anche loro)







Iriatherina werneri


Homaloptera sp. (smithi?)



20 aprile 2009

Indeterminazione



[...], il giardiniere separa una pianta se desidera che vari-
animali addomesticati tendono a variare.

Charles Darwin
Taccuino E



Avete presente il secondo Jurassic Park di Spielberg? Ad un certo punto c'è il matematico (interpretato dall'ottimo Jeff Goldblum) che dice, citando il principio di Heisenberg, " se tocchi qualcosa, la cambi".
Ora il principio di indeterminazione non dice proprio questo ma devo dire che è una buona estrapolazione biologica.
(E' risaputo del complesso d'inferiorità che i biologi hanno nei confronti dei fisici. Un pò perché la fisica è molto più formalizzata rispetto alla biologia e un pò perché tutti i biologi teorici vorrebbero avere un oggetto potenzialmente epistemico come il principio di Heisenberg. Sul perché non dispongano di un oggetto del genere non è facile dare una spiegazione ma con ogni probabilità un oggetto del genere in biologia semplicemente non esiste.)

Bene, che c'entra tutto questo con i pesci? In realtà non molto ma a dire la verità mi è venuto in mente perché spesso sento parlare di specie pure, ibridi e selezioni estreme di esemplari con tanto di verdetti accessori che non tengono presente una chiave di lettura basilare.

Questo non è un blog di acquariofilia; anzi con l'acquariofilia non ha niente a che vedere. Quindi non parlo delle selezioni e degli ibridi che sono, a tutti gli effetti, un normalissimo prodotto di un hobby che pone, è bene ricordarlo sempre, l'acquario, e non i pesci, come centro focale.
Personalmente non strabuzzo gli occhi quando vedo ibridi complessi come i red parrot o selezioni esasperate come alcuni carassi. Fanno parte di quel mondo. L'unica interfaccia è data dalla necessità di reperire esemplari da mettere nelle nostre vasche e, visto che in Italia è completamente assente la comunità di allevatori privati presente nel resto del mondo, l'unica alternativa e andare nei negozi.

Tempo fa avevo parlato dei colli di bottiglia e dell'effetto del fondatore applicato ai pesci presenti sul mercato.
Il discorso era più o meno questo: dopo N generazioni le frequenze alleliche cambiano, i genotipi cambiano, i pettern cambiano e, ovviamente, i fenotipi cambiano e si stabilizzano. Il risultato è che quelle in cattività sono specie molto differenti da quelle naturali. Alcune poi rappresentano una sola piccola popolazone naturale che però è presente in milioni di esemplari nella vasche di tutto il mondo. E qui mi ero fermato.

In realtà il discorso è possibile portarlo su di un livello ancora più basso.
Molti pensano che l'unico modo per evitare questo problema dei colli di bottiglia dovuti all'allevamento artificiale sia quello di prelevare i pesci direttamente in natura. Ovviamente c'è subito un altro problema dovuto all'effetto del fondatore che porta deviazioni sostanzialemente più corpose e veloci dei colli di bottiglia. Come uscirne se non con l'osservazione basilare di cui sopra?

L'osservazione è data dall'analisi del problema gerarchico. Se abbiamo in vasca degli esemplari della specie X in realtà noi non abbiamo la specie X ma solo alcuni esemplari delle specie in questione. Non possono essere rappresentativi neanche in popolazioni molto piccole e isolate come in alcuni taxa (e.g. ciprinodotidi), in quanto la relativa instabilità delle frequenze non porta, neanche in questo caso, ad avere esemplari fedeli della popolazione.

Quindi le discussioni sul non incrociare le popolazioni sono sicuramente esercizi utili. Sul breve periodo la pratica da anche ottimi risultati. Come dicevano i ghostbuster "mai incrociare i flussi".
Ma tutto sommato dal momento che li abbiamo in vasca abbiamo già operato una selezione arbitraria e significativa che ci porta alla riflessione finale tramite l'incipit iniziale.

Se tocchi qualcosa la cambi. Basta saperlo.

31 marzo 2009

Flussi laminari


l'universo [...] è scritto in lingua matematica
Galileo Galilei



Equazione di Reynolds:

Re = pUL/v


Questa i pesci la conoscono bene.


Beaufortia cf. kweichowensis


.

23 gennaio 2009

Una questione di colore

La coppia di P. subocellatus continua, goffamente, a riprodursi. Portano fuori le larve troppo presto e con troppo sacco vitellino (vedo gli ultimi avannotti/larve della seconda riproduzione mentro scrivo questo post). Poco male, impareranno. Tutto sommato sono ancora giovani e hanno comunque dimostrato di avere affinità.

La cosa che più mi stuzzica però è la variabilità dei pattern della femmina in corrispondenza di determinati comportamenti. Non è una cosa nuova per me (tutti i chromidotilapini hanno femmine che cambiano colore spesso e in tempi rapidissimi, senza contare che questa è la quarta specie di Pelvicachromis che tengo nelle vasche), ma non riesco a rimanere indifferente a questa loro caratteristica e finisco col ritrovarmi incollato al vetro come un bambino di fronte alla vetrina di un negozio di caramelle.

Provo a schematizzare. La rassegna è incompleta e soggettiva. Quello che noi vediamo con gli occhi e una parte infinitesima e arbitraria delle comunicazioni che intercorrono tra i pesci.



Atteggiamento neutro. Non ci suono uova e non c'è volonta di riprodursi. Le fammina ha la pancia rossa solo per dire al maschio che è del sesso opposto e non un rivale. Foto scattata un paio di giorni dopo l'nserimento della coppia.


La pancia cominicia a colorarsi di viola e l'opercolo branchiale intensifica il giallo. "Sto cominciando a far maturare le uova, sono potenzialmente disponibile e sto cercando un nido decente".


La pancia vira dal viola al rosso e ai lati del corpo si comincia a vedere una colorazione nerastra. Il nido c'è, la maturazione delle uova è quesi finita. "Maschio tieniti pronto e non fare troppe storie".


foto presa da qui

Pronti, partenza, via. I giochi sono fatti. La femmina mette la lingerie delle grandi occasioni che manda in corto il cervello del maschio. Il rosso intenso della pancia risalta sul nero dei lati. Si depongono le uova e iniziano le complesse cure parentali.Appena finito l'accoppiamento la femmina toglie il vesito provocante e si mette comoda. Difende le uova, picchia il maschio che si allontana troppo dal territorio e ogni tanto esce a mangiare.
Il tempo necessario al cambiamento di livrea che intercorre tra la foto precedente e questa può essere rapidissimo (in pochi secondi).


Barra scura medio laterale bene in vista. Complesso disegno nero sulla testa ben definito (dalla foto non si vede bene). Ci sono i piccoli in giro. Non si da nell'occhio e nello stesso tempo si deve essere un chiaro punto di riferimento per la prole.


Ovviamente mancano tutti i comportamenti accessori (che diventano accessori solo nella nostra scala di segnali sensoriali ovviamente). Movimenti, tremolii, balletti sincronizzati e molto altro ancora (altri "stati cromatici" più o meno evidenti, stimolazioni chimiche e , perché no, suoni)

Come detto prima è solo una rozza schematizzazione, nulla di più.

28 dicembre 2008

Natale in casa subocellatus


Le larve si vedono appena. Il fatto che siano criptiche per natura non aiuta la mie scarsa attrezzatura e le mie ancor più scarse doti fotografiche. A scanso di equivoci le ho cerchiate.




Le larve hanno ancora parecchio vitello nel sacco quindi si muovono poco e non si alimentano. La madre li ha portati fuori dal sito di deposizione, sotto una radice di torbiera, portandoli allo scoperto. Di solito la nidiata non ancora metamorfosata viene si spostata, ma in luoghi più tranquilli e riparati. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che questa è la prima riproduzione e che la vasca è relativamente tranquilla.

Metto anche un paio di video. Il maschio è un pò acciaccato per la solita indolenza che i maschi del genere mostrano nei confronti delle cure parentali. Le femmine di solito non gradiscono e con le cattive li rimettono in riga. Ma i rapporti di coppia sono sempre parecchio strani. Come ho detto ci tornarò con più calma appena avrò un pò di tempo.





Aprofitto per fare gli auguri a tutti. Anche se Natale è passato sono ancora in tempo per l'anno nuovo.
E come salutava qualcuno...

Best Fishes

12 dicembre 2008

Pelvicachromis subocellatus

In attesa dei gobidini, attesa che per inciso potrebbe durare ancora a lungo, e spinto dalla passione di un altro socio AIC di Roma, sono tornato ad un altro vecchio pallino. I ciclidi dell'africa occidentale.



Questi dovrebbero essere dei P. subocellatus "matadi". Il condizionale è d'obbligo. La biologia dei P. subocellatus in natura è praticamente sconosciuta e se a questo sommiamo i soliti problemi che affliggono i pesci riprodotti (selezioni volontarie e non, colli di bottiglia e ibridazioni tra popolazini intraspecifiche), la convinzione di avere un fenotipo "puro" è assolutamente velleitaria; per amore di discussione li chiamerò, quindi, solo con il binomio, questo almeno è sicuro, e senza orpelli biogeografici.

Ma al di là dei soliti dubbi geotassonomici la cosa più interessante dei Pelvicachromis è il paradosso ecologico-riproduttivo che si portano dietro. Il paradosso proviene: dal dicromatismo inverso, dal fatto che i maschi di alcune specie di Pelvicachromis possono haremizzare con maschi satelliti e dalla evidente asimmetria nelle cure parentali. La questione è diffusa in tutta la tribù dei chromidotilapini (il taxon ora sappiamo essere monofiletico) e in pocchissimi altri taxa di ciclidi (al volo mi vengono in mente solo alcune Crenicichla, che però vivono in un altro continente!).

Ok, l'argomento merita più spazio quindi mi fermo qui e riprendo la questione tra qualche giorno.

24 ottobre 2008

Il primo amore


E' stato un colpo di testa. Ma non ho resistito.
Gli Sphaerichthys osphromenoides sono la mia specie feticcio. Dall'ultima volta che li ho avuti sono passati diversi anni. Spero di portarli alla riproduzione questa volta (cosa che non mi era riuscita pur avendo allevato un gruppo di S. osphromenoides per più di due anni).
Qualche anno con le "mani a mollo", e la positiva esperienza con le Malpulutta kretseri, spero possa fare la differenza.
L'acqua non è ancora perfetta ma ci sto lavorando. Il cibo (vivo), non manca. La vasca è di buone dimensioni ed è tutta per loro.

Fatemi gli auguri che questi schiattano anche solo a guardarli male.

Vado a torbare l'osmosi (che per me è un pò come l'odore del napalm la mattina appena alzati!).

08 settembre 2008

Wrong way

Avevo un problema di parassiti branchiali. La cosa si era diffusa in tutte le vasche e la situazione si era fatta preoccupante Decido di dare una bella ripulita con un potente antiparassitario.
Di solito uso un bilancino per preparare la soluzione madre. Questa volta, non avendo il bilancino sotto mano, ho fatto ad occhio. MAI FARE AD OCCHIO CON I PRINCIPI ATTIVI, MAI!!!.
Parassiti sterminati, qualche pesce ha accusato un pò ma niente che un buon cambio d'acqua non potesse risolvere in un paio d'ore.

Tutti tranne uno.



La femmina di Lamprologus kungweensis è andata. Mi rode parecchio stavolta. Per due motivi.
In primo luogo per la modalità del decesso. Capita di perdere degli esemplari ma perderne uno cosi è proprio da idioti. Non sono un fan della solzione farmacologica, anzi. Uso medicinali solo se veramente costretto e vista la poca manegevolezza dei prodotti sto attentissimo ai dosaggi. Lo dico come aggravante non certo come scusante.
Secondo: l'esperienza con gli scavatunnel non è propriamente andata come speravo all'inizio. Ci speravo parecchio e lo confesso; mi interessava moltissimo mettere i pesci in condizioni favorevoli e mi ero studiato la realtà del "mud-dwelling" al meglio delle mie possibilità. Avevo allestito secondo stretti dettami ecologici. Sabbia, tunnel, acqua pulita, cibo adatto e nessuno stress esterno. Eppure alla casella covate andate a buon fine 0 spaccato.
Forse deponevano all'interno dei tubi senza far mai uscire i piccoli o forse i tubi non andavano bene (in verità a turno li hanno provati tutti, scavando e dissotterrando come ossessi), preso da disperazione ho provato anche con dei gusci di lumaca.
Troppi forse; ho sbagliato qualcosa senza avere la minima idea di cosa sia andato storto. Ora il problema è se continuare con loro prendendo un altra femmina o lasciare stare e dedicare la vasca a qualcosa d'altro.
Potrei cambiare il materiale dei tubi sostituendolo con del pvc rigido, questo si. Altro al momento non mi viene in mente.

Ogni idea è ben accetta.

Percomorfo amareggiato.

Errata corrige: a passare a miglior vita è stato il maschio come si vede molto bene dalla foto.
Mi sto rincoglionendo in via del tutto definitiva. La traduzione in inglese ha la forumla corretta.

01 settembre 2008

Coppia di noni

femmina a sinistra-maschio a destra


Purtroppo le femmine sono ancora piccoline. Da adulte sono quasi il doppio dei maschi. Appena riprendo la completa funzionalità della mano sinistra (ho avuto un piccolo incidente al pollice), gli preparo cmq il mop. Anche se credo che le riproduzioni siano rimandate all'anno prossimo tentar non nuoce.


06 maggio 2008

NaCl, come se piovesse

Gli Aphanius che vivono in alcune saline con densità demenziali fanno parte di catene trofiche tra le più piccole al mondo. In soldoni in questi bacini riesce a crescere solo un produttore primario (alga unicellulare), un consumatore primario che si pappa l'alga filtrando l'acqua (Artemia sp.) e consumatore secondario che si pappa l'artemia (Aphanius fasciatus). Fine della storia.
Il tutto avrà sicuramente più spazio in un altro post in programma. Appena ho tempo di reperire tutta la bibliografia vedrò di far uscire fuori qualcosa di più sostanzioso. Anche perché questi killi sono incredibilmente specializzati nel vivere a diverse densità attraverso una regolazione genica fine. Eurialinità allo stato dell'arte.


Vabbè il punto adesso è un altro. Quando mi hanno dato questi Aphanius mi sono fatto prendere un pò dal panico. La cosa è stata improvvisa (preavviso di 24h), non avevo vasche libere in casa e l'unica soluzione era quella di mettere su una vasca esterna.
Piglio un vecchio 60 litri e ci metto del sale marino sintetico per 120 litri (la densità del sito di raccolta era 1040 , mica uso il termine "demenziale" tanto per dire), acqua di rubinetto e un legnetto per tranquillizzarli. La vera preoccupazione era il filtraggio. Non potevo usare le piante che uso di solito (nessuna pianta superiore potrebbe sopravvivere in quelle condizioni nemmeno le alofite più estreme) e neanche un qualsivoglia sistema di filtraggio (dove ho le vasche non ho energia elettrica). L'unica speranza era riposta nell'acqua dei pesci.
Se li dentro erano sopravvissute anche solo una manciata di cellule fotosintetizzanti tutte le preoccupazioni sarebbero state inutili.


Prometto di cambiare foto appena possibile. Ma volevo mostrarvi il "miracolo".
Dopo 3 settimane acqua verde, pesci in salute e zero preoccupazioni. Mangiano come porcelli vivo e secco (pense sempre più che il cyclopeeze sia un dono del cielo).
Ancora qualche settimana all'ingrasso e poi si parte con un paio di mop sintetici.

08 aprile 2008

Propedeutica


Pomeriggio monsonico anzichenò.
E' piovuto talmente tanto che i secchi che uso per raccogliere l'acqua piovana erano già pieni dieci minuti dopo l'inizio delle ostilità metereologiche. Peccato perché volevo iniziare a fare qualche scatto alle vasche in giardino completemante riviste, riposizionate e riarrangiate. La mancanza di una muta della mia taglia e di una custodia impermeabile per la digitale sono state la sentenza definitiva.

Allora non mi restava che crogiolarmi al pensiero di inventariare la disponibilità d'acqua stagnante che avrò a disposizione. E ho inventariato.
Della decina di vasche racimolate negli anni un paio sono già state destinate ad un progettino che ho in mente per degli Aphanius fasciatus nostrani; un altro paio, le più piccole, per alcuni labirintidi asiatici belli tosti e almeno una, più un paio di secchi già "operativi", saranno destinati, a vario titolo, ad invertebrati acquatici.
Per queste però è ancora presto. La battuta di pesca al nono deve ancora essere programmata nei dettagli e per quanto riguarda i labirintidi è davvero troppo presto, le minime sono ancora basse per le specie tropicali che avevo in mente.

Restavano le altre vasche è per quelle le idee sono fin troppo chiare e i tempi già maturi: Elassoma spp., Jordanella spp., Cyprinella spp. e Notropis spp.
Però non voglio parlare in dettaglio di queste specie e di come avevo intenzione di distribuirle. Per quello ci saranno post e tempo a disposizione. Quello che mi ha colpito è che quest'anno la mia attenzione è caduta prevalentemente, e del tutto inconsciamente, su specie nordamericane!

Ritornare con la mente ad un incontro di qualche tempo fa è stato automatico. Non sto a raccontare come andarono le cose per filo e per segno perché il tutto potrebbe risultare un pò melenso. Insomma, e per farla breve, un cinque anni fa ebbi l'onore di conoscere Robert J. Goldstein. Ai più questo nome non dirà nulla. A me però dice molto visto che è uno dei pionieri dell'ittiologia domestica, autore del più bel libro sui ciclidi e delle più interessanti pubblicazioni sui labirintidi mai pubblicate. Uomo di scienza e grandissimo comunicatore. Vabbè tengo fede alla mia intenzione iniziale e lascio da parte le smancierie. Dico solo che fu un incontro intenso. A fronte di un curriculum impressionante fu con me molto gentile disponibile e umile. Fece anche un regalo immenso a me e a un mio amico che ora non c'è più. Non l'ho mai ringraziato abbastanza credo.

Perché associare R.J.G. ai pesci nordamericani?
Semplice, perché uno dei libri più belli che Goldstein abbia mai dato alle stampe è questo qua:


Il libro è del 2000. Lo comprai più per completezza e curiosità che per reale necessità. Inutile dire che me lo sto rileggendo con rinnovato interesse. Non è un libro puramete hobbistico ma non è neanche estremamente tecnico. E' un ottima via di mezzo. E' scritto da ittiologi professionisti e l'editore è una nota università americana. Quindi il risultato è molto formale se paragonato alle pacchianate della TFH.
Più di 400 pagine piene zeppe di informazioni e rigore. Se non fosse per la carenza di foto sarebbe il libro perfetto.

Non credo abbia avuto molto successo in europa. Le specie nordamericane sono di difficle reperimento e non sono andate mai di moda. Peccato perché la bellezza e la varietà delle specie neartiche farebbero invidia a molti degli equivalenti tropicali.


23 febbraio 2008

Rift Valley Mining Company


Ho fatto il bravo gli ho messo i tubi.
Quelli in pvc che avevo preparato me li sono persi, amen.
Ho riciclato un 16/22 che avevo messo all'inizio della storia di questa vaschetta.
Interro quattro pezzetti ben bene. Faccio fare capolino solo ad una estremità... e che fanno 'sti due!?
Mi denudano il tubo ripieno di sabbia e fanno un cratere!

Le cose sono due, o scavare gli piace troppo (ed è plausibile), oppure sono nel pieno di una profonda crisi esistenziale che li porta all'irrefrenabile impulso di farsi un nido stile Enantiopus.










16 gennaio 2008

Tateurndina ocellicauda et al.

Erano anni che volevo togliermi questo sfizio:


Vaschetta quasi dedicata. Un trio di Iriatherina werneri completano la popolazione ittica
Sono tutti ancora piccolini. Vedremo.
Avevo in mente di dedicare i 5 vetri a dei piccoli balitoridi reofili delle highliand del Borneo. Pazienza. Arriverà anche il loro di turno.

Intanto mi sto godendo appieno i nanetti tanganicensi.



Vasca dei L. kungweensis. La foto, come sempre, è indecente ma con un pò di attenzione si intravedono anche i due piccoletti.
Ancora non riproducono. Il problema credo che sia logistico (gli manca una tana). E dire che avevo preparato diversi tubi, rigidi e morbidi, proprio per loro. Devo solo ricordare dove diavolo li ho messi.


I L. similis vanno da soli. Forse il problema è opposto. Le tane erano finite e si sono bloccate le riproduzioni (ovviamente è solo un ipotesi). Ora ho aggiunto altre conchiglie ma credo che comunque quella vasca sia satura. Sfoltisco qualche subadulto. Se interessa io, e loro, siamo qui.




Per completare l'opera volevo parlare dei regali natalizi più belli (che infatti mi son fatto da me).





Peccato che insieme ai libri, compreso nel prezzo, non si possa comprare anche un pò di tempo per leggerli. Spero entro febbraio di poter dire qualcosa di più concreto.

18 luglio 2007

Jump!

Saltano, saltano e ancora saltano.
Lo sanno tutti, lo so anche io che ho iniziato ad allevarli qualche anno fa ormai.
Eppure questa volta sono rimasto fregato.

La splendida coppia di Aphyosemion (Chromaphyosemion) bivittatum "Funge" un paio di mesi fa mi ha lasciato. In tempi diversi,prima il maschio e poi la femmina, hanno fatto il grande salto.

Il rammarico più grande, oltre a quello ben più grave della leggerezza fatta nel lasciare il minimo spiraglio libero in superficie, è quello di non averli mai immortalati come avrebbero meritato.

Metto una foto non mia di un maschio della stessa popolazione.



La foto è tratta da uno dei siti più belli sui killi. Dategli un'occhiata che ne vale davvero la pena:
http://www.alfanita.com/english.htm

L'incazzatura per la morte della coppia, e per le foto mai scattate, m'è passata presto però.
Qualcosa, almeno, ha funzionato.
Ecco l'avannotto più grande:

25 aprile 2007

Primavera

Le vasche esterne sono pronte. Dopo un inverno passato tranquillamente sono state "riavviate" con un cambio parziale d'acqua. Le piante che c'erano sono ripartite spontaneamente (Lemna minor e Ceratophyllum sp.).
Altre sono state aggiunte qualche settimana fa (Eichornia crassipes, Phyllantus fluitans, Salvinia sp e Pistia stratiotes).

Metto le foto della vasca più anziana. E' in funzione da qualche anno e ora ospita la coppia di Aphyo e il gruppetto di Pseudomugil gertrudae (pesci che già avevo nella vasche in casa). Come ogni anno c'è stata, ai primi caldi, una fioritura di acqua verde. Un pò di dafnie hanno reso subito l'acqua trasparente.










Aggiorno anche la situazione dei N. similis.



Come si vede dalla foto la vasca è bella matura. La copertura biologica sulle rocce ha permesso alle covate (due, al momento), di crescere senza il bisogno dei nauplii di artemia. Grazie ai copepodi presenti in vasca gli avannotti trovano sempre parecchio cibo nell' aufwuchs. Appena li vedo cmq comincio ad alimentarli con secco di piccole dimensioni (Cyclopeeze e polvere SHG).



Il più grande appartiene alla prima covata e il più piccolo all'ultima. Questi due avannotti vivono assieme sotto una roccia. Altri avannotti hanno scelto altri anfratti, gusci vuoti o occupati (uno condivide la conchiglia scelta dal padre). Nesuno dei grandi "vive" con la madre.
Nei piccoli la parte più evidente è la banda arancio sulla dorsale e le pelviche celesti, la striatura tipica dei similis si manifesta molto tardi.

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