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14 marzo 2014

Labeo Barbus Crossocheilus Puntius Sahyadria, verso l'infinito e oltre, denisonii



By Michał Zalewski (Own work) via Wikimedia Commons

Del vecchio Puntius denisonii ne ho parlato qui, qui e qui (non si cliccano i qui perché non mi andava di ipertestualizzarli, troppo stanco, però lo fanno tutti e rende il post più autorevole anche il solo sapere che si è scritto in precendenza qualcosa che valga la pena rileggere). 

Vabbe' gli hanno cambiato il generico in Sahyadria, il cambiamento prevede pulizia filetica e ricollocazione sistematica di chi nel gruppo centrava poco. Lo specifico rimane lo stesso come anche data di descrizione e descrittore. Insomma sotto le foto, o se volete scrivere una cosa fatta giusta, ora si scrive:


Sahyadria denisonii (Day, 1865)


Fin qui la notizia è vecchia. Se siete del giro la sapete già. Ma se siete del giro e siete pure un pò nerd allora scaricatevi l'articolo da qui (stavolta funziona) e godetevi 'sta cosa  che a me piace tanto e mi ci incastro sempre come se non ci fosse un domani.
Che poi questo tipo di rappresentazioni dei rapporti tra viventi sembrano fatte per animali a simmetria radiale, tipo i ricci di mare. Secondo me un riccio di mare autocosciente coglierebbe al volo la complessitaà di questo tipo di grafica. Abbiamo mandato sonde fuoi dal sistema solare e facciamo disegni buoni per gli echinodermi.

13 giugno 2012

Ichthyologiae Archipelagi Indici Prodromus.

Puntius rhomboocellatus   Koumans, 1940


Nel 1860 Pieter Bleeker, ittiologo olandese, pubblica il secondo volume dell'opera in oggetto (il primo era sui siluriformi), che ha per interesse l'ordine dei "Cyprini" (somma non filetica dei due ordini Cipriniformi e Ciprinodotiformi). Oggi a distanza di un bel po' di tempo qualcuno ha tradotto l'opera, che in origine era in latino tecnico e olandese, mantenendo le illustrazioni originali.

Ve lo scaricate da qui: An illustrated translation of Bleeker's Fishes of the indian Archipelago Part II Cyprini



16 gennaio 2012

Dottyback, Parrottfish et al.


Manciata di nuovi articoli liberamente consultabili. Le foto non indicano le specie descritte ma specie genericamente afferenti.

By Mrbrefast (Own work) [CC-BY-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons
Zootaxa: Two new dottyback species of the genus Pseudochromis from southern Indonesia (Teleostei: Pseudochromidae)


By Florida Keys National Marine Sanctuary Staff (http://www.photolib.noaa.gov/htmls/reef2591.htm) [Public domain], via Wikimedia Commons

Zootaxa: Sparisoma choati, a new species of Parrotfish (Labridae: Scarinae) from the tropical eastern Atlantic

©Seotaro Wikimedia Commons

Journal of Marine Science and Technology: A new species of Rhinogobius Gill. 1859 (Teleostei: Gobiidae) from the Bonin island, Japan



By Jeffdelonge (Own work) [Public domain], via Wikimedia Common

IEF: Orestias gloriae, a new species of cyprinodontid fish from saltpan spring of the southern high
Andes  (Teleostei: Cyprinodontidae)



By NOZO (Own work) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

IEF: Oryzias sakaizumii, a new ricefish from northern Japan (Teleostei: Adrianichthyidae)



Di User:Haplochromis (Opera propria (own Photo)) CC-BY-SA-2.5-2.0-1.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5-2.0-1.0)], attraverso Wikimedia Commons

IEF: Out of Lake Tanganyika: endemic lake fishes inhabit rapids of the Lukuga River



01 dicembre 2011

Sundadanio (x7) e Schistura (x1)




Nuovo numero della rivista qui sopra. Se cliccate la foto potete andare alla pagina dell'editore, vedere tutti i numeri e scaricare i pdf open access. In questo nuovo numero, dicevo, ci sono due pdf ad accesso libero: il primo e sul genere Sundadanio con una sua revisione e la descrizione di 7 nuove specie (simpatica la scelta di specificare con nomi originali tipo goblin o gargoyle...si, come no); il secondo invece è su di una nuova specie di Schiustura.

Buona lettura.

post editato dopo qualche giorno che la cosa dei nomi fantasiosi, e ridicoli, non si capiva tanto bene

23 ottobre 2011

Western Ghats


Qualche tempo fa parlavo del Puntius denisonii.
Brevemente: specie scoperta da poco, areale piccolo, biologia riproduttiva complessa e aspetto gradevole. La scoprono gli ittiologi, bene. La scoprono gli acquariofili, male.

"Ma che sei matto, negli allevamenti usano gli ormoni, li riproducono facilmente, ma quale pericolo di estinzione!". 

Si certo, perché il mercato dei pesci ornamentali è fatto solo da allevamenti ipertecnologici e superetici. Ma fino a quando un pesce catturato in natura costerà meno di un pesce allevato, sarà il pesce  selvatico a essere venduto agli hobbisti. L'economia di mercato, mi dicono, funziona in  questo modo (almeno fino alla prossima rivoluzione).

Due pubblicazioni recenti hanno riportato la questione in primo piano.

By Michał Zalewski (Own work) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0

La prima riguarda uno studio della produzione ormonale dei pesci in natura (e lo scaricate qui); in soldoni pare che il periodo di maggior produzione degli ormoni sessuali sia quello che va da ottobre a marzo e non come si pensava nel periodo estivo. Può apparire un dato ozioso ma è in realtà fondamentale per applicare periodi di fermo pesca mirati al periodo riproduttivo.


pdf

La seconda pubblicazione è più generale e riguarda tutta la biodiversità delle acque interne del Western Ghats (hotspot indiano dove vive, appunto, anche il P. denisonii). Pubblicata dalla IUCN e liberamente scaricabile dal loro sito (qui).

Per la sezione dei pesci i problemi sono i soliti: pesca edule e ornamentale, inquinamento, specie alloctone (roba che ci sono anche i platy), dighe e vuoti legislativi. Molte cose derivano dal momento storico di adolescenza industriale che tutti i paesi in via di sviluppo subiscono (del resto a noi capitò negl anni cinquanta e molti di questi problemi li abbiamo ancora), ed è difficile porvi rimedio. Altre si possono fare facilmente. Scegliere di non comprare specie selvatiche a rischio di estinzione è una di quelle. E visto che nessuno può garantirvi la provenienza dei pesci che comprate, le certificazioni per specie d'acqua dolce non esistono, perché comprarli?


17 novembre 2008

A giocare col fuoco...

Riguardo alle estinzioni delle popolazioni e delle specie in natura, il mondo hobbistico ha sempre fatto spallucce. Dati certi non sono mai saltati fuori e le colpe sono sempre ricadute sulle altre attività antropiche ad alto impatto ambientale. Al limte si ammetteva il problema delle transfaunazioni (che è, oggetivamente, un problema enorme e potenzialmente molto più dannoso delle pesca intensiva di una specie), e chi si era visto, si era visto.

In soldoni il mantra recitava più o meno cosi: le specie ittiche di interesse hobbistico si estinguono ma è molto più probabile che l'estinzione avvenga a causa di inquinamento, deforestazione o rilascio di specie alloctone ad uso alimentare che non per la pesca intensiva dettata dalle assurde mode di un mercato acquariofilo assolutamente consumistico.

E' fuori di dubbio che le specie passino a miglior vita soprattutto a causa delle attività umane ad alto impatto. Ma nascondersi dietro al dito dell'antropizzazione mi è sempre sembrato poco elegante. Ora qualche dato comincia a saltar fuori.
Comincio con questo e se riesco domani finisco con un altro.

(primo)


Puntius denisonii Day, 1865
stan shebs/wiki commons

Puntius denisonii ha la sfortuna di fare la conoscenza con gli acquariofili nel 1996. Oggi ,poco più di dieci anni dopo, è ad un passo dal lasciarci definitivamente le pinne.
Endemico del Kerala, stato dell'India sudoccidentale, questo ciprinide di medie dimensioni (<15cm), se ne stava tranquillo nel suo piccolo areale. Durante la stagione dei monsoni (giugno-agosto), i giovanili maturavano sessualmente per prodursi, e riprodursi, in amucchiate decisamente asimmetriche (25 maschi : 1 femmina). Di indole tranquilla e pacifica si abbuffava con sontuosi banchetti di alghe filamentose, diatomee e materiale vegetale di varia natura. Aveva un solo problema...era troppo colorato per passare inosservato. Inzio della fine.

La tecnica adottata dai pescatori locali non è lungimirante. Gli esemplari si fanno pescare facilmente, durante la stagione dei monsoni, in grossi gruppi nelle zone di ripa. I giovanili, molto colorati, si portano via, gli adulti riproduttori si ributtano in acqua (molti per lo stress muoiono , sopratutto le femmine). Se elimini le nuove generazioni e le vecchie non le fai riprodurre non ci vuole molto per capire che il gioco durerà poco. E infatti.

Da diversi fiumi del Kerala la specie non si trova più. Da quelli dove ancora si riesce a pescare se ne pescano talemente pochi che il prezzo dal 2002 ad oggi è quasi quadruplicato.

Purtroppo se ne pescano tanti in natura perché la riproduzione in cattività ancora non è stata descritta (il solo report ufficiale proviene da uno zoo inglese, anche se a Singapore e in Israele ci stanno già lavorando).
La riproduzione in cattività porterebbe, però, solo ad abbassamento della pressione sulle popolazioni naturali, le quali, senza un progetto di conservazione serio e duraturo sarebbero, comunque, candannate.

Nel frattempo, e fossi in voi, io, non lo comprerei.



Testi e articoli consultati:

‘Damsel in distress’- The tale of Miss Kerala, Puntius denisonii
(Day), an endemic and endangered cyprinid of the Western Ghats
biodiversity hotspot (South India)
Aquatic Conserv: Mar. Freshw. Ecosyst. (2008)

09 dicembre 2006

Mud and Glo


Letteralmente "mud dweller" sta per "abitatore del fango". Fino ad un anno e mezzo fa ignoravo l'esistenza di un biotopo simile nel lago tanganica, o meglio, ignoravo che dei ciclidi si fossero specializzati nel viverci.
Mai sottovalutare i ciclidi!!!

Insomma, e per farla breve, un anno e mezzo fa, un pesciofilo più pazzo di me, torna dal congresso AIC di Faenza e racconta di questi mirabolanti ciclidini. Poco dopo un altro pesciofilo ha la brillante idea di regalarmi il libro di Konings sui ciclidi tanganicensi (anche al congresso AIC il relatore era Konings).

 

I presupposti per una vaschetta c'erano tutti. Bisognava solo studiare. Dallo studio, matto e disperatissimo, notai subito due cose. La prima è che il fango in acquario non è facile farlo. La seconda è che i tunnel naturali nel fango/sabbia sono impossibile da realizzare in vasca. Come realizzare una vasca per piccoli ciclidi scavatunnel abitatori del fango se poi non puoi avere né il fango né, tantomeno, i tunnel?




Che Dio benedica il polivinilcloruro!!! Sabbia e PVC.



Lava la sabbia, taglia il PVC, metti qualche roccetta, gusci di lumaca e un pò di Ceratophyllum sp. ed eccoti quà una vaschetta che tutto puo' ospitare...tranne che i piccoli mud dweller !!! Oddio, teoricamente ci stanno
ma credo di aver esagerato. Secondo me se li trovo e avranno voglia di deporre lo faranno dappertutto tranne che nei tubi interrati.
Per ora la lascio cosi poi si vedrà.

Qualcuno si starà chiedendo: ma che te ne frega di farli deporre dentro un tubo plasticoso se tanto, in cattività, possono deporre anche in un guscio vuoto o in un anfratto???
Qui sta il bello. Tutti i ciclidi che depongono su substrato hanno uova adesive. Le uova rimangono adese e non se ne vanno via con la corrente o per una goffa pinnata del genitore. Gli scava tunnel non fanno uova adesive (anche un ciclide mesoamericano a dir la verità). Qualcuno ha speculato sulla questione proponendo la non-adesività delle uova come primo passo verso l'incubazione orale. Più semplicemente credo che sia fondamentale avere delle uova libere di muoversi quando le deponi dentro un tunnel di sabbia e fango.
Vabbè in soldoni...voglio vedere queste uova e come vengono ventilate e curate.

Ma visto che girare per negozi in cerca di pesci strani, al momento, mi è difficile, mi sono riletto un articoletto bello interessante. Magari interessa a qualcuno.


Susceptibility of transgenic and wildtype zebra danios, Danio rerio, to predation
Cortemaglia/ Beitinger Environmental Biology of Fish Volume 76, Number 1/May, 2006Il piccolo ciprinide asiatico ha la sfortuna di essere apprezzato sia dagli acqauriofili che dai ricercatori che si occupano della biologia dello sviluppo dei vertebrati.
Equazione:

milioni di esemplari venduti in tutto il mondo + genoma sviscerato = Glofish.

Detta cosi fa paura. In realtà hanno messo un gene che codifica per una proteina fluorescente, che si esprime nel tessuto muscolare (di solito i pesci esprimono i loro colori con cellule specializzate nell'epidermide o nel derma). Ecco questo è più rassicurante, no?
Ma in realtà sono molto più preoccupanti le specie aliene, gli ibridi artificiali immessi in natura e l'antropizzazione degli habitat.
Si sa, gli OGM incutano molto più timore di una foresta primaria in fiamme.

Gli autori partono da un presupposto. Se un pesce fluo è presente in natura sono due gli aspetti che possono evidenziarsi.
O il pesce viene predato con più facilità oppure i predatori ne sono "spaventati" (aposematismo) e li predano di meno.

Gli autori hanno ulizzato come predatore dei Micropterus salmoides (predatore piscivoro e diurno) e come prede, oltre ai glofish, dei D. rerio con colorazione selvatica (presente in nordamerica come specie aliena in diversi stati) e delle gambusie (Gambusia affinis).

Intuitivamente si è portati a pensare al glofish in natura come ad una specie condannata alla predazione, senza scampo.
I risultati invece sono stati, per certi versi, sorprendenti.

I glofish non si discostano molto dalle frequenze di predazione degli altri due pesci.
Il lavoro è il primo del suo genere e soffre di qualche vizio di forma (pochi dati per il glofish), ma da già parecchi spunti.

Uno su tutti: se volete disfarvi dei glofish non fatelo in natura pensando ad una morte certa ad opera di qualche pesce più grosso...potrebbe non essere cosi.

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