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09 luglio 2012

Letture di luglio




Nuovo portale bilingue dedicato all'ittiologia del continente nero. Ottima risorsa che promette bene.



Hubert Ludwig, 1891

Una nuova Laetacara, una nuova Apistogramma e un nuovo pesce gatto. Forse il più interessante è però quello di Costa sull'analisi comparata dello scheletro caudale dei killi vivi e estinti. Trovate tutto sull'ultimo numero di Vertebrate Zoology 62(2)



Bunocephalus coracoideus (Cope, 1874)
  Beiträge zur Kenntniss der Flussfische Südamerika's (1879)

Fresco di stampa digitale anche il secondo numero di Neotropical ichthyology 10(2)


 Pangio khulii (Valenciennes, 1846)
(By Kamikaadze (Own work) [CC-BY-SA-3.0 ]



Ichthyological exploration of freshwater 23(1) con due articoli liberamente consultabili.


By Jimmyg2k (Own work) [CC-BY-SA-3.0 ]

Ancora Western Ghats, la regione indiana hotspot della biodiversità: Freshwater fish fauna of Krishna River at Wai, northern Western Ghats, India



 Pieter Bleeker (1819–1878) (Drawing from the original description 1855)

Quanti Barbus tetrazona esistono? A parte il fatto che non si chiama più cosi, direi che l'habitus è piuttosto ridondante, e comunque tanto per rendere semplici la cose eccone uno davvero molto simile appena descritto: Systomus navjotsodhii, a new cyprinid fish from Central Kalimantan, Borneo.




27 dicembre 2011

Neotropical ichthyology, 9 (4)



Nuovo numero della rivista interamente dedicata all'ittiofauna sudamericana. Trovate tutti gli articoli, che sono liberamente consultabili, QUI. Davvero un bel regalo di fine anno visto la varietà degli articoli presentati. Una scorsa veloce che la roba è davvero tanta.

Per la parte tassonomica:

 - Due nuove specie di Microglanis
 - Tre nuove specie di Parodon con revisione del genere
 - Chrysobrycon eliasi
 - Labiasina yepezi 
 - Due nuove specie di Impafinis


Per la biologia riproduttiva e dello sviluppo:

 - Reproductive characteristics and the weight-length relationship in Anableps anableps (Linnaeus, 1758) (Cyprinodontiformes: Anablepidae) from the Amazon Estuary

 - Reproductive biology of the flatfish Etropus crossotus (Pleuronectiformes: Paralichthyidae) in the Paranaguá Estuarine Complex, Paraná State, subtropical region of Brazil

 - Distribution and reproductive biology of the Electric ray Discopyge tschudii Heckel, 1846 in San Matías Gulf, Northern Patagonia, Argentina

 - Seasonal changes in the gonadossomatic index, allometric condition factor and sex ratio of an auchenipterid catfish from eastern Amazonia

 - Age, growth, and reproductive aspects of the dusky grouper Mycteroperca marginata (Actinopterygii: Epinephelidae) in a man-made rocky habitat in southern Brazil

 - The effect of rearing temperature in larval development of pejerrey, Odontesthes bonariensis - Morphological indicators of development

 - Sperm ultrastructure in three different families of weakly electric fishes (Teleostei: Gymnotiformes)


Per l'etologia:

 - Mixed-species schooling behavior and protective mimicry involving coral reef fish from the genus Haemulon (Haemulidae)

 - Feeding and social behavior of the piabanha, Brycon devillei (Castelnau, 1855) (Characidae: Bryconinae) in the wild, with a note on following behavior


Per la fisiologia:

 - Plasma ion levels of freshwater and marine/estuarine teleosts from Southern Brazil

 - Mercury bioaccumulation in fish of commercial importance from different trophic categories in an Amazon floodplain lake

 - Sound production and pectoral spine locking in a Neotropical catfish (Iheringichthys labrosus, Pimelodidae)


Per l'ecologia:

 - Differentiating cave Aspidoras catfish from a karst area of Central Brazil, upper rio Tocantins basin (Siluriformes: Callichthyidae)

 - Spatial patterns of zooplanktivore Chirostoma species (Atherinopsidae) during water-level fluctuation in the shallow tropical Lake Chapala, Mexico: seasonal and interannual analysis

 - Diet and food consumption of the pearl cichlid Geophagus brasiliensis (Teleostei: Cichlidae): relationships with gender and sexual maturity

 - Dynamics of fish assemblages on a continuous rocky reef and adjacent unconsolidated habitats at Fernando de Noronha Archipelago, tropical western Atlantic

 - Ichthyoplankton of Arvoredo Biological Marine Reserve


Lascio per ultimi due articoli. Uno sulla biologia della conservazione:

 - Growing, losing or introducing? Cage aquaculture as a vector for the introduction of non-native fish in Furnas Reservoir, Minas Gerais, Brazil


E un altro, interessantissimo, sull'utilizzo di sale e zeolite per la spedizione dei pesci ornamentali:

 - Use of sodium chloride and zeolite during shipment of Ancistrus triradiatus under high temperature


Ovviamente ogni articolo, o quasi, meriterebbe un breve post di approfondimento. Ma il tempo non c'è (volontari?) e quindi per ora continuo cosi.

Buona lettura e buone feste





19 dicembre 2011

Vertebrate zoology, 61 (3)

By Jeffdelonge (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons
Nuovo numero della rivista ad accesso libero Vertebrate Zoology.

Le cose che riguardano i pesci sono queste:






Lascio per ultima una nuova specie di pesce coltello:


I pesci coltello sono un bel giocattolo adattativo in quanto la forma e totalmente plasmata dalla funzione, un ex-attamento al contrario che, mi gira bene va', chiamerò de-attamento (magari divento famoso per queste stupidaggini, che ne sapete). 

Schiocchezze a parte, segnalo queste riviste open access, perché, come giustamente mi faceva notare un ricercatore un paio di mesi fa, questo tipo di pubblicazioni (altresì serie e peer reviewed) vivono in virtù dei download che vengono effettuati in rete, pena chiusura delle stesse.

Buona lettura.


10 marzo 2010

La sottile linea del parassitismo

Cuculus canorus

Bagrus meridionalis, Günther, 1894 è un pesce gatto (Siluriformes: Bagridae) endemico del lago Malawi. Un pò come gli Oakland Raiders degli anni '80 i pesci che appartengono a questa specie sono grossi (>150cm), neri e cattivi.
Oddio, cattivi no, diciamo che come predatori notturni amano cacciare  ciclidini indifesi nelle notti lacustri. Se i pesci avessero sviluppato una cultura delle paure notturne da instillare nei bambini racalcitranti agli ordini dei genitori, il nostro avrebbe senza dubbio l'habitus ideale del fantomatico Uomo Nero.
Ma essere brutti e "cattivi" non ha impedito a questa specie di evolvere un'articolato ed efficace protocollo di cure parentali. Sia il maschio che la femmina una volta accoppiati non abbandonano le uova e si prendono cura delle stesse e dei piccoli per almeno 60 giorni dalla data di acoppiamento.
La femmina produce uova trofiche. Uova, cioè, non fertilizzate e che vengono prodotte e "deposte" per l'alimentazione della prole. Il maschio non è da meno visto che caccia continuamente macroinvertebrati nella sabbia da portare amorevolmente ai piccoli; questi improbabili genitori modello riescono ad ottenere così risultati estremamente migliori rispetto a schemi riproduttivi meno articolati. 

Ok, questa è una bella storia. Per andare avanti però dobbiamo fare un passo indietro.

Le cure parentali sono una cosa che funziona. Chi le paratica in maniera attiva ha ottimi risultati in termini di fitness. L'unico problema è che costano molto. Bilanciare le energie spese con il successo dei propri geni non è sempre facile. La soluzione migliore sarebbe quella di demandare i compiti parentali a qualcun altro. Ma mica ad altri genitori della stessa specie. No troppo complicato (qui ci sarebbe tutta una discussione sulla selezione genica al livello di specie; una cosa complessa che mi risparmio); diciamo che è meglio far crescere i propri piccoli a genitori di una specie diversa che non una coppia di conspecifici.

[Piccola precisazione: visto che il detto mater semper certa est, pater nunquam è parecchio diffuso nei pesci è bene sottolineare che la fecondazione fraudolenta da parte di maschi sneaker/satelliti non la considero una condizione sufficiente a far rientrare questi casi nelle cure alloparentali]

Nei pesci le cure alloparentali (cioè prodotte da genitori di una specie diversa da quella dei piccoli), sono presenti in diversi taxa.In alcuni casi, taxa che non praticano affatto cure parentali (ciprinidi neartici del genere Notropis) lasciano che a curarsi delle uova siano specie molto distanti fileticamente che con le cure parentali hanno però una certa dimestichezza (Centrarchidi del genere Lepomis); oppure come nel caso del genere- relitto Lepisosteus che fa curare le sue uova dai ben più moderni Micropterus.
Quello che sembra essere un rapporto totalmente asimmetrico tra due specie mostra, in alcuni casi, un vantaggio anche per la specie che ospita piccoli di altri genitori. Aumentando il numero di piccoli da accudire, aumentano le energie da investire nelle cure parentali, è vero, ma allo stesso tempo diminuiscono le probabilità che i propri piccoli vengano predati.
Quando però il rapporto è davvero asimmetrico, quando cioè la specie ospite perde completamente la propria covata a beneficio di quella di un altra specie, abbiamo la condizione di parassitismo. Gli amanti dei ciclidi del Tanganica hanno dimestichezza con questo tipo di realtà visto che l'esempio classico di questo tipo di parassitismo proviene proprio da quel lago, dove Synodontis multipunctatus inserendosi nel complesso rituale di accoppiamento dei ciclidi incubatori orali riesce a far incubare le proprie uova agli ignari ciclidi. Una volta schiusi (ovviamente prima delle uova dei ciclidi), gli avannotti del pesce gatto iniziano ad alimentarsi con le uova dei ciclidi nella bocca di mamma ciclide, la quale dopo un pò rilascerà dei piccoli mostri ben nutriti.

 Bagrus meridionalis
kampango.com

Ritorniamo ai nostri B.meridionalis (Kampango in lingua locale). Dicevamo delle loro complesse ed efficaci cure parentali. In realtà non capita tutti i giorni di osservare questo tipo di alimentazione diretta dei piccoli. Anzi se escludiamo una strategia simile in alcuni squali, le trofotenie dei goodeidi e un certo tipo di secrezione cutanea nei ciclidi, è davvero difficile trovare una situazione simile nei pesci.
Una famiglia che "funziona" cosi bene in un mondo altamente competitivo come il lago Malawi non passa certo inosservata. Un altro pescegatto, Bathyclarias nyasense (Bombe, per gli amici), ama deporre le proprie uova nei nidi dei Kampango. E' inutile dire che lo sviluppo embrionale dei Bombe è più rapido i quello delle uova dei Kampango.Una volta schiusi dalle proprie uova, i piccoli parassiti mangiano le uova residenti e si fanno accudire amorevolemente dai nuovi genitori.
Questo non avviene sempre. I Bombe sono troppo diffusi nel lago rispetto ai Kampango e se obbligata, questa strategia, non porterebbe benifici a nessuno sul lungo periodo. Quindi i ricercatori parlano di "parassitismo occasionale".
In realtà però la faccenda è ancora più complicata in quanto sono stati osservati dei nidi di kampango con piccoli sia di Kampango che di Bombe. E, in altri casi ancora, nidi con giovanili di Kampango e giovanili di ciclidi (!).

E' probabile che sia un uso comune, quello dei genitori di Kampango, di fare numero "adottando" tutti gli avannotti che riescono a trovare. Come detto prima cio serve a ridurre il tasso di predazione dei propri. Che poi qualcuno approfitti di questa pseudo generosità (come nel caso dei Bombe), ai nostri incredibili mostri notturni non sembra proprio interessare.




Stauffer, R.J. and Loftus, W.F. 2010. Brood Parasitism of a Bagrid Catfish (Bagrus meridionalis) by a Clariid Catfish (Bathyclarias nyasensis) in Lake Malawi, Africa. Copeia 2010, No. 1, 71–74


28 settembre 2009

Followers




Per gli appassionati di ciclidi africani sono cose familiari. Specie che ne seguono altre per risparmiare energia nella ricerca del cibo. Ne avevo gia parlato qui.
Altri due annotazioni in situ molto suggestive le trovate sull'ultimo numero di Neotropical Ichthyology. Qui trovate gli articoli. Vi consiglio di dare uno sguardo a tutti gli articoli presenti su quest'ultimo numero. Tutti, davvero, molto interessanti.

Gli articoli sui followers sono questi due:

-The more stirring the better: cichlid fishes associate with foraging potamotrygonid rays

-Feeding behavior and follower fishes of Myrichthys ocellatus in the western Atlantic




28 settembre 2007

Interagire

Corydoras habrosus Weitzman, 1960



“La nostra ammirazione non diminuiva. Ned continuava a nominare i pesci, Conseil li classificava; io mi estasiavo per la vivacità dei movimenti e la bellezza delle forme. Non avevo mai sorpreso i pesci, finora, liberi nel loro elemento naturale.”


"Ventimila leghe sotto i mari"
Jules Verne



Un paio di post addietro accennavo alla diversità dei siluriformi. In realtà questo taxon è solo la punta di un iceberg di diversità animale, con le vertebre, che vive sotto il pelo dell’acqua. Quando Peter B. Moyle (il coautore del miglior testo introduttivo all’ittiologia oggi sul mercato), parla dell’uomo come di un ramo “aberrante” dell’evoluzione dei pesci , non solo fa una provocazione basata su di un dato oggettivo ma richiama, implicitamente, alla complessità di un mondo che, molto probabilmente, non ha eguali tra i vertebrati.

Leggendo un articolo appena apparso sulla rivista Neotropical Ichthyology me ne è subito venuto in mente un altro che avevo letto un paio di anni fa. I due articoli sono apparentemente molto semplici. Non sono eclatanti, anzi danno l’idea di essere due lavori di routine. Eppure ,per certi aspetti ,mettono in evidenza aspetti unici di un mondo a noi troppo poco familiare.
Vabbè comincio col primo, quello più recente.

Mangiare è importante, serve ad ottenere energia e materiali per vivere, crescere e procreare. Mangiare però è faticoso e dove si può si fa economia. Lo sanno benissimo i pesci marini e i ciclidi dei grandi laghi. Se un grosso pesce grufola sul fondo o raschia una grossa roccia e molto probabile che un po’ di cibo, a basso costo, sfugga alla sua attenzione rendendosi disponibile per pesci più piccoli e “pigri“.
C’è addirittura un caracide (Brycon microlepis) che segue, per quanto può ovviamente, gruppi di scimmie,Cebus apella, che mangiano frutti e foglie sui rami di alberi che danno direttamente sul fiume. Tutto quello che sfugge alle scimmiette finisce nella pancia dei caracidi. Altre associazioni sono note ma quella presa in considerazione è particolarmente affascinante. Prima la descrivo e poi spiego perché è più affascinante delle altre.

Characidium fasciatum Reinhardt, 1867
By User:Haplochromis (Own work (own Photo)) CC-BY-SA-3.0  via Wikimedia Commons
Solitamente i piccoli e simpatici caracidi del genere Characidium (poco diffusi nel nostro hobby), si alimentano seguendo due strategie. Nella prima, detta del “sit and wait predation”, un esemplare si mette contro corrente sul fondo e aspetta che salti fuori qualche animaletto succoso o che arrivi un po’ di cibo portato dalla corrente. Nella seconda strategia, detta “hunting by speculation”, il nostro piccolo eroe gironzola attivamente sul fondo a caccia di cibo nel periphyton (d’ora in poi userò il termine aufwuchs che a noi acquariofili è più familiare e ci piace di più).
Il cibo preferito? Niente di più buono che larve e ninfe di insetti. chironomidi, simulidi e efemerotteri vanno per la maggiore. Fin qui tutto bene. Ma in un piccolo fiume,il Rio Ouro, del bacino idrografico del Macaé (in Brasile), alcuni esemplari di Characidium sp. seguono i piccoli Parotocinclus maculicauda mentre si alimentano.




Solitamente i loricaridi si alimentano quando c’è poca luce. La sottofamiglia degli Hypoptomatinae fa però eccezione. Si alimentano di giorno e questo, insieme alla condivisione del microhabitat, ha permesso ai caracidi di sfruttare questa opportunità.
Ovviamente questo non è l’unico caso accertato tra due specie di acqua dolce (e.g. Corydoras polystictus <-- Astyanax bimaculatus), ma i report sono pochi, più per mancanza di persone disposte a stare a mollo per un mese, per un stipendio da fame, che per presunta rarità del fenomeno.
Ok ok…ma alla fine di tutto? Un pesce ne insegue un altro, fanno il trenino insomma; uno, quello davanti, si fa il mazzo, mentre quello di dietro segue e aspetta che salti fuori qualcosa di buono. Opportunismo neanche troppo sfacciato.
Non siete affascinati come lo sono io? Eppure le due specie sono piccoline, con un po’ di fatica si possono anche trovare, non serve una mega vasca per provare ad allevarli insieme; ecco l’ho detto, confesso, questo è l’unico vero motivo che rende questa associazione cosi affascinante per me. La possibilità di poterla osservare “fatta in casa”, è questo che a noi “ittiofili della domenica, ci rende cosi fortunati.
Ovviamente rimane sempre l’ipotesi delle scimmie, ben più affascinante per certi aspetti, ma, diciamo cosi, un pelino meno praticabile.

Bene, se per il mangiare abbiamo risolto passiamo ad un altro problema affine.
Come non essere mangiati.

Le specie del genere Corydoras sono molto tranquille e carine. Nulla farebbe sospettare ad un osservatore distratto due caratteristiche peculiari. I Corydoras sono corazzati e vanno in giro armati fino ai denti. La corazza è fatta di placche ossee che conferiscono ai traccagnotti abitanti dei fiumi neotropicali un corpo massiccio e robusto. Le armi sono tre spine dure ed acuminate, una dorsale e due sulle pelviche, che scoraggerebbero qualsiasi predatore all’incauto boccone (chi ha provato almeno una volta a “maneggiarli” sa di cosa parlo). Ma per questi piccoli carriarmati non finisce qui. La colorazione criptica e la capacità che hanno di confondersi col substrato (freezing behavior) in presenza di un predatore (e.g., Crenicichla spp. e Hoplias spp.), li mette definitivamente al sicuro da un elevato tasso di predazione.

Ora immaginate di essere un piccolo pescetto simpatrico, condividete il microhabitat e avete grosso modo le stesse abitutidini. Avete un problemino però, siete più appetitosi dei corydoras.
Cosa è più facile: armarsi fino ai denti come loro o copiare la facciata nella speranza che i predatori vi confondano con i piccoli botoli corazzati?
Buono la seconda ovviamente. Questo devono aver pensato gli Otocinclus. Ed eccoci qua a contemplare un complesso caso di mimetismo batesiano. Complesso non nella sostanza ma nelle implicazioni filogenetiche. Le implicazioni le lascio per un altro momento che oltre che essere complesse sono pure complicate (rimando alla bibliografia per chi volesse approfondire).

Quindi abbiamo un modello (Corydoras spp.), un mimo (Otocinclus spp.) e un ricevitore di segnale (ciclidi, caracidi o altri siluriformi predatori):


Corydoras diphyes <-- Otocinclus mimulus

C. nattereri <-- O. affinis


C. garbei <-- O. xakriaba


C. paleatus <-- O. flexilis



Il mimetismo batesiano è una faccenda non molto lineare. Nel senso che prevede dei polimorfismi del modello che si sovrappongono o sostituiscono, nel tempo, in equilibrio con le frequenze del mimo. In C. diphyes infatti sono due i fenotipi che si possono trovare, una a macchie l’altro a righe (da qui il nome speifico).

Insomma, e per concludere, chi lo avrebbe mai detto che dietro comuni pesciolini d’acquario si celava una cosi articolata, e in larga parte ancora sconosciuta, diversità di situazioni ecologiche?

Infinite forme bellissime scriveva qualcuno. Non aveva tutti i torti.





Testi e articoli consultati:

Rafael P. Leitão, Érica P. Caramaschi and Jansen Zuanon.
Following food clouds: feeding association between a minute loricariid and
a characidiin species in an Atlantic Forest stream, Southeastern Brazil
Neotropical Ichthyology, 5(3):307-310, 2007

Axenrot, T.E. and S.O. Kullander, 2003. Corydoras diphyes (Siluriformes: Callichthyidae) and Otocinclus mimulus (Siluriformes: Loricariidae), two new species of catfishes from Paraguay, a case of mimetic association. Ichthyol. Explor. Freshwat. 14(3):249-272.

Wickler W. Mimetismo animale e vegetale.
Franco Muzzio Editore.

19 luglio 2007

Catfish Atlas Vol.1

31 famiglie, 2600 specie ( il 64% sudamericane), una delle specie più piccole al mondo (Micromyzon akama 12mm), alcune delle più grandi (Silurus glanis 5m e Pangasionodon gigas 3m x 300kg), due famiglie, Ariidae e Plotosidae, che vivono nei mari.

Questi sono solo alcuni dei numeri che caratterizzano i Siluriformi. Ovviamente c'è di più: lo sviluppo che ha avuto l'apparato Weberiano (una serie di ossicini, modificati dalle prime 4-5 vertebre, che connette la vescica natatoria all'orecchio interno) ha permesso la colonizzazione degli ambienti meno permissivi come biotopi di acque torbide e fangose dove la visibilità è scarissima, l'assenza di ossa intermuscolari li rende appetibili per le popolazioni locali bisognose di proteine a buon mercato, senza contare le diverse strategie riproduttive e la miriade di adattamenti morfologici.

A parte i pescigatto nostrani (Siluridae e Ictaluridae) che proprio bellissimi non sono; i pescigatto neotropicali (Loricariidae e Callichthydae), presentano specie incredibilmente belle e interessanti.
Letteralmenti "esplosi" nel mercato dei pesci ornamentali solo di recente, i piccoli siluriformi hanno raggiunto oggi uno status dignitoso.
Questo è stato possibile grazie all'opera di un paio di persone che hanno compreso come i pesci, in una vasca, non debbano avere un ruolo specifico se non quello dei protagonisti assoluti. Purtroppo c'è ancora chi ama e diffonde queste "etichette" (spazzino, pulisci vetro, mangialumache), ma si sa...è più facile ragionare con la testa d'altri che con la propria.

Tornando a quelle due e tre persona che hanno "cambiato il mondo" è impossibile non citare Larry Vires. Il suo libro, oramai introvabile, è la bibbia per eccellenza.
E' difficile commentarlo, il libro è molto tecnico e la lettura non è facilissima.
Nonostante sia stato scritto alla fine degli anni 90 è ancora molto valido. Questo testimonia la qualità delle esperienze e la capacità di sperimentare quando nessuno ancora "vedeva" davvero questi pesci.
Purtroppo è impossibile comprarlo e l'unico modo è quello di fotocopiarlo
(qualche furbone dice di vendere copie originali del libro, informatevi bene perché al 99,99% vi arrivano cmq le fotocopie).

Ecco volevo fare una breve introduzione a 'sti pesciotti, e al libro in oggetto, e mi sono dilungato.
Rimedio subito:


A parte le caratteristiche tecniche (questa la scheda della casa editrice (http://www.mergus.com/catfish_atlas_i.html) e alle recensioni in rete (ottima questa anche se sulla versione originale http://www.planetcatfish.com/books/books.php?article_id=2); posso dire che il ibro è davvero ben fatto.
Come con gli atlas dedicati ai ciclidi nani, anche qui la parte introduttiva è davvero buona e da sola già vale metà prezzo del libro. Incredibilmente accurata è la parte dedicata all'apparato di Weber; talmente tanto che forse non è "leggibile" proprio da tutti. Io la consiglio lo stesso però, perché comprendere il "come sono fatti" è il primo passo per capire "come allevarli al meglio".

I taxa descritti sono molti ma la maggior parte non è molto diffusa in commercio (i famosi L sono trattati nel secondo volume che deve ancora essere tradotto dal tedesco). Le foto sono ottime e spero davvero che siano della stessa qualità anche nel secondo volume (il secondo volume di Romer sui nani neotropicali ha foto orrende).
Il testo è scorrevole è di facile comprensione. L'accuratezza sistematica poi rende questo testo davvero importante.
Un difetto lo ha purtroppo...appena lo si finisce si avverte subito uno strano friccicorio nelle membra...è il bisogno impellente di allestire una vasca dedicata a questi pesci.

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