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14 marzo 2014

Labeo Barbus Crossocheilus Puntius Sahyadria, verso l'infinito e oltre, denisonii



By Michał Zalewski (Own work) via Wikimedia Commons

Del vecchio Puntius denisonii ne ho parlato qui, qui e qui (non si cliccano i qui perché non mi andava di ipertestualizzarli, troppo stanco, però lo fanno tutti e rende il post più autorevole anche il solo sapere che si è scritto in precendenza qualcosa che valga la pena rileggere). 

Vabbe' gli hanno cambiato il generico in Sahyadria, il cambiamento prevede pulizia filetica e ricollocazione sistematica di chi nel gruppo centrava poco. Lo specifico rimane lo stesso come anche data di descrizione e descrittore. Insomma sotto le foto, o se volete scrivere una cosa fatta giusta, ora si scrive:


Sahyadria denisonii (Day, 1865)


Fin qui la notizia è vecchia. Se siete del giro la sapete già. Ma se siete del giro e siete pure un pò nerd allora scaricatevi l'articolo da qui (stavolta funziona) e godetevi 'sta cosa  che a me piace tanto e mi ci incastro sempre come se non ci fosse un domani.
Che poi questo tipo di rappresentazioni dei rapporti tra viventi sembrano fatte per animali a simmetria radiale, tipo i ricci di mare. Secondo me un riccio di mare autocosciente coglierebbe al volo la complessitaà di questo tipo di grafica. Abbiamo mandato sonde fuoi dal sistema solare e facciamo disegni buoni per gli echinodermi.

16 gennaio 2012

Dottyback, Parrottfish et al.


Manciata di nuovi articoli liberamente consultabili. Le foto non indicano le specie descritte ma specie genericamente afferenti.

By Mrbrefast (Own work) [CC-BY-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons
Zootaxa: Two new dottyback species of the genus Pseudochromis from southern Indonesia (Teleostei: Pseudochromidae)


By Florida Keys National Marine Sanctuary Staff (http://www.photolib.noaa.gov/htmls/reef2591.htm) [Public domain], via Wikimedia Commons

Zootaxa: Sparisoma choati, a new species of Parrotfish (Labridae: Scarinae) from the tropical eastern Atlantic

©Seotaro Wikimedia Commons

Journal of Marine Science and Technology: A new species of Rhinogobius Gill. 1859 (Teleostei: Gobiidae) from the Bonin island, Japan



By Jeffdelonge (Own work) [Public domain], via Wikimedia Common

IEF: Orestias gloriae, a new species of cyprinodontid fish from saltpan spring of the southern high
Andes  (Teleostei: Cyprinodontidae)



By NOZO (Own work) [GFDL (www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC-BY-3.0 (www.creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

IEF: Oryzias sakaizumii, a new ricefish from northern Japan (Teleostei: Adrianichthyidae)



Di User:Haplochromis (Opera propria (own Photo)) CC-BY-SA-2.5-2.0-1.0 (www.creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5-2.0-1.0)], attraverso Wikimedia Commons

IEF: Out of Lake Tanganyika: endemic lake fishes inhabit rapids of the Lukuga River



27 dicembre 2011

Neotropical ichthyology, 9 (4)



Nuovo numero della rivista interamente dedicata all'ittiofauna sudamericana. Trovate tutti gli articoli, che sono liberamente consultabili, QUI. Davvero un bel regalo di fine anno visto la varietà degli articoli presentati. Una scorsa veloce che la roba è davvero tanta.

Per la parte tassonomica:

 - Due nuove specie di Microglanis
 - Tre nuove specie di Parodon con revisione del genere
 - Chrysobrycon eliasi
 - Labiasina yepezi 
 - Due nuove specie di Impafinis


Per la biologia riproduttiva e dello sviluppo:

 - Reproductive characteristics and the weight-length relationship in Anableps anableps (Linnaeus, 1758) (Cyprinodontiformes: Anablepidae) from the Amazon Estuary

 - Reproductive biology of the flatfish Etropus crossotus (Pleuronectiformes: Paralichthyidae) in the Paranaguá Estuarine Complex, Paraná State, subtropical region of Brazil

 - Distribution and reproductive biology of the Electric ray Discopyge tschudii Heckel, 1846 in San Matías Gulf, Northern Patagonia, Argentina

 - Seasonal changes in the gonadossomatic index, allometric condition factor and sex ratio of an auchenipterid catfish from eastern Amazonia

 - Age, growth, and reproductive aspects of the dusky grouper Mycteroperca marginata (Actinopterygii: Epinephelidae) in a man-made rocky habitat in southern Brazil

 - The effect of rearing temperature in larval development of pejerrey, Odontesthes bonariensis - Morphological indicators of development

 - Sperm ultrastructure in three different families of weakly electric fishes (Teleostei: Gymnotiformes)


Per l'etologia:

 - Mixed-species schooling behavior and protective mimicry involving coral reef fish from the genus Haemulon (Haemulidae)

 - Feeding and social behavior of the piabanha, Brycon devillei (Castelnau, 1855) (Characidae: Bryconinae) in the wild, with a note on following behavior


Per la fisiologia:

 - Plasma ion levels of freshwater and marine/estuarine teleosts from Southern Brazil

 - Mercury bioaccumulation in fish of commercial importance from different trophic categories in an Amazon floodplain lake

 - Sound production and pectoral spine locking in a Neotropical catfish (Iheringichthys labrosus, Pimelodidae)


Per l'ecologia:

 - Differentiating cave Aspidoras catfish from a karst area of Central Brazil, upper rio Tocantins basin (Siluriformes: Callichthyidae)

 - Spatial patterns of zooplanktivore Chirostoma species (Atherinopsidae) during water-level fluctuation in the shallow tropical Lake Chapala, Mexico: seasonal and interannual analysis

 - Diet and food consumption of the pearl cichlid Geophagus brasiliensis (Teleostei: Cichlidae): relationships with gender and sexual maturity

 - Dynamics of fish assemblages on a continuous rocky reef and adjacent unconsolidated habitats at Fernando de Noronha Archipelago, tropical western Atlantic

 - Ichthyoplankton of Arvoredo Biological Marine Reserve


Lascio per ultimi due articoli. Uno sulla biologia della conservazione:

 - Growing, losing or introducing? Cage aquaculture as a vector for the introduction of non-native fish in Furnas Reservoir, Minas Gerais, Brazil


E un altro, interessantissimo, sull'utilizzo di sale e zeolite per la spedizione dei pesci ornamentali:

 - Use of sodium chloride and zeolite during shipment of Ancistrus triradiatus under high temperature


Ovviamente ogni articolo, o quasi, meriterebbe un breve post di approfondimento. Ma il tempo non c'è (volontari?) e quindi per ora continuo cosi.

Buona lettura e buone feste





19 dicembre 2011

Vertebrate zoology, 61 (3)

By Jeffdelonge (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons
Nuovo numero della rivista ad accesso libero Vertebrate Zoology.

Le cose che riguardano i pesci sono queste:






Lascio per ultima una nuova specie di pesce coltello:


I pesci coltello sono un bel giocattolo adattativo in quanto la forma e totalmente plasmata dalla funzione, un ex-attamento al contrario che, mi gira bene va', chiamerò de-attamento (magari divento famoso per queste stupidaggini, che ne sapete). 

Schiocchezze a parte, segnalo queste riviste open access, perché, come giustamente mi faceva notare un ricercatore un paio di mesi fa, questo tipo di pubblicazioni (altresì serie e peer reviewed) vivono in virtù dei download che vengono effettuati in rete, pena chiusura delle stesse.

Buona lettura.


01 dicembre 2011

Sundadanio (x7) e Schistura (x1)




Nuovo numero della rivista qui sopra. Se cliccate la foto potete andare alla pagina dell'editore, vedere tutti i numeri e scaricare i pdf open access. In questo nuovo numero, dicevo, ci sono due pdf ad accesso libero: il primo e sul genere Sundadanio con una sua revisione e la descrizione di 7 nuove specie (simpatica la scelta di specificare con nomi originali tipo goblin o gargoyle...si, come no); il secondo invece è su di una nuova specie di Schiustura.

Buona lettura.

post editato dopo qualche giorno che la cosa dei nomi fantasiosi, e ridicoli, non si capiva tanto bene

28 settembre 2011

Badis singenensi sp. nov.








© K. Geetakumari & Kento Kadu 2011. Creative Commons 
Attribution 3.0 Unported License


Nuova specie di Badidae dal bacino idrografico del Brahmaputra. Dovrebbe essere la 15° del genere Badis e forse corrisponde ad una specie commercializzata con un nome volgare (ma che ora non mi viene).

Qui i riferimenti e l'articolo open access:
Geetakumari, K. & K. Kadu (2011). Badis singenensis, a new fish species (Teleostei: Badidae) from Singen River, Arunachal Pradesh, northeastern India. Journal of Threatened Taxa 3(9): 2085–2089.

L'articolo è breve, essenziale e accurato. Fossero tutti cosi (che anche se il taxon è piccolo e discreto c'è parecchia confusione eh). 





05 luglio 2011

Caldi caldi/2


Altra infornata. Questa volta dall'ultimo numero di Neotropical Ichthyology che, come dice il nome, tratta solo pesci sudamericani. La rivista è ad accesso libero quindi se andata nella loro home page potete scaricarvi tutti gli articoli che volete. Se invece andate  qui trovate quelli dell'ultimo numero. 

29 giugno 2011

Caldi caldi


Infornata di nuove specie sull'ultimo numero di Vertebrate Zoology. Tutto open access. 
Oltre ai lavori strettamente tassonomici cii sono altri due lavori molto interessanti: uno di sistematica che riguarda i generi Phyrrulina e Copella (lo trovate QUI) e uno che analizza la collezione museale dei caraciformi del Museo di Storia Naturale di Berlino (e lo trovate QUI). 
Interessanti ma in tedesco, ocio. Buona lettura.

25 ottobre 2010

Vecchiezza tassonomica


Lepidocephalichthys guntea Hamilton, 1822
Fauna of British India (fishes, volume 1-2), 1889


Di nomi strani la tassonomia è piena. Se vi fate un giro qui  avrete modo di notare quanta fantasia permei il settore. Personalmente trovo adeguati tre categorie di nomi specifici: quelli che richiamano a caratteristiche fisiche (macrostoma, trifasciata, longicauda, leucosternon ecc.), quelli che richiamano la biogeografia (australe, nicaraguensis, bolivianus ecc.) e quelli, i miei preferiti, dedicati a personaggi illustri della branca zoologica cui appertiene la specie descritta (agassizi, nourissati, regani ecc.). 


Tutti gli altri, anche se validi tecnicamente quanto gli altri, non mi piacciono. Eppure nomi strani continuano a saltare fuori da ogni parte. L'ultimo, in ordine di tempo, viene da un simpatico ricercatore dell'università di Auburn¹ che ha pensato bene di dedicare una specie di Lepidocephalichthys ai Led Zeppelin (Lepidocephalichthys zeppelini), perché l'estensione dei raggi delle pinne pettorali ricorda la forma della Gibson usata da Jimmy Page.
A stiracchiarla ricorda una caratteristica anatomica. A stiracchiarla. 
Comunque a me 'sti nomi strani continuano a non piacere. 
Sarà che ormai sono vecchio dentro.




¹ istituto accademico che ai più non dirà nulla ma che, per chi ama "il gioco", non può non ricordare questo tipetto qui; puro figlio del sud e del pollo fritto che con un corpo da scaricatore faceva i 100m sotto gli 11" e che potendo assestava gomiti nelle coste di poveri angolani in quel di Barcellona '92

22 luglio 2010

Betta sp. mahachai



Betta sp.Mahachai


Un recente articolo conferma quanto molti hobbisti sapevano già da tempo e cioè che Betta sp. mahachai, una popolazione naturale afferente fenotipicamente al gruppo splendens, fosse una specie degna di un nome specifico ufficiale ( QUI avevo accennato alla confusione sisitematica del taxon Betta).
Al momento però si trova solo l'abstract e ci vorrà qualche giorno per maggiori informazioni. In realtà non credo ci sia molto da dire se, come dicono, hanno incrociato dati molecolari con le analisi classiche. Forse la cosa più interessante, sempre dallo stesso articolo, sono le due specie "nascoste" che sono saltatate fuori dai dati molecolari (QUI avevo accennato alla storia delle specie che possono essere "viste" solo da quel tipo di analisi). Quindi non ci resta che aspettare anche perché non si capisce se è una descrizione formale, con tanto di nome, o solo un ipotesi per un lavoro successivo.

Due considerazioni, una seria l'altra no.

Quella seria:
quante specie "sommerse" salteranno fuori con lo studio del DNA?
Splitteranno (descriveranno specie con leggerezza per fare numero), oppure no? Ma poi, siamo cosi sicuri di essere di fronte ad un carattere diagnostico cosi forte e definitivo?

Quella meno seria:
quando si parla di evoluzione si fanno sempre discorsi teorici con pochi esempi pratici; ciò è corretto perché la teoria dell'evoluzione è una teoria complessa e di ampio respiro, eppure la mente umana non può non agganciarsi a qualche gruppo specifico di esseri viventi per applicarla cosi, seduta stante, ripercorrendo a mente e con un esempio pratico ciò che si studia sui libri o si legge sui testi di divulgazione.
Per molti sono i batteri per altri i mammiferi altri ancora pescano nel mondo vegetale. Io personalmente quando leggo qualcosa di teorico penso a due taxa: i Betta, appunto, e gli Apistogramma.
E voi quale gruppo usate?

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L'articolo, dopo superficiale lettura, è solo una ipotesi di lavoro; nessuna descrizione ufficiale. Le specie del gruppo splendens restano 4 e B. sp. mahachai resta cosi com'è (i.e. per la scienza non esiste).



N. Sriwattanarothai, D. Steinke, P. Ruenwongsa, R. Hanner, B. Panijpan
Molecular and morphological evidence supports the species status of the Mahachai fighter Betta sp. Mahachai and reveals new species of Betta from Thailand (p 414-424)
Journal of Fish Biology. Volume 77 Issue 2



13 gennaio 2010

Consuntivo tassonomico di fine anno (2009)


Pompei-Casa del fauno
wikmedia commons

Sulla falsa riga del post dello scorso anno , anche se un pochino in ritardo, diamo un occhiata a quello che è successo nel 2009.
Il grafico e tutti i riferimenti provengono, come l'anno scorso dal sito di Michal Miksik e Erwin Schraml.



Quest'anno sono state descritte meno specie (287) rispetto al 2008 (477) anche se c'è da dire che è aumentato il numero di taxa superiori al livelo di specie (33 contro 26) e addirittura è stata istituita una nuova sottofamiglia (nei caracidi).Ovviamente queste sono mere curiosità. Le descrizioni e le revisioni non seguono linearmente quelle che sono le nuove scoperte in natura. Possono passare anni prima che una descrizione prenda forma o che una revisione faccia ordine in taxa con un pò di confusione.

Diamo un' occhiata più da vicino a quei taxa che sono di interesse più strettamente acquariofilo. Niente di esaustivo, ci vorrebbe davvero troppo tempo, ma solo qualche segnalazione dei lavori più interessanti (ovviamente secondo la mia personalissima opinione).

Nota: per ogni lavoro ho messo, tra parentesi e in grassetto, il nome del primo autore. Va da sé che l'anno è omesso in quanto uguale per tutti i lavori. I riferimenti completi li trovate tutti nella pagina linkata sopra.


Caraciformi
Interessante la descrizione di una nuova specie a fecondazione interna (si anche i caracidi hanno evoluto questo "sistema"), con istituzione di un nuovo genere: Phallobrycon adenacanthus (Menezes). Alcuni nuovi caraciformi africani: nuovo Alestes (A.inferus, Stiassny) e due nuovi Nannocharax  (ho parlato esaustivamente qui). La complessità del clade dei caraciformi viene affrontata con una ampia indagine  e l'elezione della nuova sottofamiglia degli Heterocharacinae (Mirande). Sempre sul versante neotropicale troviamo: la descrizione di Nannostomus rubrocaudatus prima conosciuto come Nannostomus sp. "purple" (Zarske), e due nuovi Hemigrammus (Lima).

Ciprinidi  
Due importanti lavori di filetica sui ciprinidi asiatici (Liao e Fang) tra cui spicca l'elezione del nuovo genere Microdevario. 
Sempre nei ciprinidi di piccolissime dimensioni spiccano due nuove specie di Danionella: D. dracula e D. priapus (Britz).
Nuovi Danio: D. quagga, D. tinwini e D. aesculapii (Kullander al quale, sempre quest'anno è stato dedicato un altro ciprinide Squalius kottelati); e importante revisione del genere Alburnoides con sei nuove specie descritte (Bogutskaya).


Siluriformi
(questo taxon è uno dei più grandi al mondo e riscuote parecchio interesse sia da un punto di vista strettamente tassonomico che da un punto di vista evolutivo. Cito solo pochi lavori, ma sono veramente moltissimi)
Sul fronte Loricaridae segnalo tre nuove specie di Ancistrus: A. abilhoai, A. agostinhoi, A. mullerae (Bifi), un nuovo Parotocinclus: P. arandai (Sacramento-Soares) e un nuovo Baryancistrus: B. beggini (Lujan)
Peri i callichthydae c'è da segnalare solo Corydoras urucu (Britto)


Ciprinodontiformi  (pecilidi e killi)
Di Poecilia (achantophacelus) obscura (Scories), parlerò più in la (se ne avrò modo)
Nel mondo dei killi segnalo i molti lavori di descrizione di specie del genere Rivulus (Costa) e Nothobranchius (Wildekamp); un nuovo Aphanius: A. mesopotamicus (Coad) e l'elezione di un nuovo genere: Nimbapanchax 
(Sonnenberg). 


Anabantoidei
Della descrizione di due nuove specie del genere Betta già avevo parlato qui.
Segnalo soltanto la ridescrizone di B. anabantoides e la descrizione della nuova specie B. Midas dal Borneo (Tan).
 
Ciclidi
Tutte le novità del 2009 sono state puntualmente presentate e commentate  da Livio sul suo blog. Il rimando è d'obbligo.

Altri Taxa  
(sempre d'acqua dolce)
Nuovo genere+specie di aterinide dalla Nuova Caledonia: Bleheratherina pierucciae (Aarn)
Nuova Beaufortia dalla Cina: B. niulanensis (Chen).
Descrizione del gobide croato Knipowitschia mrakovcici (Miller).

Taxa Marini
Nuovi cavallucci marini:
Hippocampus debelius e H. waleananus (Gomon);
H. tyro (Randall).

(come detto all'inizio sono solo poche e sparute segnalazioni; ho tralasciato taxa interessanti come gobidi e condroitti e molti lavori interessanti su di alcuni pesci marini australiani; in sostanza ho preferito inserire lavori che hanno avuto a che fare con specie, che per contingenza, sono più affini alle tematiche di questo blog)

07 dicembre 2009

Magazine NM

E' stato appena dato alle stampe digitali l'ultimo numero del magazine di Natura Mediterraneo.
Segnalo un interessante articolo sui Labridi "mediterranei" e uno sulla "tassonomia polifasica".

se cliccate sull'immagine lo scaricate in automatico

Sempre dal forum afferente al portale di NM nella sezione "pesci d'acqua dolce" trovate un interessante discussione sulle specie alloctone in Italia.
Da QUI ci arrivate.
Come accennavo nel precedente post la posizione per cui tutti gli alloctoni siano dannosi a prescindere, oggi vacille un pò. 
Il tema  è da approfondire anche perché come al solito la natura vive poco della dicotomia bianco/nero. 

22 ottobre 2009

Poecilia (Acanthophacelus) obscura n. sp., (Teleostei: Poeciliidae)


Specie criptiche, speciazioni incipienti e selezione naturale. Se ci metti un gruppo di tassonomi geek poi non ti lamentare piccolo wannabe da strapazzo.

Schories S, Meyer MK, Schartl M. 2009. Description of Poecilia (Acanthophacelus) obscura n. sp., (Teleostei: Poeciliidae), a new guppy species from western Trinidad, with remarks on P. wingei and the status of the “Endler’s guppy”. Zootaxa 2266: 35–50.

07 settembre 2009

Due descrizioni e una considerazione.

Due nuove specie di Betta. Siamo arrivati a 69 (o 70, dovrei controllare bene anche se in realtà non ha molta importanza). Diciamo che con la manciata di specie non descritte dovremmo stare intorno alle 80 specie totali; sempre che non ne vengano scoperte altre de novo, cosa molto probabile tra l'altro.
Sembrano tante? Beh si, in effetti sono tante. A pensarci bene sono tantissime. Per comprenderlo però dobbiamo avvicinarci e osservarli meglio.

La gerarchia tassonomica di riferimento che è più facile maneggiare, e ovviamente meno accurata, è al livello del sottordine (Anabantoidei). Non che la distinzione in famiglie non esista. Per la cronaca le famiglie degli Anabantoidei sono tre: Anabantidae, Helostomatidae e Osphronemidea (il genere Betta è afferente a quest'ultima). Diciamo però che la sinapomorfia (la caratteristica condivisa da questi tre taxa) è cosi "forte" che la tassonomia ufficiale passa in secondo piano di fronte all'evoluzione dura e pura.

[Dicevo meno accurata perché le monofilia non è del tutto provata per via di una specie vecchiotta che assomiglia più ai lucci che ad altre specie affini al taxon preso in esame ora. Non è importante comunque, era solo per precisare]

Dicevo della sinapomofia.
Mettiamola cosi: a cavallo del passaggio Mesozoico-Terziario (70 milioni di anni fa), mentre ciò che rimaneva dei grossi dinosauri combatteva le ultime battaglie di una guerra ormai persa, dei piccoli e ignari pesciolini sviluppavano indisturbati una piccola ma preziosa struttura: il labirinto.
Serviva per respirare ossigeno atmosferico e anche se sembra una sciocchezza da un punto di vista anatomico, nelle acqua dolci diede subito ottimi risultati.
Altri taxa svilupparono altre soluzioni ma questa è sempre sembrata, a me ovviamente, la più elegante.

[Da un punto di vista più generale in principio c'era il polmone. Ma il meglio di se quel tipo di struttura lo diede fuori dall'acqua producendo la straordinaria radiazione dei tetrapodi (è per questo che il taxon Pisces non esiste più alla luce della nuova cladistica; per essere valido dovrebbe includere tutti i discendenti dei pesci polmonati; anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. Per approfondire consiglio questo).
Poi sono arrivate le branchie ma anche qui il meglio viene dato in mare dove la concentrazione di O2 è costante e il "problema" osmotico è limitato (concentrazione di sali tra acqua e sangue non troppo disimile). Le branchie funzionano bene anche in acqua dolce, intendiamoci, ma delle strutture a supporto permettono enormi vantaggi ecologici la dove l'ossigeno scarseggia.
La sequenza evolutiva temporale polmoni->branchie->altro, va per la maggiore. In realtà c'è un "problema" anatomo-funzionale in relazione al sistema circolatorio annesso alle strutture respiratorie. Ora non è il caso ma mi riprometto di ritornarci]

Il labirinto, o meglio i labirinti visto che sono due, uno per lato, sono posti in delle camere soprabranchiali, ai lati della testa. Il pesce va in superficie inghiotte aria, con le branchie chiuse, e la fa passare nei labirinti. Qui un epitelio riccamente vascolarizzato si produce negli scambi gassosi usali.
L'evoluzione non è direzionalmente lineare però. Dopo essersi diffuso qualche specie lo ha sviluppato ancora di più (alcune specie muoiono letteralmente affogate se non gli si permette di raggiungere la superficie dell'acqua), ottenendo cosi una stretta dipendenza da esso a discapito della respirazione branchiale. In altre si assiste ad una certa regressione dovuta al cambiamento di nicchia la dove c'è stata la possibilità di colonizzare ambienti ricchi di ossigeno (come i ruscelli montani).
Gli anabantoidei sono parecchio diversificati. Sono vecchi e hanno avuto tempo ; sono versatili nelle cure parentali (incubatori orali, nidi di bolle in superficie, nidi vegetali sul fondo, depositori liberi); si adattano a condizioni chimico-fisiche proibitive per altri taxa (il labirinto lo abbiamo visto ma ci sono altre modificazioni peculiari, come per esempio pinne pelviche modificate per "assaggiare" le cose con scarsa visibilità).
Eppure i generi appartenenti agli anabantoidei contano di solito poche specie. Il genere Betta spicca davvero con tutte le sue specie. Perché? Perché un genere ha cosi tante specie e altri invece no?
Contigenze, assenza o presenza di inerzia, diversità, vincoli e chi più ne ha più ne metta. Quella dei Betta è una radiazione, una punteggiatura vera e propria persino. Ma quello che è sotto i nostri occhi è un fotogramma sfuocato. Quelli precedenti lo sono ancora di più e quelli futuri sono totalmente imprevedibili. Restano le domande. Domande che non portano quasi mai a delle risposte ma ad altre domande ancora. Per continuare in un crescendo geometrico di curiosità...magari con qualche certezza, qua e la.

Ecco leggere Russel fa male. Non ci crederete ma volevo parlare di tutt'altro! Ne parlo.

Tante specie dicevamo. Quando abbiamo tante specie ci prende un coccolone. I grandi numeri ci spaventano, non li maneggiamo bene; ridurre, bisogna ridurre e raggruppare. Anzi no, prima separare, fare volume ma poi ridurre, sempre! Che mente strana quella del tassonomo. Credo perché in fondo sappia fin troppo bene che sotto sotto una tassonomia naturale esiste ed è praticata dagli organismi viventi. Esiste ma sfugge e allora le si prova tutte perché più si tenta e più aumentano le possibilità di prenderci.

Il giocattolo delle sottospecie funzionò male, almeno coi i pesci. Era come cercare di guardare un treno in corsa col microscopio. Si era fatto troppo volume e l'imperativo riduzionale era stato disatteso.
Se a destra c'è un muro, si torna indietro; e allora sotto con i gruppi di specie, i complessi di specie, i sottogeneri e qualche altro artificio che andrà di moda per qualche anno prima di cadere nell'oblio.
I Betta hanno tanto specie? Non va bene mica eh. Raggruppare si era detto.
Qui trovate una lista, credo aggiornata, dei gruppi di specie del genere Betta. Vengono chiamati complex, ed è un errore di forma. Alcune specie non appartengono a nessun gruppo, ed è un errore di sostanza.
La base che porta ad associare specie sotto uno stesso gruppo è sostanzialmente fenetica. Si assomigliano? Si? Stesso gruppo!
Non si tiene conto delle parentele evolutive. In soldoni, evolutivamente parlando, non hanno alcun senso. Eppure l'uso, e l'abuso, è ampiamente diffuso.
Questa era la considerazione nel titolo.
Ecco le due descrizioni:

Betta pardalotos

Il nome deriva da pardalis, evocato dalla spottatura sugli opercoli. Assomiglia molto a Betta chloropharynx e le due specie sono molto vicine anche biogeograficamente. B. pardalotos è stata trovata in un isola minore di Sumatra separata da un braccio di mare dall'isola principale dove è presente la specie affine. Allopatrica classica a naso. Incubatore orale comunque.

Betta kuehnei

Altro incubatore orale. Areale più esteso: Malesia settentrionale (Kelantan) e Tailandia peninsulare meridionale (Narathiwatt). Prima conosciuta come Betta sp.aff. pugnax.





Biblio

Schindler, I. & Schmidt, J. (2009): Betta kuehnei, a new species of fighting fish (Teleostei, Osphronemidae) from the Malay Peninsula. Bulletin of Fish Biology, 10 (1/2): 39-46.

Tan, H.H. (2009): Betta pardalotos, a new species of fighting fish (Teleostei: Osphronemidae) from Sumatra, Indonesia. The Raffles Bulletin of Zoology, 57 (2): 501–504

Lukas R. et al (2006):Molecular Phylogenetics and Evolutionary Diversification of Labyrinth Fishes (Perciformes: Anabantoidei)
Syst. Biol. 55(3):374–397, 2006


Goldstein, R.J. Bettas: everything about history, care, nutrition, handling and behavior. Barron's Educational Series. 2001.

25 aprile 2009

Nannocharax

I caraciformi africani sono un pò un oggetto misterioso; meno conosciuti dei cugini neotropicali hanno realizzato radiazioni quantitativamente più modeste.
Fino alla fine degli anni 80 molti autori facevano confluire in un unica famiglia (Characidae) le ~1600 specie dell'ordine Characiformes. Oggi va per la maggiore una rappresentazione sistematica che vede l'ordine suddiviso in 18 famiglie raggruppate in due subordini. Non mi addentro troppo nella sistematica perché alcune famiglie sembrano non essere monofiletiche e c'è parecchia confusione (per chi volesse farsi venire una bella emicrania rimando QUI). In alcuni casi, vedi FishBase, viene seguita ancora la vecchia sistematica di Tuegels di fine anni 80.

Quattro delle 18 famiglie totali, per un totale di circa 200 specie, sono africane:

Distichodontidae
Chitarinidae
Alestidae
Hepsetidae

Da notare solamente che le prime due, oltre a essere estremamente affini (subordine Chitarinoidei), sono anche quelle più primitive di tutto l'ordine e che, secondo alcuni autori, Hepsetidae è strettamente imparentata con un altra famiglia che è però sudamericana (Ctenoluciidae), questo a supporto della tesi secondo cui alcune radiazioni siano accadute prima della separazione fisica di Africa e Sudamerica.

La famiglia dei Distichodontidae ha circa 90 specie ed è quella che ci interessa in questo caso.
Le specie di questa famiglia hanno un ampio areale. Si va dal Gambia, Senegal, Niger, Volta, Nilo, Congo fino allo Zambesi e al lago Turkana.
Da un punto di vista trofico la famiglia dei Distichodontidae (il nome fa riferimento alle due file di denti presenti in tutte le specie) si divide in:

-erbivori e micropredatori (e.g. Nannocharax, Neolebias )
-predatori/mangiatori di scaglie e pinne (e.g. Ichthyoborus)

Ok, fatte le presentazioni andiamo al sodo.

Nannocharax Günther, 1867:

-27 specie nominali (escluse le due di questo post ovviamente)
-distribuzione in Africa centro occidentale e Nilo
-scaglie piccole e ctenoidi
-linea laterale completa
-serie di denti bicuspidi per ogni mascella

Studiando collezioni museali e supportati da nuove indagini in situ, i ricercatori si sono accorti che alcuni esemplari non rientravano nelle descrizioni delle specie già conosciute. Spesso l'habitus di alcune popolazioni è molto simile (colorazioni e bande verticali sul corpo) e fa pensare a specie già note come N. fasciatus e N. latifasciatus. Ma è molto probabile che N.fasciatus sia una specie "contenitore" di un gruppo molto più ampio che, in un prossimo futuro, potrebbe dar luogo ad un complesso di specie come avviene per esempio per le Apistogramma.



Nannocharax zebra sp.nov.

Questo piccolo caraciforme (lunghezza totale <5 cm) vive nelle acque camerunensi del Cross River. Come biotopo d'elezione ha le calme acqua di ripa poco profonde, nuotando attivamente al di sopra della lettiera.


a.Olotipo di N. zebra, fotografia in alcol
b. Disegno di R. Kühbandner.



Nannocharax usongo sp. nov.

La distribuzione di N. usongo (TL<5cm) è del tutto sovrapponibile a quella di N. zebra.
Più reofilo della specie precedente è stato osservato spesso su tronchi parzialemente decomposti in zone con un certa corrente. Sempre adeso al substrato è stato visto raramente nuotare attivamente nella colonna d'acqua.
Forma e posizione della bocca insieme alla conformazione dei primi raggi delle pelviche fa supporre uno stile di vita molto diverso dalle altre specie. Più legato al substrato anche con forte corrente.
(nota mia: questo ricorda molto specie neotropicali del genere Characidium. Sarebbe interessante vedere se questi percorsi evolutivi erano già presenti in Gondwana o se è un altro esempio di "cassetta degli attrezzi" caratteristica della nuova biologia dello sviluppo).
Il nome specifico è dedicato al biologo della conservazione, molto attivo in Camerun, Leonard Usongi.


a.Olotipo di N .usongo in alcol,
b. Disegno di R. Kühbandner,
c.Fotografia di un esemplare vivo (Photo F. Herder).


Come dicevo sopra è molto probabile che N. fasciatus nasconda molte altre specie sotto la descrizione ottocentesca di Gunther. Gli autori credono, quindi, che il genere verrà rivisitato ampiamente nei prossimi anni.

Ultima cosa: gli autori nell'articolo esplicitano il concetto di specie che hanno utilizzato (per inciso quello filogenetico secondo Kullander). Teniamolo a mente che ci torna utile per il post sui Macropodus.




Dunz, AR & UK Schliewen, 2009. Description of two new species of Nannocharax Günther, 1867 (Teleostei: Characiformes: Distichodontidae) from the Cross River, Cameroon. Zootaxa 2028: 1–19.

23 aprile 2009

Digest

E' un pò che non segnalo qualche bel lavoro tassonomico. A dir la verità il 2009 è partito un pò in sordina però qualche spunto interessante lo si trova sempre; senza contare che c'è ancora qualcosa di cui parlare su aluni lavori di fine 2008.

Segnalo velocemente. Poi ci torno con calma stasera.

- Due nuove specie di Nannocharax (N.zebra e N. usongo). Sono caracidi e sono africani. Il ramo africano dei caraciformi è meno conosciuto di quello sudamericano. Ma non per questo meno interessante.

-Descrizione del famoso barbo di Odessa (Puntius padamya).

-Descrizione di Baryancistrus beggini.

-Riesame morfologico del genere Macropodus con una segnalazione di conservazione (è del 2008).
Questo è il più interessante di tutti. Poi vi spiego perché.

Ci sarebbero anche un paio di cose interessanti su cavallucci marini e gobidi diadromi. Ma non credo di farcela.

29 dicembre 2008

Consuntivo tassonomico di fine anno (2008)

La tassonomia non è morta. Anzi, sta benissimo. Qui trovate l'istogramma relativo ai lavori eseguiti quest'anno in relazione ai taxa interessati. Il sito di riferimento è questo. Ci sono tutti i riferimenti bibliografici in ordine alfabetico (sul primo autore ovviamente).





Rispetto agli anni passati c'è stato un incremeto notevole. Dai 364 nuovi taxa del 2005 si è arrivati ai 477 del 2008. Il numero, a prima vista impressionante, racchiude in se non solo descrizioni con nomi nuovi (cioè di specie mai descritte prima) ma anche revisioni di taxa già formalmente descritti. Revisioni che molto spesso hanno visto l'uso dell'analisi molecolare affiancata all'approccio anatomico classico. Leggendo alcuni lavori (come ad esempio quello sui Macropodus), è evidente come una descrizione unificante del concetto di specie sia ancora da definire. Se la biologia molecolare riuscirà a sciogliere il nodo gordiano (euristicamente parlando lo sta già facendo), sarà solo il tempo a dirlo. L'impressione è che molti siano ancora attaccati alla vecchia diagnostica anatomica; che tutto sommato, c'è da dirlo, offre sempre un certo grado di sicurezza psicologica.
In futuro una percentuale di questi nuovi lavori sarà revisionata parzialemte oppure verrà totalmente soppiantata da altri lavori. Di alcuni lavori verà corretta la grafia dei binomi o invalidata la priorità diagnostica di alcuni caratteri. La cosa, la tassonomia intendo, funziona cosi (e per fortuna).

Il grafico non lascia adito a dubbi. I pesci delle acque interne l'hanno fatta da padrone anche quest'anno. Ciprinidi, ciclidi, loricaridi e gobidi sono sul podio e, a parte alcune specie di gobidi, sono tutti taxa d'acqua dolce.

Scorrendo i titoli escono fuori un paio di curiosità.
I tassonomi più prolifici sono:
l'australiano Gerald Allen con 14 articoli, sopratutto pesci marini;
il sudamericano Costa con 10, ciprinodontidi neotropicali;
l'asiatico Ng (qualcuno sa come si pronuncia?) con 11, siluriformi asiatici ;
Randall con 11, ossei marini.
Il campione è però Last con 23 lavori tecnici pubblicati riguardanti in special modo i pesci cartilaginei.

La scorsa è stata veloce e ho preso in considerazione solo il primo nome sul riferimento. Quindi sono cifre estrapolate per difetto (Costa ad esempio ne ha molti di più). La prolificità è data sicuramente dalla "facilità" con cui si costruisce un lavoro tassonomico rispetto agli altri ambiti biologici.
Anche se la data di pubblicazione non è contestuale alla fine di un lavoro (il peer reviewed ha i sui tempi e molti lavori pubblicati a inizio anno sono in realtà completati l'anno precedente) e considerando anche che alcuni articoli hanno meno di 10 pagine (bibliografia compresa), rimane comunque l'impressione che alcuni ricercatori si carichino sulle spalle una mole di lavoro impressionante.

Ma anche all'interno dei singoli articoli si possono trovare numeri importanti. Da questo punto di vista vince a mani bassi Lucinda che in un singolo lavoro ha descritto 21 nuove specie di Phalloceros (pecilidi centroamericani).
Degni di nota anche i lavori strettamente tassonomici sui ciclidi neotropicali del genere Australoheros (e qui rimando alle considerazioni di Enrico e Livio),le analisi molecolari dei ciclidi dei grandi laghi africani, le descrizioni di alcuni cavallucci marini nani e la descrizione di alcuni Etheostoma del nordamerica (a riprova che anche in zone "vecchie" si può sempre scoprire qualcosa di nuovo).

Eh si, la tassonomia non solo non è morta e sta bene, ma gli si prospetta anche una seconda giovinezza.

04 settembre 2008

Io lo segnalo, magari interessa

Gli svizzeri sono forti con il cioccolato, con gli orologi e con la fisica delle particelle. E fin qui.
Ma se associate ittiologia, Svizzera e scienze naturali vi escono fuori due nomi. Il più famoso è sicuramente un certo Louis Agassiz.

Gli storici la mettono giù triste: grande naturalista, creazionista convinto e via dicendo, che ha la sfiga di trovarsi di fronte Darwin.
Muore in america, convinto delle sue teorie, mentre lavorava per l'università di Harvard (prima curiosità: lo stesso ruolo ricoperto da S.J. Gould diversi decenni dopo).
A parte che è meglio morire ad Harvard con una cattedra sotto le chiappe che non nella campagna inglese in preda a crisi ipocondriache.
Ma volete mettere uno che fa un viaggio in Brasile, nell'800, con la completa padronanza delle propria scienza, che sa cosa cercare e come cercarlo...con uno che parte su di un brigantino con un capitano aspirante suicida, per non farsi prete, "che mappo la costa; che i negri non sono poi cosi stupidi; che se trovo degli uccelli su delle isole sperdute non mi appunto manco su quale isola li ho trovati".

Vabbeh dico cosi per dire, non so di cosa sia morto Darwin, magari se l'è goduta parecchio pure lui, però la vita dello svizzero m'è sempre sembrata più figa. E poi a me piacciono più i pesci dei fringuelli quindi sono di parte e faccio il tifo per Louis (seconda curiosità: Apistogramma agassizi è dedicato a lui e Apistogramma elizabethae alla seconda moglie. Se qualcuno è a conoscenza di qualche altro intreccio me lo faccia sapere).

In realtà però volevo parlare di Maurice Kottelat non di Agassiz. L' altro nome che usciva fuori dall'associazione iniziale " ittiologia/svizzera". Mi sono fatto prendere dalla mano, chiudo in fretta, giuro.

Per chi non lo conoscesse Kottelat è uno dei più grandi ittiologi tassonomi contemporanei. Un tassonomo con attributi che fumano a pressione.
Perché Kottelat? Perché i vertebrati più piccoli al mondo sono dei pesci e dell'ultimo la descrizione è fresca fresca . Tre specie per la precisione e tutte appartenti al genere Paedocypris. Tutte e tre le specie, e ovviamente il genere, sono stati descritti da Kottelat.

Quando dico che sono piccoli non scherzo. Qui stiamo sul centimetro scarso di lunghezza standard (fino al peduncolo caudale, senza la pinna caudale per intenderci)

copyright unknow


Qui trovate il pdf con la descrizione dell'ultima specie.
A parte la pappardella meristica che di solito annoia parecchio c'è una sequenza di foto impressionante che riguarda la riproduzione.
Ci sono anche un paio di riflessioni sullo sviluppo particolare delle pinne anali.

Svizzera. Terra del cioccolato, degli orologi, di acceleratori di particelle...e di grandissimi ittiologi.






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